24 maggio 2013

mariocarafa

Qualche tempo fa Luigi Madiai mi ha ricordato alcuni episodi ormai sepolti nella memoria. Saranno stati i primi anni ottanta e il ritrovo dei modellisti e collezionisti di modelli in scala 1:43 era il negozio di Luciano Rocchi in Via Vittorio Emanuele II. All'epoca certe novità arrivavano in Italia col contagocce e i collezionisti si sognavano ancora gli introvabili Top 43 o alcuni kit che forse potevano avere i Tron a Loano e pochi altri. Quando in negozio scovavi uno di questi modelli, ti pareva troppo bello per essere vero, e infatti puntuale arrivava la risposta del Rocchi: "Quella? L'ha già prenotata Mario Carafa". Ecco perché non era in vetrina. Quell'altro modello? L'aveva fatto arrivare Mario Carafa, sarebbe passato nel tardo pomeriggio dopo il lavoro. Quell'altro ancora? L'aveva ordinato Mario Carafa. L'altro ancora? Mario Carafa. Sempre nome e cognome, finché ormai per osmosi le due parole non finirono per diventare una sola. Mariocarafa. Questi ricordi di Luigi, che hanno fatto affiorare nella mia mente ricordi del tutto simili, conferma della veridicità degli eventi, mi hanno fatto fare anche due calcoli. Primi anni ottanta, si parla come minimo di trent'anni fa. Quindi mariocarafa lo conosco da almeno trent'anni, diciamo anche trentuno o trentadue. Qualche altra volta nel blog è spuntato fuori il suo nome, parlando delle varie iniziative modellistiche che si organizzavano a Firenze in quegli anni. E' difficile descrivere il personaggio: modellista, pilota, anchor-man a tempo perso (o no?), da sempre nell'ambiente. In quegli anni andava alle borse di scambio a Milano e lo guardavano come un marziano. I suoi montaggi erano quanto di meglio si potesse trovare da queste parti. Altre volte ho ricordato una Ferrari 330 P4 della CAR che ottenne il primo premio alla mostra organizzata dalla concessionaria Alfa Romeo SCAR Autostrada nel 1982, se non mi sbaglio. A volte andavo da lui, nel laboratorio del palazzo in Via Lorenzo il Magnifico; ricordo tutto come se fosse ora. Entravi, a destra c'era il tavolo da lavoro, di spalle un maxi-poster (o due) di Gilles Villeneuve. "Ho dovuto accettare - disse - il fatto che sia stato il più grande pilota di tutti i tempi". In fondo, il forno per le verniciature. La radio accesa, ho in mente quando passava Ping Pong di Plastic Bertrand. C'era una mensola con dei Solido elaborati, esattamente quelli prima del mio periodo (questione di generazioni): McLaren Can-Am, Ferrari 312P, forse Porsche 917, March 707. Fu anche osservando quei modelli che mi prese la voglia di ricercarli da Tron o da Progetto K a Roma. Se nel pomeriggio si faceva tardi, mariocarafa mi riaccompagnava a casa con una Lancia d'epoca color grigio metallizzato. Poi lasciò la banca dove lavorava anche mio padre e ci perdemmo un po' di vista. Le nostre strade però si sono più volte incrociate, anche per la frequentazione comune degli ambienti automobilistici e modellistici.
Umberto Codolo e Mario Carafa: per un certo periodo di tempo, negli anni novanta, Mario ha montato le GTO Remember apribili.

Negli anni Mario ha realizzato diversi modelli, partendo da basi industriali oppure modificando alcuni speciali fino a ottenere dei soggetti completamente inediti (Ginetta G50, Osella PA9/90, Osella PA10, e così via). In questo periodo mi sta facendo il modello dell'A112 Abarth con la quale correva in pista nei primi anni ottanta. Ricordo che avevo una foto di quella macchina in gara a Magione, con la dedica. Ben difficilmente avrei immaginato di poter scrivere queste cose molti anni più tardi. Oggi ai nostri pranzi del mercoledì, con Umberto Codolo, Luigi Madiai e Massimo Pecori, Mario Carafa a volte c'è; anzi, ultimamente è venuto spesso. Gli argomenti in comune sono tanti e da quando ho deciso di tornare ad una concezione più semplice del modellismo/collezionismo, certi rapporti umani hanno assunto di nuovo un'importanza che forse stavano perdendo.
Si brinda aspettando il maialino. Da sinistra Luigi Madiai, Umberto Codolo, mariocarafa e una Lancia Appia Zagato in scala 1:43. Alla fine per poco non ci magnavamo pure quella. 

7 commenti:

  1. Non vi facevo bevitori di bianco.
    In ogni caso, queste sono le storie che piacciono a me, il giornalismo deve sapere raccontare di questo ed altro, scavando tra le pieghe dei ricordi con un occhio attento al presente.
    Benedette le conventicole, di qualsiasi estrazione siano.

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  2. Come vedi, Umberto, anche noi quaggiù abbiamo le nostre brave conventicole.

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  3. Peccato che questa conventicola sia geograficamente per me troppo distante...

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  4. Casper cusinero24 maggio 2013 22:45

    Ho come idea che, pizza a parte, mangiate meglio voi... se procediamo per osmosi conventicolare, si potrebbero fare dei test comparativi.

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    1. Noi abbiamo anche tutto il resto della giornata per digerire...
      Il posto è segreto (eheheh), vi si mangia benissimo, spesso con non più di 11 euro.

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  5. 'stardi... (con affetto e rispetto, si capisce)

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  6. Argomento molto interessante...è sempre bello scoprire nuove realtà come queste.
    Una domanda, più che altro una curiosità, da collezionista e interessato anche ad un eventuale acquisto, sarebbe possibile vedere pubblicate, se non è troppo disturbo, le Ginetta G50, chicca che desidererei avere in collezione?

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