31 dicembre 2017

Un caso tipicamente francese: Collectionneur & Chineur

In Francia l'informazione cartacea, sebbene in crisi, resiste molto meglio che da noi. I motivi sono vari: economici, culturali, sociali. Il quindicinale Collectionneur & Chineur, dedicato al collezionismo di ogni tipo, sembra uscito dagli anni ottanta o novanta, quando la carta costituiva ancora un pilastro dell'informazione. Con una foliazione superiore alle 60 pagine, Collectionneur & Chineur, è edito da LVA, specializzata nella produzione e vendita di periodici e libri di settore, incluse le Argus su Dinky e altri modelli obsoleti di cui abbiamo già parlato nel blog. Non mancano nella rivista alcuni articoli dedicati ai risultati più eclatanti delle aste, fra cui quelle organizzate da Collectoys, e vari articoli più o meno approfonditi su tematiche, collezioni e curiosità varie (nel numero 258 del 17 novembre 2017, ad esempio, trovava spazio un servizio dedicato ai modelli in scala 1:18 del pilota Jean Guichet, una raccolta messa su da Howard J. Haight.
Particolarmente utili alcune indicazioni pratiche sulle varie borse di scambio sparse in tutto il territorio francese. Ricordiamo il sito ufficiale della rivista: www.collectionneur-chineur.fr .

Facebook e il modellismo pratico: uno spunto di riflessione


Lo straordinario sviluppo di Facebook in questi ultimi due-tre anni ha coinvolto naturalmente anche il settore del modellismo pratico, quel sottobosco di appassionati non professionisti che da sempre si divertono a montare, elaborare, trasformare, sostenuti talora da tecniche abbastanza approssimative, altre volte invece dotati di reale talento. Molti di questi erano sempre rimasti un po' nell'ombra, conosciuti solo dalla ristretta cerchia degli amici. Col proliferare delle pagine personali, ma anche dei sempre più numerosi gruppi a tema, i loro lavori stanno venendo alla luce, a grande vantaggio degli scambi di idee e probabilmente anche di una maggiore consapevolezza tecnica. Il lavoro propedeutico e informativo che fino a pochi anni fa erano i forum a svolgere, sembra che oggi lo stia portando avanti Facebook, che di tutti i social media è quello che meglio si adatta alle esigenze dei modellisti. Certo, a differenza di un forum (o di un blog), Facebook è molto più frammentario, i contenuti scorrono e passano come acqua di fiume, ben poco si fissa nella memoria per essere ricordato a lungo. Ma le potenzialità di questo mezzo sono in ogni caso enormi, non foss'altro che per diffondere conoscenze prima appannaggio di pochi, fotografie di modelli mai visti e anche per far pubblicità ad alcuni produttori di modelli e di accessori che faticavano a farsi notare per la scarsa visibilità dei loro siti o dei loro blog.

Se questo in assoluto sia un bene è difficile dire, perché le controindicazioni e i possibili sviluppi in chiave negativa sono tanti: si diffondono spesso concetti falsi (le fake news esistono anche nel nostro settore!), si possono alimentare polemiche inutili, invidie, gelosie e via di seguito. Dall'altra parte, però, la vitalità del nostro hobby è un dato incontrovertibile, sia esso legato al montaggio o all'elaborazione di modelli. Per i produttori professionali più attenti alle tendenze, un'osservazione ravvicinata dei gruppi su Facebook deve costituire un'occasione di riflessione e uno spunto per pianificare la loro produzione di accessori. Il modellismo non è morto, si sta semplicemente evolvendo come ha sempre fatto.

25 dicembre 2017

Rassegna stampa: Auto Modélisme n.240 (dicembre 2017)


Ultimo numero dell'anno per AutoModélisme, che intitola la propria copertina con un eloquente "speciale feste", come se i collezionisti avessero bisogno di un mensile per farsi venire delle idee su modelli, libri e quant'altro da ricevere in regalo. Che poi, detto tra parentesi, chi ce li regala mai i modelli? Se non provvediamo da noi, col cavolo che ci arriva qualcosa di diverso dai soliti improponibili regali ai quali bisogna anche fare buon viso. Detto questo, forse nell'omologata Francia qualcuno potrò anche pensare di comprarsi un OttOmobile o un Ixo dopo averlo visto su AutoModélisme. La mentalità è leggermente diversa dalla nostra, e forse sarebbe anche interessante approfondire l'argomento. Cover story del mese è la Ford Sierra Cosworth 4x4 del Monte Carlo 1991, la vettura della quasi-impresa di François Delecour, riprodotta nell'ormai dirompente scala 1:18 da OttOmobile. Si accompagna alla recensione del modello (una sola pagina, peraltro) una scheda fotografica a cura di Christian Chiquello e degli archivi di Echappement.

Questo è dunque un numero prettamente natalizio, con diverse digressioni piuttosto inutili e articoli di uno spessore abbastanza relativo. Fa eccezione la terza parte di una rassegna storica dedicata alle incredibili riproduzioni in legno di RD Marmande: stavolta si parla delle auto americane, soprattutto stradali. Ricordiamo che i primi due articoli dedicati alla produzione di Raymond Daffaure, lo sfortunato modellista vittima di un'emiplegia nel 1978, erano stati pubblicati nei numeri 227 e 228, quindi oltre un anno fa.

Sempre interessante il montaggio del kit in plastica: stavolta Nicholas Gohin si dedica alla Nissan GT-R R35 Calsonic-Impul del 2008 di Tamiya, in scala 1:24. La sezione slot, infine, propone un confronto in pista, con consigli di messa a punto, fra la Porsche 908/4 Turbo Joest e la Porsche 924 Carrera GT GTP 1980 della Falcon in 1:32.

Una marca del passato: la Hobby Tecnica di Firenze

Le caratteristiche scatole nere e rosse dei kit
Hobby Tecnica. 
Alcuni collezionisti magari non più giovanissimi ricorderanno certe eleganti scatole rettangolari, piatte, di colore nero con una bordatura rossa. E' con queste confezioni che la Hobby Tecnica si presentava tra la fine degli anni settanta e l'inizio degli anni ottanta. Il marchio era nato poco dopo la metà di quel decennio per iniziativa di Marcello Giorgetti, un modellista fiorentino che come molti altri appassionati aveva deciso di percorrere la strada della produzione di kit speciali in metallo bianco, naturalmente in scala 1:43. In realtà le confezioni del nuovo marchio toscano, Hobby Tecnica, per l'appunto, non erano così raffinate: all'inizio le scatole erano di un più comune color marroncino, ma presto il nero e rosso diventarono i colori peculiari di una gamma destinata a diventare molto prolifica. A Firenze la scena del collezionismo e del modellismo in scala 1:43 era piuttosto vivace.
Le prime decorazioni erano dei trasferibili,
stampati dalla Cartograf di Bologna. 
Il primo kit Hobby Tecnica fu la Ferrari 312 B3 Formula 1 del 1973. 

Negli anni settanta il negozio Dreoni di Via Cavour (tuttora esistente) organizzata un'esposizione annuale di modellismo, dove i montatori e i collezionisti si potevano incontrare e confrontare modelli, tecniche, opinioni. Dreoni finì anche per diventare il punto di distribuzione dei modelli Hobby Tecnica, che aveva sede in Via Andrea del Sarto, nel quartiere di San Salvi, poco lontano dallo Stadio Comunale al Campo di Marte.
Alcuni Hobby Tecnica hanno piccole annotazioni e graffiti,
un po' come accade in altri marchi dell'epoca: su questa Ferrari
330 P4 Spyder troviamo l'anno di fabbricazione del master, il 1978. 
La firma di Marcello Giorgetti, sul fondino della Ferrari 330 P4 Spyder. 

I modelli Hobby Tecnica, per l'epoca, reggevano tranquillamente la concorrenza di altri marchi
magari più conosciuti e diffusi, come John Day, Grand Prix Models, Mikansue o la nostrana FDS, che viaggiavano a un ritmo di novità annuali impressionante.

Una delle ultime novità di Hobby Tecnica fu la
Ferrari 312 T4, campione del mondo F.1 nel 1979. 
Il kit della Ferrari 312 B3 Formula 1 del 1974. 

Hobby Tecnica si concentrò sul marchio Ferrari, con particolare riguardo alle vetture di Formula 1. In quegli anni c'erano tantissime lacune da colmare: oltretutto la produzione di Formula 1 da parte dei fabbricanti di diecast era scarsissima. Dinky e Corgi combattevano una crisi ormai irreversibile con prodotti decisamente scadenti agli occhi dei collezionisti, mentre Solido, il marchio leader della produzione industriale negli anni settanta, si dedicava esclusivamente alle vetture stradali, ai rally, alle turismo da pista e alle sport-prototipo.

L'Alfa Romeo 179 Formula 1 Monza 1979, un modello molto
atteso dai collezionisti, che la chiamavano "Alfa-Alfa" per
distinguerla dalle Brabham motorizzate anch'esse Alfa Romeo. 
Le linee angolose della Brabham BT45 sono ben riprese in questo kit
che può costituire ancora oggi una buona base di partenza. 
La qualità degli Hobby Tecnica era quindi più che buona e il loro prezzo, nel 1977, si aggirava sulle 9800 lire, mentre un kit FDS costava circa 7000 lire. Certo, erano proprio gli anni in cui André-Marie Ruf stava rivoluzionando gli standard del kit speciale, ma i vari X, BAM-X, X-Tenariv costavano in Italia dalle 16 alle 23 mila lire, quindi il doppio o più rispetto a un qualsiasi altro kit in metallo bianco.

Le decals serigrafate continuarono a essere affidate alle cure
di Cartograf, che già all'epoca era assolutamente all'avanguardia
nella serigrafia. 
Il primo modello Hobby Tecnica fu la Ferrari 312 B3 Formula 1 del 1973 (Arturo Merzario). Una particolarità legata ai kit iniziali HT erano le decals trasferibili su foglio acetato. Estremamente fedeli, erano stampate dalla Cartograf ma non erano certo il massimo della facilità nella posa, specialmente su certi modelli ricchi di superfici irregolari. Si passò quindi alle normali decals in serigrafia, proseguendo la collaborazione con Cartograf, destinata a scrivere la storia di questo settore.
Un particolare di un foglietto di istruzioni, dove venivano
riassunte anche le caratteristiche tecniche della vettura reale.
Successivamente le istruzioni divennero più semplici, con un
normale foglio A4 fotocopiato. 
Nel 1977, Hobby Tecnica aveva a catalogo già una quindicina di referenze, che non si limitavano comunque alle Ferrari Formula 1: Giorgetti sceglieva anche soggetti abbastanza particolari, dalla Auto Union del 1938 alla Napier Railton Brooklands 1933; veniva seguita anche l'attualità del Mondiale Marche, con l'Alfa Romeo 33TT12 del 1973 e le Porsche 935 e 936 del 1976. In particolare la 935 Martini Racing riscosse un buon successo a Firenze, anche perché molti collezionisti erano presenti alla 6 Ore del Mugello in occasione del debutto della vettura.

L'Alfa Romeo 33TT12 del 1975, che aveva il cofano posteriore
amovibile per consentire il montaggio dettagliato del motore. 
Certo, la documentazione dell'epoca era quella che era, e su certi HT sono presenti errori che oggi sarebbero inimmaginabili: il progresso va avanti (a volte si va indietro, ma questo è un altro discorso) e allora i modellisti non erano così esigenti. Probabilmente erano anche disposti a mettere mano in modo più drastico su certi modelli, senza lamentarsi continuamente del produttore. Chi aveva documentazione si rimboccava le maniche e ci dava dentro con stucco, saldature e lamierino.

Anche gli anni cinquanta furono considerati dalla produzione
Hobby Tecnica: questa è la Ferrari 625 Formula 1. 
La produzione Hobby Tecnica si esaurì all'alba degli anni ottanta. Marcello Giorgetti, prima di dar vita al marchio MG, avviò una breve collaborazione con Umberto Codolo, col marchio Cogy.
Documentazione d'epoca su un foglietto d'struzioni. 
Nelle istruzioni si raccomandavano spesso i prodotti Gloy (colle,
colori, ecc), all'epoca molto diffusi. 



Ricordo personalmente quando i kit HT, ormai anche leggermente superati, erano stati messi in offerta da Dreoni, con una formula "prendi tre paghi due", per ridurre gli stock di scatole invendute che si erano accumulate in magazzino. Era il 1982 e ormai la stagione pionieristica del modellismo speciale si stava chiudendo.
La carrozzeria con gli interni della Ferrari 330 P4 Spyder,
realizzata nella versione Brands Hatch 1967. 
Oggi gli Hobby Tecnica sono abbastanza rari e alcuni soggetti possono costituire delle basi accettabili per modifiche più o meno estese oppure per montaggi "da scatola", a rappresentare filologicamente quello che era l'automodellismo nella seconda parte degli anni settanta. Alcuni collezionano semplicemente i kit senza montarli, esattamente come certi collezionisti del marchio Airfix raccolgono le famosissime buste senza aprirle.

21 dicembre 2017

Quando la qualità paga: due recenti (sensazionali?) risultati di un'asta a Bourges

Che Collectoys fosse uno dei leader indiscussi delle aste on line dedicate al modellismo e al giocattolo d'epoca era storia nota. La casa francese, recentemente rilanciata, organizza aste on line e anche fisiche in una pittoresca location a Bourges, nel dipartimento dello Cher. Gestita con grande professionalità da un gruppo di esperti, Collectoys è conosciuta per la sua serietà nelle expertise e per la qualità di molti lotti che passano di mese in mese sotto la lente dei suoi specialisti.


Una recente asta, svoltasi lo scorso 16 dicembre, aveva diversi pezzi forti, fra cui un eccezionale Citroen B2 "Autochenille" Croissant d'argent con rimorchio, realizzato da Jouets Citroen, provvisto di scatola in legno originale. Questo pezzo non entrò mai in commercio e dovette essere preparato in occasione di una fiera o di un avvenimento del genere. Raffigurato in una foto d'archivio a pagina 79 del famoso libro dedicato ai giocattoli Citroen, opera di Clive Lamming, presenta un rimorchio modificato e due figurini in legno dipinto. Le condizioni del pezzo e della sua scatola sono state classificate come "D/b-" (ricordiamo che Collectoys parte da A+, per proseguire con A, B, C, ecc., mentre le lettere minuscole classificano la scatola). Il motore a chiave non è testato e la scala si attesta sull'1:10. I cingoli non sono originali. Per questo articolo di eccezionale rarità, Collectoys aveva previsto una partenza di € 7000, con una stima di € 13-14000. Ebbene, il risultato è andato al di là di ogni più rosea previsione: 22.000 euro, cui si aggiunge la percentuale per la commissione di vendita riservata all'acquirente, che nel caso di Collectoys ammonta a 22,80%. Ma non è finita qui: fra i lotti del 16 dicembre figurava un rarissimo modello Dinky France, una Renault 8 Gordini gialla, di cui si conoscono pochissimi esemplari.


Si tratta di un'edizione limitata, destinata all'epoca alla rete dei concessionari. Partita da una base d'asta di € 2400, ha raggiunto i 5500 euro (stima iniziale € 4500-5000). In questo caso le condizioni di questo modello, senza scatola, erano "A-", con alcuni dettagli ritoccati in alluminio, che potrebbero essere anche d'origine, vista la particolarità della versione.

18 dicembre 2017

Rassegna stampa: Airfix Model World, issue 85 (Dec 2017)


In attesa di qualcosa di più sostanzioso facciamo un po' di rassegna stampa. Un numero di Airfix Model World, che non si occupa quasi mai di automodellismo ma che è una fonte inesauribile d'ispirazione per tecniche generali e - perché no? - anche di nuovi utensili e prodotti, che possono rivelarsi utilissimi anche a beneficio di chi monta modelli di vetture. 
Non manca comunque, in questo numero di dicembre, un bell'articolo di Ian Hartup sul montaggio della Ferrari LaFerrari in scala 1:24 della Tamiya. Una rivista come Airfix Model World, con le sue cento pagine, regala ore di intrattenimento e di divertimento, con preziose informazioni e tanti, tantissimi spunti. 

16 dicembre 2017

Quando i taglincolla fanno danni: come ti faccio fuori tre AMR in un colpo solo

Ne sono passati di anni da quando il blog si occupava delle quotazioni dei modelli factory built AMR, con opinioni che a volte hanno non poco influenzato le opinioni di tanti collezionisti, causando comunque fruttuosi e interessanti dibattiti. Dal 2012-2013, i primi due anni del blog, è passato tanto tempo, il collezionismo si è ancora evoluto (o involuto, vedete voi) e ora Facebook ha guadagnato una fetta importantissima del traffico web, anche nel nostro settore dell'1:43. Molti forum o non esistono più o hanno ridotto i loro thread, idem i blog... non resta che affidare la propria memoria storica a Facebook? Parrebbe proprio così, ma il discorso ci porterebbe lontano, troppo lontano. Al di là di questo è un dato di fatto che il social più popolare del mondo si sia arricchito di centinaia di pagine tematiche, nelle quali son confluiti tanti collezionisti anche della vecchia maniera - e anche tanti montatori tradizionali, con velleità più o meno dichiarate.

Non facendo il nome, tanto chiunque potrà facilmente individuarlo, uno di questi negli ultimi giorni ha postato alcune orrende (absit iniuria verbis) foto di tre perfette Ferrari 330 GT factory built di AMR smontate, buttate nel diluente e destinate a una radicale rielaborazione per ricavarne versioni con quattro aperture. Ora, a parte le capacità del montatore, argomento che volutamente qui non affronto, mi chiedo quali siano le nuove e prossime frontiere di quelli che io chiamo i taglincolla; come molti sapranno, la 330 GT non è mai uscita in kit, ma santo cielo uno scempio di questo genere era davvero così necessario. Il ricco e ignorante committente di questi "lavori" non poteva scegliere fra le decine di altri kit normalmente presenti in commercio?


Quando con un pizzico di polemica ho fatto notare al montatore che secondo me la cosa aveva solo un ché di bassa macelleria, il tizio in questione mi ha risposto che è altrettanto folle spendere 1500 euro su eBay per un modello male in arnese provvisto di basetta firmata da André-Marie Ruf. L'una follia non rende l'altra giustificabile, per quanto onestamente preferirei sempre l'opzione del modello autografato da Ruf perché dotato comunque di una sua riconoscibilità storica. Difficile far passare il concetto in mezzo al pubblico di scimmie ammaestrate sempre pronto a utilizzare parole come "master" o "work of art", peggio ancora nel flusso inarrestabile dei thread di Facebook. Questi, ragazzi, erano modelli che alla fine degli anni ottanta costavano svariate centinaia di migliaia di lire; modelli che hanno fatto la storia e che sono tutt'oggi un riferimento nell'ambito della qualità del montaggio, della precisione, della bellezza della verniciatura. Senza contare che un modello concepito nel 1988 o giù di lì difficilmente sarà una buona base per un lavoro "contemporaneo". Si rischia un risultato finale poco equilibrato, vista anche la personalità di questi modelli. Ma di questo, cosa importa al pubblico di Facebook?



D'accordo, qualcuno dirà, ognuno coi propri modelli e coi propri soldi ci fa ciò che meglio crede, ma, anche da ex-collezionista AMR, mi piange il cuore nel vedere tre factory built in condizioni perfette (già perché se si fosse trattato di modelli mal messi la cosa avrebbe potuto avere un suo senso... forse) essere macellati per mano di uno che poi tutto sommato non è neanche lontanamente paragonabile a un modellista del calibro di Thierry Miliadis. Evidentemente è questa la nuova frontiera del modellismo "high end": rinnovare come gli americani rinnovano i vecchi casali del Chianti. Magari aggiungendo nel giardino una bella piscina a forma di cuore.

Un'uscita importante: la Citroën DS19 in scala 1:12 di Norev

La DS19 di Norev esce per ora in "vert printemps",
padiglione champagne e sedili "vert jade", una delle
tre combinazioni che furono esposte al Salone di
Parigi nell'ottobre del 1955. 
Nella sempre maggiore diffusione della scala 1:12 nel settore dei diecast e resincast, Norev non poteva restare alla finestra e recentemente ha presentato il suo primo modello in questo rapporto di riduzione. La vettura prescelta è un'icona dell'automobilismo mondiale, la Citroen DS19, riprodotta nella sua primissima versione del 1955. Il corpo vettura del modello è in solida zamak, con tetto e chassis di materiale plastico. Una combinazione, quindi, rispetto a quanto si è visto in altri costruttori; la DS19 di Norev (art.121560) è un modello che si presenta con una confezione elegante, corredata oltretutto da un libriccino che narra la storia della vettura e riporta alcuni interessanti dettagli sulle combinazioni di colore; è incluso nella scatola un biglietto "firmato" da Axel Fischer, attuale responsabile di Norev e un piccolo panno per lucidare il modello, di quelli che si trovano nelle custodie degli occhial, per intenderci.
Lasciamo i vari commenti alle foto accluse, non prima di dire che il modello costa più o meno 140-145 euro; la DS19 non è un inedito neppure in questa scala grande, essendo stata già riprodotta da Premium ClassiXXs, con un modello in resina dal costo ben maggiore (circa 250 euro), sebbene provvisto di più dettagli. Secondo quanto scritto da Norev, la DS19 è stata volutamente privata di alcuni particolari per rendere "più pura" la linea, avvicinandola a quello che doveva essere il progetto originale. Una scelta che farà probabilmente discutere, anche se la DS19 non manca di un grande fascino e di una notevole correttezza delle linee.
Ottima, nonostante le dimensioni delle superfici, la verniciatura. 
Parecchi i dettagli cromati, con una finizione molto buona. 

Il modello ha dimensioni imponenti e dettagli adeguati
alla scala, anche se Norev ha volutamente semplificato qualche
particolare. 

Le linee e le forme sono corrette. Sicuramente la concorrente
di Premium ClassiXXs vanta molti dettagli in più ma costa
anche un centinaio di euro in più...

Adeguati gli interni, sebbene la semplificazione si noti anche
in questo caso. 

Ancora una vista sulle numerose cromature; lo stemma Citroen
sul bagagliaio è tampografato. 

Il padiglione del tetto è in plastica. 

Sul fondino è incollata una placca fotoincisa recante il
numero progressivo. L'edizione è limitata a 1000 esemplari.
Il modello del nostro servizio è il numero 0880. 
Ben riusciti gli pneumatici con la caratteristica banda
bianca. Un po' troppo semplificata la realizzazione
degli indicatori di direzione inferiori. 

Le superfici vetrate, in plastica, hanno un'ottima trasparenza e
sono abbastanza fini da evitare sgradevoli "effetti acquario". 


La dotazione nella scatola: un libretto che racconta la genesi
del progetto DS19, con alcuni dettagli interessanti per
i cultori della storia. 
Un close-up sulle maniglie, in plastica ma ben stampate. 


I gruppi ottici posteriori sono completamente rossi. 



11 dicembre 2017

Tecnomodel annuncia la Mercedes 300 SEL 6.3 in 1:18

Un po' a sorpresa, Tecnomodel ha annunciato una serie di Mercedes 300 SEL 6.3 stradali e competizione. Dopo parecchi soggetti del tutto inediti, la 300 SEL non è forse il massimo dell'originalità, essendo stata già riprodotta nella stessa scala 1:18 da Minichamps (corsa) e AutoArt (stradale). Staremo a vedere. Potrebbe trattarsi di un'acquisizione di stampi o matematiche e in quel caso forse la produzione troverebbe una qualche giustificazione. Le versioni proposte saranno cinque: stradale color nero, stradale color argento e tre configurazioni corsa (Spa, Hockenheim e Paul Ricard 1971).