19 ottobre 2020

L'esempio (stavolta) positivo di Spark: le serie nazionali che sanno innovare

...d'accordo, niente di particolare ma quando è giusto è giusto. Terzo in ordine di fastidiosità dietro soltanto agli orribili vetri plotterati e agli enormi agglomerati (fa anche rima) di decals stampati in unico pezzo, c'è un elemento che molti criticano negli Spark, ossia gli interni dei passaruota lasciati nello stesso colore della carrozzeria. E quando un modello è nero, blu o grigio scuro, tira via. Quando è bianco, giallo o di altri colori chiari il discorso è diverso. 

Già altre volte Spark ha sperimentato sulle serie nazionali dei piccoli accorgimenti che possono fare parecchia differenza. Ricorderete i cerchi verniciati in alluminio opaco su alcune Porsche 935 del distributore francese, soluzione poi ripresa in altre edizioni e che a mio avviso può essere molto più realistica della cromatura, almeno in certi casi. Ora, su una delle ultime serie giapponesi, la Porsche 962C di Wollek e Jelinski della 1000km del Fuji 1989 (catalogo SJ082) Spark ha dipinto gli interni dei passaruota in nero opaco. Il modello, già validissimo - è uno dei classici di Spark - ne guadagna. Questa ditta continua a produrre a getto continuo ed è quasi inevitabile che divida i giudizi, crei entusiasmi ma anche malcontenti, magari nello stesso tempo. E' il caso ad esempio di due o tre novità: accanto all'originale Rondeau M382 Vetir di Le Mans 1986 o alla Porsche 962C 500km di Sugo 1990 (altra edizione nipponica) che per combinazione o meno sembrano davvero dei kit montati come ce li sognavamo trent'anni fa, la tanto attesa Porsche 930 gruppo B Almeras di Le Mans 1984 stecca nonostante lo sforzo di innovare o di sorprendere, come direbbe Alfonso, con particolari di cui nessuno fino ad oggi si era accorto. 

Ora anche sulle 911 del passato ci schiaffano i vetri laterali plotterati, della serie se la volete è così altrimenti arrangiatevi. Vedendo questo modello mi viene la nostalgia di una 930 identica che acquistai nel 1988 da Paolo Tron a Milano in uno dei miei raid di liceale in treno: un kit Provence Moulage montato da Alfonso Reitano (se mi legge lo saluto ma non credo frequenti il blog) con una precisione e una passione tale che il modello trasmetteva l'entusiasmo di chi l'aveva montato. E' raro, ma succede. Verrà un tempo in cui la vendita di automodelli sarà interdetta dal nuovo ordine mondiale politicamente corretto che dirà che la loro diffusione incita alla trasgressione del codice della strada. I pochi collezionisti rimasti si daranno convegno nelle cantine o nei garage e si scambieranno gli Spark ormai fuori produzione da trenta o quarant'anni.  

18 ottobre 2020

Toutes les Mercedes depuis 1945, Hors Série di AutoPlus

AutoPlus ha appena pubblicato un altro dei suoi Hors Série, consacrato stavolta alla produzione stradale Mercedes dal dopoguerra a oggi. Per gli specialisti del marchio sarà forse un'uscita pleonastica, ma per chi desideri avere una veloce ma comunque documentata panoramica sull'attività del marchio di Stoccarda, questo volume potrà essere di aiuto. In 192 pagine corredate di documenti e foto d'archivio, si ripercorrono la storia e lo sviluppo delle varie "classi", distinguendo all'interno dei singoli capitoli le varianti di motore. 

Peccato che nei raggruppamenti non venga mai specificata la sigla interna, che nel caso della Mercedes è quasi fondamentale per riconoscere un determinato modello, al di là della selva delle sigle, che tra l'altro tendono a ripetersi generazione dopo generazione. Non sono state trascurate le versioni speciali, trattate in dei riquadri, come la SLR 722-edition del 2006 o le AMG, fatte spesso oggetto di un approfondimento specifico. Il repertorio dei modelli, che inizia con le 170V e 170S del 1946, si conclude con la GLB del 2019. 

Nelle prime pagine viene anche sintetizzata la storia della Mercedes dalle origini alla seconda guerra mondiale e in un'appendice con molte immagini si ripercorrono le date fondamentali del marchio, incluse quelle dei successi sportivi. Il costo del volume è di € 16,90 e ci sentiamo di consigliarlo a tutti gli appassionati di storia dell'auto. Uno strumento di consultazione rapido e utile anche per chi debba compilare brevi schede, recensire automodelli e così via. 

16 ottobre 2020

Carmodel dona 2400 mascherine di tipo ffp2 alle scuole di Roseto degli Abruzzi

Carmodel ha donato 2400 mascherine di tipo ffp2 alle scuole di Roseto degli Abruzzi. Le mascherine sono state consegnate ieri alle presidi di primo e secondo circolo, Maria Gabriella Di Domenico e Anna Elisa Barbone. “Desidero ringraziare il titolare dell'azienda, Carlo Pretaroli – ha dichiarato l'assessore Nicola Petrini – per essere stato sensibile a una richiesta che gli abbiamo rivolto”.

(a sinistra, il ritaglio del "Centro", uno dei quotidiani su cui è apparsa la notizia)



15 ottobre 2020

Talbot 1978-1986, un libro di Dominique Pagneux edito da ETAI

Ricordate la Talbot Tagora? E la Solara? E le 1307-1308? Fino a oggi la letteratura che si occupava del marchio Talbot - non quello del periodo classico ma quello degli anni settanta-ottanta - era limitata a qualche sporadica monografia e alle riviste tecniche RTA. Oggi ETAI, un editore francese sempre molto attento a questo genere di tema, pubblica un volume, scritto da Dominique Pagneux, che ripercorre la storia della Talbot dal 1976 al 1986, vale a dire dalla rinascita del nome dopo Chrysler-Europe fino alla chiusura definitiva. Il libro traccia a grandi linee anche la storia della Simca, che com'è noto confluì nella galassia Chrysler-Europe portandosi dietro l'immortale 1000, che vi terminò così un'ultradecennale carriera. 

In quasi duecento pagine densamente documentate di materiale iconografico dell'epoca, Pagneux passa in rassegna non solo la produzione, ma anche i progetti, le strategie di marketing e comunicazione, la rete di vendita e di assistenza, oltre all'attività agonistica, di indubbia importanza: basti pensare alla collaborazione con Ligier in Formula 1, alla Sunbeam nei rally e ai monomarca riservati alla Samba. Un libro gradevole e davvero ben documentato, che colma una lacuna nella storia dell'automobilismo recente. 

Dominique Pagneux, Talbot 1978-1986, ETAI, 2020, ISBN 979-10-283-0375-4, € 45,00

14 ottobre 2020

Spark annulla l'uscita delle due Porsche 911 RSR ufficiali di Le Mans 2020 nella serie standard

Spark ha appena annunciato che le due Porsche 911 RSR ufficiali di Le Mans 2020 (S7983 e S7984) non saranno riprodotte. Proprio qualche giorno fa l'azienda francese aveva diffuso la lista con i dettagli e i codici di tutte le uscite in 1:43. Da queste, ora sono state escluse le RSR numero 91 e 92, probabilmente perché esse saranno riservate in esclusiva alla rete ufficiale Porsche. 




13 ottobre 2020

La storia di Provence Moulage, parte 2

Provence Moulage Parte II

A cura di Umberto Cattani e David Tarallo

Foto Umberto Cattani-David Tarallo

[la Parte I di questa storia potete leggerla a questo link: https://grandiepiccoleauto.blogspot.com/2020/09/provence-moulage-ricchezza-e-nobilta.html]

Gli anni ruggenti

Abbiamo lasciato Xavier de Vaublanc in piena bagarre per affermare il suo marchio sul mercato. La concorrenza è agguerrita, sono ancora tanti i modellisti che non digeriscono affatto l’uso della resina, preferendo il metallo, ritenuto un materiale più nobile anche se tanti produttori ricorrono a secchiate di piombo per contenere i costi, trascurando i danni per la salute e la tendenza a cristallizzare di questa lega, ma questo è un tema che potremmo analizzare più dettagliatamente all’interno del blog qualora l’argomento destasse interesse tra i lettori. 

Nel tempo la scatola che conteneva
i kit cambiò. Dal cartone ondulato si 
passò a un involucro più raffinato,di colore
diverso, mantenendo comunque le stesse
dimensioni. La Porsche 956 Gr.C non era una
copia del modello Record o Starter, ma una
creazione del tutto originale. 
Ricordo un amico che detestava la resina perché, quando prendeva un modello in mano, doveva sentire il peso, quantificare la sostanza, giustificare la spesa, come se un modello andasse venduto non in base alle sue qualità bensì al progressivo innalzarsi dell’ago della bilancia.  Naturalmente artigiani come André Marie Ruf oppure firme quali Western Models potevano soverchiare la concorrenza grazie a leghe eccellenti, ma il costo dei loro kit era sensibilmente superiore. L’uso della resina poliuretanica, quella per capirci infrangibile, fu introdotto da Record sul finire degli anni settanta. Molti ancora ricordano l’odore pungente di questo materiale di colore caramellato, posso a tal proposito testimoniare di  una vetrina personale che, essendo quasi a chiusura stagna, ogni volta che viene aperta sparge per l’aria un profumo non proprio invitante, anche a distanza di tanti anni.

Un secondo catalogo venne dato 
alle stampe. All'interno si trova una
rassegna di modelli elencati in base alla 
casa madre. Inizia Peugeot, mentre l'ultima
pagina è dedicata ad alcuni marchi
artigianali con i quali 
Provence Moulage collabora. 
Parte del successo di Provence Moulage è riferita all’ingresso come collaboratore esterno di un prototipista molto preparato, Patrick Cornu. Dopo un’esperienza lavorativa ad Automany, l’artigiano di Nantes nel 1986 approda in Provenza se non fisicamente, almeno con i suoi preziosi master. Il primo prototipo è la Nissan R86V, protagonista della 24 ore di Le Mans dello stesso anno cui seguiranno negli anni centinaia di master; saranno infatti oltre 560 le referenze realizzate per conto della marca di Aubagne. Potendo contare su un volume di affari sempre più importante, Xavier de Vaublanc decide saggiamente di lasciare i vecchi locali, divenuti nel frattempo troppo piccoli, per istallarsi in uno spazio molto più ampio di circa 400 m2. situato in Boulevard de Roux, sempre a Marsiglia. 

Dopo i fasti delle decalcomanie Cartograf, Provence
fece ricorso a Virages, una casa francese che produceva
quantitativi minimi di trecento pezzi. Il mercato
si stava affievolendo e i cinquecento foglietti
pretesi e imposti dalla ditta bolognese 
iniziavano a essere troppi. 
Nel 1987, a Provence Moulage viene affiancato il marchio Sibur, sancendo così l’apertura di nuovi orizzonti intesi come scale di riproduzione. Accanto alla classica 1:43, si alternano quindi altre dimensioni come l’1:50 o l’1:87. 

Tra la fine degli anni ottanta e gli anni novanta, 
Tim Dyke dimostrò cosa era possibile tirar fuori
da un kit Provence Moulage. Le sue serie limitate, 
basate spesso sui kit del marchio Provence, erano
ricercatissime e raffinatissime. 
Facendo riferimento al 1987, è possibile snocciolare alcuni dati. Le referenze a catalogo sono circa 240, molti kit rapidamente esauriti sono ristampati dopo la tiratura iniziale di 500 pezzi, imposta da Cartograf che da qualche tempo affianca la produzione di Provence Moulage. 

Jaguar XJR14 Gruppo C. Per il marchio
inglese, Xavier de Vaublanc aveva un occhio
di riguardo. Il kit in questione, montato 
da poche settimane, svela come si sia
mantenuto nel tempo, a distanza di quasi
trent'anni. 
Il costo di una scatola di montaggio è di 42.500 lire, la stessa cifra richiesta da Starter, Mini Racing, Tenariv e Record. Un nuovo catalogo è disponibile, contiene naturalmente una rassegna della produzione con piccole foto di ogni modello, tutte a colori. Un paio di pagine sono destinate a box pubblicitari, utili per coprire le spese di pubblicazione. Non che Xavier de Vaublanc avesse necessità di ricorrere a sponsor munifici ma si deve riconoscere all’imprenditore marsigliese una sempre attenta ed oculata  gestione aziendale. Pur se stretta dalla concorrenza, soprattutto interna ma anche italiana, Provence continua a crescere d’importanza e di fatturato. 

Alfa Romeo Giulietta 1600 Hard Top. Angelo
e Paolo Tron bussarono a più riprese alle
porte di Provence Moulage. La casa francese
provvedeva con stampate in resina e prototipo. 
Ai particolari, invece, pensavano i fratelli 
di Loano. 
Il mercato è in costante fermento, gli ordini fioccano, ma, a conti fatti, mantenere al centro di Marsiglia un’impresa diventa sempre più oneroso, si decide quindi nel 1990 di spostare il fulcro dell’attività altrove, più precisamente nella zona industriale di Aubagne, in locali ancora più vasti ed ospitali. Nel 1992 ciò che resta del marchio Record entra a far parte del patrimonio di Provence Moulage, così com’è accaduto l’anno precedente con gran parte dei prototipi di Graphyland. Nel 1995 Provence festeggia il kit K1000, una Subaru Impreza Monte Carlo 1995 realizzata con un livello di dettaglio superiore alla media. Si continuano a diversificare anche le attività, con ad esempio una collaborazione con Matra Défense per la realizzazione di modelli di missili o la realizzazione di parti in scala 1:1 per le Citroën Mehari. 

Aston Martin DB4GT Zagato. Uno dei kit
appartenente al periodo d'oro, quello 
riferito a tirature minime di cinquecento pezzi. 
In questo caso, furono studiate più versioni, 
favorite dalla popolarità della vettura reale. Le
ruote a raggi erano BBR. 
A questo si aggiungono i modelli montati per alcune serie speciali in resina vendute da Verem-Solido.

Se è vero che l’appetito vien mangiando, la realtà produttiva si sta spostando da una impostazione artigianale verso quella più impegnativa di una connotazione quasi industriale. Il pensiero e l’interrogativo è uno solo, scontato: produrre in Cina per affrontare le nuove realtà della pressofusione? 

MGB Hard Top. Uno dei tanti
prototipi creati da Patrick Cornu. Il raggio
d'azione era sterminato: rally, endurance, 
stradali, poi negli anni si studiò da
vicino anche la Formula 1 che pure
non era la tematica preferita da Xavier
de Vaublanc. 
Minichamps sembra aver intrapreso la strada giusta ma, complice qualche prima avvisaglia di crisi, Xavier de Vaublanc finisce per non farsi tentare da certe sirene orientali, preferendo proseguire una strada già collaudata, quella cioè del fabbricante di kit in 1:43, divenuto nel frattempo leader assoluto di mercato.

La squadra si compone oramai di diversi prototipisti affermati, due dei quali lavorano ad Aubagne, di un paio di tecnici specializzati nella creazione di stampi e dediti allo stampaggio delle resine, di tre incaricati nel seguire il magazzino nonché le spedizioni, di un’impiegata che si occupa della gestione amministrativa e di un montatore qualificato che lavora a tempo pieno, oltre, ovviamente al responsabile effettivo, nello specifico l’onnipresente Xavier. 

Provence Moulage realizzò un eccellente
modello della BMW 3.0 CSL. Questa è 
la versione Alexander Calder Le Mans 1975, 
montaggio di Juergen Renardy. 
Mercedes 230 SL. Nel tempo, Provence
Moulage seppe conquistare un posto di 
rilievo nel microcosmo dell'1:43. I kit
erano piuttosto semplici da montare, tutto
combaciava perfettamente, richiedendo 
pochi adattamenti. I più esigenti potevano
comunque arricchire il modello riccorrendo
a un'accessoristica che era divenuta sempre
più vasta e gratificante. 

Oltre a Patrick Cornu, i modellisti più abili che lavorano in pianta più o meno stabile presso Provence Moulage sono Frédéric Perche, proveniente dalla Record e autore di un buon numero di Ferrari e Alfa Romeo, Etienne Dhont, che creerà più avanti Renaissance, ma anche Grosdidier, precedentemente in forza a Starter, e Olivier Domecq, specialista dei motoscafi da competizione e delle vetture anni 50-60. Ogni mese ad Aubagne undici persone ricevono uno stipendio, si cola quasi una tonnellata di resina e s’impiegano 200 kg. di gomma siliconica. I numeri di produzione non sono comunque più quelli degli anni d’oro: gli addetti si sono dimezzati rispetto al 1990, parte delle lavorazioni avvengono all’esterno e la quota di novemila kit realizzati al mese appartiene oramai al passato. 

Morgan Plus 4. La fotoincisione era limitata
al minimo indispensabile. Montare un kit 
doveva essere divertente e non fonte di 
troppi grattacapi, una sorta di svago. Purtroppo
la cadenza di uscita era in quegli anni così
impressionante che gli armadi dei modellisti
finirono progressivamente per riempirsi 
sempre più di scatoline in attesa di essere aperte...
Ciò non toglie che ogni trenta giorni Provence debba sfornare una media di dodici nuove referenze, quelle necessarie per seguire l’attualità e per coprire le spese di gestione. Trascorsi gli anni in cui il collezionista medio era molto meno esigente ed attento, e ad un produttore bastava anche solo una fotografia, magari in bianco e nero, per partire con un progetto produttivo, ora lo studio di una novità prevede la disponibilità di una documentazione il più completa possibile. 
Il kit della Toyota Celica GT-Four Rally Monte
Carlo 1993-1994. Il master si deve a Cornu. 
Notare i tantissimi particolari già stampati col 
pianale: sedili, cinture, estintore, ruota di scorta
con tanto di cinghia, e così via. Decals Virages. 
Di errori, come oggi è facilmente intuibile, se ne fecero comunque, così come era possibile evitare le gabelle dei diritti d’immagine ma i tempi del tutto fattibile, presto, bene e comunque, erano già passati. Si aprivano d’altra parte nuove possibilità collegate alla stretta collaborazione con case automobilistiche, sponsor oppure piloti. 


Sopra: un esempio lampante. La Ferrari era già
tra le più affamate in fatto di... lire. Provence Moulage
per questa 512BB Bellancauto stampava un pianale
anonimo, privo di ogni riferimento al marchio del 
Cavallino. Il mercato iniziava ad avvertire
le prime ingerenze dei giganti dell'automobile. 
Sotto: Ferrari Daytona Gr.4. In questo caso il master
fu estrapolato da un prototipo iniziale creato da MRF.
Uscirono molte versioni di questa gloriosa vettura, fra
Tour Auto e, ovviamente, 24 Ore di Le Mans. 

A partire dal 1993, il marchio Provence Moulage inizia ad apparire sulle carrozzerie di alcune macchine in gara alla 24 ore di Le Mans, permettendo l’accesso agli stand e consentendo di poter scattare quelle fotografie indispensabili per seguire fedelmente l’attualità. 

Subaru Legacy Gr.A. Indubbiamente il filone
dei rally era tra le tematiche preferite. Spesso
era possibile mettere in vetrina la riproduzione
di una vettura a poche settimane dalla
partecipazione a una gara. Patrick Cornu, 
oltre ad essere molto bravo, sfornava master
a tamburo battente, con una cadenza 
quindicinale. 

McLaren F1 GTR. Se i loghi degli sponsor
di tabacco non erano ancora proibiti ma in qualche
modo tollerati, le case iniziarono a chiedere 
fior di soldoni per concedere la licenza di 
riproduzione. Iniziò una battaglia sotterranea, 
fatta di commerci "confidenziali" basati 
sulla fiducia reciproca fra produttore 
e commercianti. 
A proposito di Le Mans, nel 1995, per la prima volta nella storia di un produttore di automodelli, Provence Moulage riesce a riprodurre la totalità della griglia di partenza. La concorrenza di Starter, la cui qualità sta declinando, si fa sempre meno temibile. Spesso i due marchi propongono nello stesso periodo lo stesso soggetto (di attualità) e il confronto è quasi sempre a favore di Provence Moulage, con Brian Harvey che si irrita sempre di più su Four Small Wheels nel recensire i kit di Starter che sempre più spesso propongono soluzioni tecniche poco efficaci quando non del tutto irrazionali (pensiamo ai padiglioni delle carrozzerie delle Gruppo C e similari realizzati in acetato trasparente). 

Renault 5 GT Turbo. Secondo logica, erano i 
marchi francesi a recitare la parte dei protagonisti. 
Il mercato transalpino era quello trainante, incidendo
su un terzo delle vendite. La quota restamte
era equamente divisa tra resto d'Europa, Giappone 
e Stati Uniti.

Provence Moulage, conscia di non poter realizzare tutto da sola, continua ad appoggiarsi su validi collaboratori, fra i quali Umberto Codolo, che per il marchio di Marsiglia progetta un set rollbar universale in plastica che sarà utilizzato praticamente in tutti i kit di vetture da competizione moderne. 
Alfa Romeo Giulietta SS, montata da 
Madyero nel 2015. Un Provence
Moulage assemblato con cura è in grado di 
rivaleggiare con gli odierni resincast. 

Il rollbar "universale" realizzato da Umberto
Codolo per Provence Moulage. Nel set erano 
compresi anche quattro dischi freno. 

Il primo ordine è di trentamila pezzi e Umberto parte col suo pick-up alla volta della Provenza a consegnare personalmente gli scatoloni. Per Provence realizzerà anche due varianti di pneumatici, capaci di adattarsi a gran parte della produzione. Umberto ci tiene molto a ricordare un altro personaggio importante in quegli anni, Philippe Khomiakoff, autentico pilastro dell’azienda e destinato a restare anche in futuro.

Sopra, Renault 12 Gordini Gr.2. Se alcuni 
modelli erano studiati per essere sviluppati in 
più versioni, altri, come questa Renault, si prestavano
a poche manipolazioni. Il principio di questi kit
era elementare: grande cura per l'esecuzione
delle forme mentre gli accessori erano
di base, spesso standardizzati. 
Sotto: con una cadenza mensile, erano
pubblicati dei fogli in A4 che finirono per 
sostituire il catalogo. Inizialmente era impresso
l'anno, poi questo fu tolto, mantenendo 
comunque la periodicità mensile. 

Si avvicina la fine del ‘900, un nuovo secolo sta per aprirsi e pure le sorti di Provence Moulage stanno per cambiare. 

Una rarità, che testimonia la molteplicità
delle collaborazioni di Provence Moulage. 
Questa Lotus XI fu realizzata in serie 
limitata solo montata per l'A.C. d'Auvergne e
celebrava la vittoria di Innes Ireland nella prima gara
disputata a Charade, nel 1958. Il prototipo della
Lotus XI era di Metroz.  

L’ultima puntata di questa narrazione riguarderà i successivi mutamenti che si verificheranno nel corso degli anni, seguiti da diversi passaggi di consegne fino all’epilogo finale. Perché, come sapete, ogni favola, bella o brutta che sia, ha sempre un’ultima pagina, quella definitiva.
Un Provence Moulage spinto... all'esasperazione. 
Questo montaggio di Jean-François Alberca, realizzato 
nel 2012, mette in risalto tutte le qualità di base di uno
di questi kit. 



 

12 ottobre 2020

Ancora sulla Porsche 908/03 Targa Florio di Spark: un approfondimento

I tifosi, in tutte le situazioni, sono una categoria poco attendibile, si sa. La faziosità non è mai buona consigliera. Su Facebook e su altri social, gruppi specializzati tendono a chiudersi in se stessi, finendo per convincersi che l'una o l'altra marca sia sempre e comunque la migliore sul mercato. Spark non fa eccezione, anzi. Ma forse perché l'età media dei collezionisti di Spark è inferiore a quella di altri appassionati con maggiore esperienza, spesso in tali gruppi si leggono lodi sperticate da parte di chi, per mancanza di documentazione, tempo, voglia o spirito critico (e a volte per tutte queste ragioni messe insieme) non si è preso la briga di controllare il modello per verificare la sua attendibilità storica. 

Sulla vettura reale la linea del parabrezza
sembra andare ben oltre la retta
rappresentata dall'unione delle due griglie 
Sullo Spark il parabrezza resta ben dietro questa
linea immaginaria. 
Nel caso della 908/03 sono emerse alcune incoerenze che ho già evidenziato altrove sul blog (*). 

E' solo un disegno, ed è per di più
la vettura del 1971, ma può rendere l'idea. 

Credo ci sia qualcosa che non funzioni anche sulla zona dell'abitacolo. Osservando le immagini dell'epoca e comparandole con lo Spark, che ho sotto mano in tutte le sue versioni, si nota, a parte la foggia differente del parabrezza, che sul modello la "U" della linea dell'abitacolo attorno al volante resta molto indietro rispetto alla linea orizzontale immaginaria che collega le due griglie. Non credo che sia solo una questione di prospettiva. 



In alto, il MFH 1:43 e al centro il prospetto delle
versioni ottenibili: nei disegni le linee del 
cofano sono quelle dello... Spark! In basso, il Marsh Models,
che sembra il più corretto. 

(*) l'altro thread con le note su questa Porsche 908/03 lo trovate a questo link: https://grandiepiccoleauto.blogspot.com/2020/10/la-porsche-90803-targa-florio-di-spark.html