30 marzo 2013

HPI Lancia Stratos Rally Montecarlo 1977 [di Umberto Cattani]


Un filo di trucco: Lancia Stratos Gr.4 Rally Montecarlo 1977 di HPI
(di Umberto Cattani)

Tutti oramai conoscono Hpi, la casa giapponese che, dopo i fasti dei modelli RC, decise qualche anno fa di scendere nell'arena degli statici, focalizzando le sue attenzioni sulla scala classica dei diecast, la immarcescibile 1/43. In questo caso parleremo della Lancia Stratos, declinata in numerose varianti. Oggi si gioca alla roulette negli ampi saloni del Casino di Montecarlo.

Se guardate con attenzione questa fotografia, vi accorgerete che sul tetto non c'è la classica presa d'aria ma, al suo posto, un riporto in alluminio dipinto che ne cela l'apertura. Una curiosità, infine: al momento della premiazione, Munari arrivò al cospetto del principe Ranieri con una Stratos provvista di sedili neri e con tetto liscio. Era la stessa macchina che aveva corso...?

Un drago, oppure, ancor meglio, il drago, così fu soprannominato Sandro Munari, il pilota di Cavarzere che seppe trarre dalla Lancia Stratos tutto il meglio che questa vettura così originale era in grado di offrire ad un pilota, a patto di carpirla al meglio, sfruttandone i tanti pregi ed ottimizzando alcuni difetti di concezione. Se imbrigliata al massimo delle sue potenzialità, non c'era concorrente in grado di sopravanzarla. 
Sulla neve la Stratos era gestibile, ma non al meglio delle sue possibilità. Il passo corto ne favoriva l'agilità su ogni tipo di terreno ma era l'asfalto il vero palcoscenico su cui spiegar la voce. 

Nostalgia del bel tempo che fu? Eccome, e pure tanta... Se pensiamo a quello che oggi è diventata la Lancia, e non solo nell'ambito delle corse, viene un magone grosso così, quindi rifugiamoci nel passato attraverso le nostre macchinine. In 1/43, la Stratos ha conosciuto una moltitudine quasi imbarazzante di riproduzioni. 
Le prove e le condizioni climatiche mutavano giorno dopo giorno. In questo frangente, la Lancia sembra muoversi piuttosto agevolmente tra due muri di neve. Potenza dei chiodi e delle Pirelli. 

Una bella immagine che svela il posteriore. In evidenza gli scarichi con terminali di diversa lunghezza e le sottili catenelle che sorreggevano i paraspruzzi di coda. 

Appena spuntava il sole ed il ghiaccio si scioglieva, la Stratos tirava fuori gli artigli. Munari seguì pass dopo passo lo sviluppo della vettura, guidandola anche in pista. 

Partiamo dai diecast. Norev, Minichamps, IXO, Solido ed Hpi Racing hanno servito il piatto, con alterni risultati. Passando all'universo artigianale, in cima, sulla vetta, come non citare  Valerio Comuzzi e tutto il festival Stratos che gli compete. Arrivati al centinaio, ci siamo stancati di contare la produzione Arena dedicata alla bete-à-gagner. Scendendo qualche scalino, parliamo di Spark-siamo sempre in un ambito pseudo artigianale - di Starter, di Auto Satisfaction, di Racing 43, di Meri Kits, di Conti Models, di Gamma, di MRF e ci perdonino quanti sono restati nella tastiera.
Si è a lungo discusso su quale sia la Stratos più bella in scala 1:43 tra le tante disponibili. A noi pare che il modello HPI tenga testa molto bene alla concorrenza. 

Cos'è che si squaglia? La gomma oppure la vernice del cerchio? Subito s'impone una volata dal gommista. Controllate bene che le vostre Stratos HPI non soffrano dello stesso malanno. 

Per una volta non dobbiamo passare dall'elettrauto, almeno per gli occhiali. I fari anteriori sono belli e non necessitano di alcuna sostituzione. 

Per la coda, il discorso è diverso. Via la plastica a vantaggio della resina e della fotoincisione. Non vi siete ancora procurati il set ideato da Stefano Adami? Male, provvedete al più presto. 

Archiviato il preambolo, spieghiamo il come ed il perché di questa scelta. Più che un WIP, il nostro è un lifting, necessario a nostro avviso per togliere qualche ruga ed un po'di pelle d'arancio ad un modello che rappresenta un'ottima scelta nel settore dei diecast. La Stratos di Hpi Racing rappresenta infatti un buon compromesso tra prezzo e qualità. In rete è possibile trovarla a costi inferiori a quelli di listino, fissato a circa 55 euro. 
A sinistra il pianale smontato che evidenzia i sedili da cambiare con gli altri in metallo, visibili sulla destra. 

Le Stratos "fumanti" di Hpi soffrono la cronica mancanza dello sponsor tabaccaio. Nella livrea Alitalia, tutta tampografata, le cose tornano per fortuna al loro posto, con soddisfazione del collezionista. 

Si fanno le prime prove, gli anatomici nuovi ben si adattano alla sede originale. 

Smacchiarle oppure cambiarle' Noi abbiamo deciso di sostituire le gomme originali con altre tassellate, all'anteriore devono essere più strette che al retrotreno. 

E' possibile trovare nei negozi che vendono materiale elettrico i connettori che vedete sulla destra. Sono disponibili in diversi diametri, adattabili a modelli stradali oppure da competizione. 

La livrea del nostro LIP (lifting in progress) è quella classica Alitalia, la versione riproduce la vincitrice dell'edizione 1977 del Rally di Montecarlo, corsa con alternanza di condizioni atmosferiche. Il regolamento impose quell'anno alcune novità rispetto al passato. Aumento di 500 km del percorso di concentrazione, penalizzazioni stradali variabili in funzione delle difficoltà delle tappe, chiodature delle gomme limitata per livellare i valori, proibizione di ospitare le assistenze nei villaggi la notte del percorso finale. 
Abbiamo voluto separare i poggiatesta dallo schienale, in questo modo, grazie a quattro spilli, potrete incollarli nella posizione che preferite. 

Fate attenzione con la fresa, se vi sfugge di mano potrebbe scivolare sul parabrezza ed allora sarebbero davvero dolori...

I finestrini laterali in plastica ci piacevano davvero poco. Li abbiamo sostituiti con altri in acetato, eliminando il piolino originale di fissaggio (vedi sopra). 

Le nuove gomme sono già montate, calzano a meraviglia sui cerchi ridipinti e ripuliti dalle sbavature. 

Una fotoincisione ci aiuta, ed ecco i nuovi coperchi in metallo che celano i tappi del carburante. Andranno poi dipinti in bianco lucido. 

La vittoria arrise per la quarta volta a Munari ma non bisogna dimenticare che la rincorsa di Andruet sulla Fiat 131 fu interrotta bruscamente dai vertici di Torino, suscitando le ire comprensibili del pilota transalpino.
Il modello si presenta con ottime credenziali. Decorazione fedele e tutta tampografata, verniciatura di qualità ed interpretazione delle curve e delle spigolature tipiche della vettura ben catturate. Cosa resta da fare quindi all'esteta, al manovratore di pennelli ed al maniaco?
I connettori elettrici hanno già stabilito il contatto. A noi piacciono molto di più rispetto agli originali in plastica. 

Gli interni sono già passati vantaggiosamente dal tappezziere. I sedili di colore grigio e le cinture rosse movimentano l'insieme cromatico. 

Una decalcomania arricchisce il cruscotto. L'estintore orizzontale è rimpiazzato da un altro in alluminio tornito. 

Il cerotto dipinto è davvero una mano santa. Ha una bella trama ed ottimo potere adesivo. Va dipinto nel colore desiderato (opaco, naturalmente) poi tagliato con un cutter nelle misure desiderate. 

Il modello è finito. Notare i fermacofano fotoincisi ed il coperchio che cela l'apertura sul tetto. Lamina metallica poi dipinta. 

La foto può trarre in inganno ma nella realtà i cerchi Campagnolo hanno un colore più vivace. Il digitale e il flash spesso mutano le tonalità dei colori. 

Sì, avete capito bene, occorre solo un leggero maquillage per esaltare una bellezza "sana" che necessita solo di belletto, cipria, fondotinta e mascara per far voltare nelle vetrine le compagne di ventura.
Gli ingredienti sono quelli abituali, trovati frullando le scatoline magiche che contengono ogni bendidio possibile ed immaginabile.
Nulla di trascendentale, sappiamo che anche gli artisti giapponesi si sono divertiti a cipollare il modello HPI, perché quindi non allinearci al loro pensiero? Per una volta che si cammina a braccetto...

Dal modello Solido sono trascorsi più di trent'anni, curiosamente la casa francese propose la livrea Alitalia solo nella sua linea di kit. 

Il modello HPI svela diverse finezze: notate il fazzoletto di rinforzo applicato sotto al logo Alitalia oppure lo spoiler di coda, rapportato. 

Nulla da eccepire, HPI ha lavorato al meglio delle sue possibilità, voi l'affiancherete in un divertente percorso di rifinitura. 

Le persiane passanti le troviamo solo sul kit di Arena. C'erano anche sul modello Solido, ma avevano un disegno e una forma da rivedere. 

Inconfondibile. Se oggi le attuali macchine da rally si assomigliano parecchio, e non solo loro, un tempo tra una 131, un'Alpine, una R5, una 911 oppure una Escort le differenze erano visibili anche ad un profano. 

Nel dettaglio, per guarnire la nostra torta, necessitano, in ordine sparso: quattro gomme tassellate, due connettori elettrici, cinture a cerotto (eh già...) fibbie, fermacofano, catenella dei paraspruzzi, coperchi dei serbato, tutti dettagli in fotoincisione, nuovi sedili ed estintori e qualche decalcomania ad hoc. Q.B. Quanto basta per passare una serata in allegria e distensione.
Se notate guardando le fotografie, la nostra Stratos soffriva di scarpe che tingono. Capita, i cinesi ancora ignoravano che un certo tipo di vernice mal si adatta al materiale con cui sono realizzate le gomme. Ne abbiamo approfittato per ridipingere i cerchi con smalto opaco sintetico, l'unico in grado di metterci al riparo da sgradevoli fioriture postume e, già che eravamo per strada, abbiamo calzato delle PIrelli tassellate, più indicate delle slick d'origine. I fermacofano sono solo tampografati, largo quindi ad altri fotoincisi, mentre il tergicristallo in plastica va rimpiazzato vantaggiosamente con  un altro particolare sempre fotoinciso. Analoga sorte per i coperchi dei tappi carburante, rivisti e  corretti poi dipinti in bianco lucido. Esternamente, le luci di retromarcia sono ora firmate Adami (noblesse oblige) i paraspruzzi sono completati da una catenella di sostegno ed ancora, i terminali di scarico in plastica sono rimpiazzati da connettori elettrici, capaci di regalare miracoli ottici!
Osservando bene le foto in nostro possesso abbiamo notato che la botola d'aerazione sul tetto era assente ma un coperchio era inserito in sede, ben celato alla vista dalla livrea di decorazione. Un riportino in lamiera poi dipinto ad arte figura al meglio il dettaglio. Quindi, cari cipollatori, aguzzate sempre vista ed ingegno, mi raccomando.
Una panoramica di Stratos Alitalia. Da sinistra a destra i modelli Minichamps, Starter ed HPI. 

L'ampio parabrezza svela  l'obbrobrio... Cinture dipinte su sedili. Horribile visu! Per fortuna che il modello si apre agendo sulle classiche viti a croce. Gli interni sono una debolezza che ci spinge spesso al rimbocco della manica. Via i sedili d'origine e gli estintori, per i primi abbiamo scelto altri anatomici in metallo su cui abbiamo tagliato i poggiatesta. La Stratos infatti li montava regolabili e così abbiamo fatto anche noi, seppure nella finzione in scala. Le due astine di sostegno sono ora altrettanti spilli. Il cerotto dipinto in rosso ci offrirà le nuove cinture, arricchite di fibbie e vari orpelli. L'estintore verticale inserito tra i sedili è in metallo bianco mentre quello orizzontale è in alluminio tornito. Completano gli interni le decalcomanie delle cinture e della strumentazione.
C'è poco da aggiungere, HPI schiaccia la concorrenza ma va sottolineato come il modello giapponese sia stato l'ultimo ad essere messo in commercio. Di solito l'ultimo arrivato ha sempre ragione. 

Vista di fianco, la Stratos di Hpi mostrava finestrini laterali stile acquario di Genova. Li abbiamo eliminati, fresando poi sul tetto i piolini di fissaggio, davvero brutti a vedersi. Per consentire una contemplazione ottimale del salotto di Munari, due triangoli in acetato figurano alla perfezione i cristalli, tagliati secondo l'originale posizione semisollevata.
La torta è ora pronta ma non mettetela in forno, ne soffrirebbe parecchio. Piuttosto scodellatela nella vostra vetrina, così agghindata susciterà di certo l'invidia delle malcapitate sorelline, compagne di banco...
Se Minichamps ed HPI propongono la vincitrice del Montecarlo 1977, Starter, al centro, riproduce la Stratos che s'impose sempre al Montecarlo ma nel 1976. 

29 marzo 2013

Alleggerita Stahlberg-Racing di Horst Resch: le Alfa Romeo GTA tedesche

Horst Resch, Stahlberg-Racing (serie "Alleggerita"), Verlag Carl W. Dingwort, Amburgo 2012, rilegato, pagg. 244, testo in tedesco, euro 65,00. 

Le Alfa Romeo che hanno corso con piloti e team tedeschi sono numerosissime e spesso estremamente interessanti, anche dal punto di vista modellistico. Questo libro di Horst Resch esce a complemento della seconda edizione di "Alleggerita" di Tony Adriaensens, pubblicata l'anno scorso in tre volumi. Già l'opera (ora in tre volumi) di Adriaensens è essenziale per ogni alfista che si rispetti, ma il volume di Resch si focalizza sull'attività dello Stahlberg Racing con una dovizia di particolari e di fotografie da lasciare ammirati. Resch era il team manager della scuderia di Amburgo, la cui storia viene ripercorsa con grandissima precisione. Centro focale è lo sviluppo della Giulia GTA, ma non mancano approfondimenti su tutte vetture dello Stahlberg Racing, dalle Abarth alle altre Alfa. Tornando alle GTA, molti ricorderanno le macchine bianche sponsorizzate da USA Medley Bourbon, quelle bianche con le stelle rossoblu: ebbene, finalmente questo libro presenta una bella serie di foto mai viste, senza contare numerose altre versioni di gare anche importanti, come la 24 Ore del Nurburgring. Questo volume è un sorprendente spaccato delle corse nazionali (e non) in Germania tra la fine degli anni sessanta e la metà degli anni settanta. Una parte cospicua del libro è dedicata al repertorio completo delle gare disputate dalle vetture dello Stahlberg Racing, con indicazione della data, evento, piloti, auto, risultato e altre informazioni (dove possibile anche numero di telaio della macchina). Per chi legge il tedesco, i testi sono molto ben scritti, particolareggiati e ricchissimi di aneddoti, riportando anche di tanto in tanto stralci di articoli pubblicati sui giornali dell'epoca (di questo libro, a differenza dell'opera di Adriaensens, non è disponibile la versione inglese). Davvero un piccolo gioiello, da scoprire con calma. Le foto che vi accludo potranno rendere l'idea di ciò che è possibile trovare in questo affascinante libro. 











28 marzo 2013

Simca Rallye 3 Montecarlo 1979 di Francis Bensignor: gallery finale

Ecco altre immagini della Simca Rallye 3 Montecarlo 1979 montata da Francis Bensignor, con alcune piccole aggiunte, fra cui i vetri laterali in posizione abbassata.