31 agosto 2012

François Laplace e la produzione AMR

François Laplace è un personaggio che nella storia della AMR ha giocato un ruolo importante e c'è da credere che alla sua figura sarà dato il dovuto risalto nel libro sulla marca che da ormai molto tempo è in preparazione. A Laplace si debbono alcuni dei più bei montaggi del periodo "classico" AMR (quello degli anni ottanta) e anche alcune curiosità. A proposito, negli anni passati Laplace aveva un blog che non sono riuscito più a ritrovare, con diverse foto e notizie interessanti. La sua produzione di montati si colloca in parte nell' "ufficialità", in parte in quell'affascinante terra di confine che sono i montaggi "quasi ufficiali" ma con tutti i crismi del factory built. E' il caso per esempio di questa Ferrari 250 GT SWB California, che come molti sapranno, fu il primo factory built di AMR dopo l'interruzione dei primi anni ottanta, in cui Ruf ufficialmente non produsse che kit. La California passo corto e con fari non carenati fu il primo modello montato AMR con scatola grande; commercializzato dal 1984 (dopo un lungo ritardo dal primo annuncio) fu un grande successo e ne furono prodotti diversi colori, alcuni dei quali molto rari. Per una panoramica su questo modello invito a dare un'occhiata a questo thread nel forum della Duegi: http://www.forum-duegieditrice.com/viewtopic.php?f=10&t=20300&hilit=amr+ferrari+california . La California in questa configurazione non venne mai commercializzata in kit, ma esistono alcuni montaggi "alternativi" alla produzione factory built normale, come appunto questo esemplare montato da Laplace. La combinazione blu metallizzato / interni crema era una combinazione normalmente disponibile nella serie "Export", ma in questo caso Laplace aggiunse diversi particolari, curando in modo particolare il montaggio e utilizzando la propria caratteristica doppia basetta con supporto di plexi trasparente e rialzo fumé sul quale veniva sistemata la vetrinetta. La scatola esterna di cartone marrone restava quella dei factory built normali, mentre non veniva impiegata la scatola standard blu e rossa, sostituita appunto dalla vetrinetta. Nel caso di questi montaggi il modello conservava la propria numerazione all'interno della serie, con regolare punzonatura sul fondino.
Pur essendo un montaggio "fuori serie", questa California SWB conserva una numerazione regolare.

Rispetto alle normali California SWB factory built questi montaggi di Laplace erano caratterizzati da una finitura superiore e da un dettaglio leggermente maggiore. Ad esempio, le scritte Ferrari in decals erano spesso sostituite da particolari fotoincisi.


In questa configurazione, la SWB montata da Laplace può essere considerata in tutto e per tutto un factory built. Caratteristica la decal con la quale Laplace "firmava" i suoi montaggi, accanto al cavallino rampante che si ritrova in molte edizioni più o meno ufficiali di montati AMR.

I cerchi dipinti in alluminio sono una prerogativa di questi montaggi di Laplace, anche se in questo caso sarebbe forse stato più corretto lasciarli del loro colore naturale, visto che siamo in presenza di un'auto non da competizione. La produzione standard AMR non ha mai avuto i cerchi verniciati.

Questa punzonatura con le lettere "R", "U", "F", è molto conosciuta e si ritrova anche in alcune basi in legno.

La scatola esterna in cartone è quella standard, ma senza etichetta.

Vecchi modelli e nuovi collezionisti

I mercati emergenti  - è stato ormai già detto molte volte - stanno fortunatamente sostenendo il mercato dell'1:43 e lo stanno salvando da un calo ancor più vistoso se esso dovesse limitarsi ai paesi tradizionali (soprattutto Europa occidentale e Stati Uniti). E' ancora presto per dire se i collezionisti cinesi, indonesiani, russi, ucraini o thailandesi salveranno la baracca e non è certo questa la sede per fare previsioni. Semmai c'è da rallegrarsi che più di un produttore abbia trovato nuovi sbocchi grazie a questi mercati fino a qualche anno fa completamente sconosciuti. Sebbene alcuni di essi avessero una tradizione consolidata seppure rimasta confinata per decenni dentro spazi locali e fortemente specifici (basti pensare ai tanti collezionisti ed "elaboratori" dell'ex-URSS), altri mercati possono definirsi completamente "nuovi", figli della recente comparsa dell'automobile in alcuni strati della società e della percezione del mezzo di trasporto privato come status symbol, esattamente come accadeva nei paesi dell'Europa occidentale fra gli anni cinquanta e sessanta. Escludendo i collezionisti di formazione europea o americana trasferitisi in quei paesi remoti per motivi di lavoro, esiste tutta una generazione di appassionati che si sta formando e che naturalmente costituisce un valido sbocco soprattutto per i produttori in larga scala, capaci cioè di arrivare con relativa facilità dove un piccolo artigiano non riuscirebbe ad arrivare. La cultura dell'auto, come tutti gli altri fenomeni di informazione, si nutre di conoscenza e anche i gusti, la percezione stessa dell'oggetto possono variare, e anche di molto: non è un caso se in Cina la Porsche vende più Panamera (magari nere coi vetri scuri) che 911. I motivi non li sto neanche a spiegare, tanto sono trasparenti, e si sarà capito che c'entra molto la cultura storica. Trasferiamo il concetto in ambito modellistico: molti dei collezionisti di quei mercati emergenti privilegiano le auto di oggi, le supercar contemporanee, per poi magari, dopo avere approfondito un po', tornare indietro negli anni, ma si tratta di un processo lungo e incerto, perché non trova a monte un'adeguata preparazione. Con la passione, tuttavia, molti ci arrivano, anche grazie all'aiuto enorme del web e di pubblicazioni che propongono confronti più o meno improbabili fra passato e presente, non foss'altro che per esigenze di marketing. C'è quindi una tendenza a interessarsi di ciò che è accaduto prima, di conoscere gli antefatti. Tutto sommato è normale ed ecco spiegata la richiesta sempre maggiore di modelli di un passato sempre meno recente da parte di collezionisti desiderosi di approfondire la materia.

Ciò che rischia di andare perduto con questi nuovi orizzonti è invece la percezione del valore storico del modello in sé: la vicenda degli speciali che tanti di noi hanno così ben presente dal momento che l'hanno magari vissuta in prima persona, un collezionista cinese o thailandese non può avercela e se è molto probabile che alla lunga possa provare interesse per una Ferrari degli anni settanta riprodotta oggi da BBR o da Looksmart, è molto meno probabile che possa interessarsi a uno speciale degli anni settanta in quanto pezzo da collezionismo. In sintesi, non riuscirà ad apprezzarne la valenza artigianale e "culturale" e ci vedrà solo la brutta copia dei modelli perfetti e brillanti che circolano oggi. Va da sé che le valutazioni di certi modelli di enorme importanza storica siano in picchiata, proprio per la mancanza di collezionisti in grado di collocarli correttamente nello sviluppo tecnico e modellistico.

Un MRF factory built su eBay è già un miracolo se raggiunge i 60-70 euro; forse si salva uno come Fadini, che comunque ha sempre avuto il merito di una visione nettamente più "internazionale" rispetto alla maggior parte della concorrenza, italiana e non. AMR ha il suo pubblico, BBR è un marchio universalmente riconosciuto (uno dei pochi), ma al di là di queste eccezioni non esiste una ricerca sistematica e un reale interesse nei confronti di molti altri produttori della prima ora o degli anni ottanta. Devo ammettere che è un atteggiamento che noto anche fra i collezionisti nostrani. Quante volte mi son sentito dire: "che compri a fare quel vecchio Record, tanto fra poco esce lo Spark". Comprerò lo Spark quando uscirà (di Spark sono un grande ammiratore), ma vorrò avere in collezione anche un modello che testimoni l'evoluzione di venti o trent'anni, non necessariamente accurato e perfetto per i tempi di oggi, ma accurato per quando uscì. E' una visione che a molti collezionisti di modelli speciali manca e che invece, naturalmente, non fa difetto agli specialisti di obsoleti, abituati direi costituzionalmente a considerare le cose sotto questa luce. Sto parlando di factory built o di montati d'epoca, perché non avrebbe senso acquistare un Record e montarlo con gli errori dell'epoca, compiuti per mancanza di una documentazione che oggi è molto più abbondante e facile da procurarsi.

Da questo ragionamento si scivola facilmente (o si ritorna) nel campo della "metodologia" dei montaggi, ossia su come si debba interpretare e trattare un kit d'epoca. E siccome l'argomento è tutt'altro che esaurito, non è escluso che un giorno di questi ci possa ritornare sopra.

30 agosto 2012

Due Opel Ascona A 2000 Gr.2 un po' speciali


L'idea, da tempo, era quella di ripercorrere con Jürgen Renardy lo sviluppo delle Opel Gruppo 2 degli anni settanta, utilizzando la sua documentazione e l'esperienza accumulata in passato con la produzione Autodrome fra il 1992 e il 1997. L'Ascona tipo A di Autodrome è un kit tutto in metallo bianco, che presenta delle tecniche di fattura che richiamano per certi versi gli AMR. Modelli molto pesanti (anzi, secondo me gli Autodrome pesano ancora di più di un AMR), interni in metallo bianco, incastri simili alla produzione francese.

Si trattava di scegliere, per iniziare, un paio di versioni interessanti e queste due, che rappresentano vetture preparate da Steinmetz, mi paiono particolarmente azzeccate: la #33 della 24 Ore del Nürburgring 1973 (Klaus Miersch / Rudi Eberhardt) e la #37, sempre del Nürburgring, ma della 6 Ore (GP der Tourenwagen) 1973, piloti Werner Christmann ed Eckehard Schimpf.

Per aggiungere alcuni dettagli, ecco le osservazioni di Renardy stesso sul montaggio, terminato proprio alla fine di agosto: The 24h #33 I have to make a double, my "assistant" for that Steinmetz historical evidence here in Aachen wants that version too. Extras on yours were: DIY #37, suiting #33 found in my spares, some more Veedols (the little ones on front hood edges) came from remainders of Opel GT kits, all the rest from original kit with a bit cutting here and there. Body extra: cage elements added, harness (Britax is proved!), the one hood fastener + handmade latch, grid no. illuminations, the four extra lights on #33, altered wisher/washer arrangement and? Forgotten. Btw hope you enjoyed my baggy with the original cast harness parts.

Kits: casting of body+parts then was a bit worse than AMR ones, but by far better than contemporary Tron's or similar. Mentioned before, parts arrangement/design we closely stayed to AMR style with all interior parts incl. door panels and even the protruding axle holders, with which any alignment of wheels in wheelarch resp. ride height can be quite easily adjusted after assembly. Funny; body is gravity cast (! as with tinsoldiers), hence a bit larger than the master (similar to AMR ones again, b
ut their small oversize stemmed from larger masters), parts centrifugal cast. All parts except decals done locally here!


 

28 agosto 2012

Porsche 908/3 Targa Florio 1970 Starter (montaggio Renardy)

Lontano dai clamori di certi conclamati "geni" che in questi ultimi tempi mi sono venuti abbastanza a noia, ho deciso di concentrarmi su qualcosa di più umano, ma che rispecchia tutto sommato lo spirito col quale affrontavo il collezionismo una quindicina di anni fa. Non che non apprezzi più i risultati ottenuti dai più famosi, ma credo che certi kit vadano affidati a qualcuno che ha forse in assoluto meno "pulizia" ma comunque una mano felice e una competenza storica per lo meno all'altezza. Tutto sta, come spesso si è detto, nell'ottenere un soddisfacente equilibrio fra qualità e prezzo, fra risultati e tempo impiegato. Esiste tutta una serie di vecchi kit Starter, Provence Moulage, Mini Racing, Jemmpy, Record, ecc, che meriterebbe forse più attenzione. Questo è un esempio di ciò che si può fare: 1) con un po' di documentazione; 2) senza la pretesa di raggiungere Hayakawa o chi per lui; 3) spendendo fra i 100 e i 200 euro, grosso modo. Non è né l'esposizione di un trofeo, né una dimostrazione di niente di niente. E' semplicemente la testimonianza della presenza di modelli in grado di soddisfare il loro proprietario. Una delle due immagini è la lista degli interventi fatti su questo vetusto kit della Porsche 908, che a me continua a piacere più del Marsh Models, di cui peraltro posseggo un paio di esemplari (chissà che quando ne avrò voglia non finisca per pubblicare un confronto diretto fra i due modelli, separati fra loro da una venticinquina d'anni di storia modellistica). Perché questo post un po' anomalo? Forse per dire semplicemente che a volte (o troppo spesso) si superano certi limiti senza godersi ciò che si ha.


27 agosto 2012

Da Miniauto.net una inedita 924 Carrera GTR su base Spark

Appena uscita questa originale Porsche 924 Carrera GTR Kremer (Spark - Miniauto)

Il sito www.miniauto.net ha recentemente realizzato in collaborazione con Spark un'inedita versione della Porsche 924 Carrera GTR, in configurazione Kremer Racing, corrispondente alla vettura che partecipò alla prova del DRM a Zolder nel 1981 con "John Winter" al volante. L'edizione, numerata e limitata a 300 esemplari (art. MAB005), è uno dei modelli che celebrano i 50 anni del Kremer Racing. Sul sito di Miniauto potrete leggere ulteriori dettagli su questo e su altri modelli già realizzati o in programma. Questa 924 costituisce un'aggiunta molto particolare ad ogni collezione di Porsche; solitamente si tende ad associare il nome di Kremer alle varianti della 911 (ovviamente 935 compresa) e in questo caso siamo in presenza di qualcosa di molto "fresco" e originale.

25 agosto 2012

Milton Keynes e Model Zone

Milton Keynes è una specie di posto dove c'è tutto e non si trova nulla. Spesso ci si perde. A parte questo, stavolta sono riuscito a ritrovare il centro commerciale dove appunto mi ero perso nel 2010 e che nel 2011 non ero riuscito a trovare. Insomma Milton Kaynes è un gran casino.
The Centre Milton Keynes: stavolta l'ho trovato.

Nel centro commerciale ricordavo un negozio della catena Model Zone e sono andato a dare un'occhiata. Niente di ché, per carità, ma meglio di niente in un piovoso tardo pomeriggio di sabato. Alcuni Spark a prezzo strapieno, diversi RC, alcuni pezzi fermodellistici (soprattutto Hornby), kit Tamiya e altra roba abbastanza usuale per gli standard di un centro commerciale.
Model Zone a Milton Keynes con i saldi fino a lunedì 27.

Abbastanza interessanti alcuni Vanguards dell'ultima generazione scontati del 15%-20%. Model Zone non vale certo il viaggio a Milton Keynes ma nell'improbabile caso vi troviate da queste parti dateci un'occhiata.

24 agosto 2012

Ancora sul Porsche Modell Club...

...ecco, grazie alla gentilezza di Umberto Cattani, il primo adesivo del PMC, stampato nell'anno della fondazione, il 1978. Accanto, naturalmente, una delle versioni della Porsche 917K del 1969 di Faster43, venduta montata. Mi pare una bella accoppiata storica. Tra l'altro una di queste volte mi piacerebbe parlare di questo modello della 917, che rappresenta un capitolo importante nella storia degli speciali montati.

Rassegna stampa: Four Small Wheels 06-2012

Da sempre FSW rappresenta un caso abbastanza atipico nel panorama delle riviste specializzate in automodellismo. Sempre a metà strada fra catalogo di vendita e strumento più generico di consultazione, FSW non sempre ha saputo mantenere un equilibrio fra logiche di mercato e qualità, ma mi pare che in questi ultimi anni il livello sia tornato su valori più che accettabili, con recensioni scritte accuratamente da Mark Chitty cui va riconosciuto il merito di uno sforzo notevole.

Non è per niente facile confezionare decine di giudizi critici con cadenza mensile e a FSW va almeno ascritto il merito di saper mantenere separati gli interessi commerciali di GPM dalla valutazione storica e tecnica di ciascun modello. O almeno lo sforzo c'è e va senz'altro apprezzato, soprattutto oggigiorno con gli arrivi a getto continuo di Spark, Bizarre, TSM e compagnia bella. Oltre a ciò, FSW offre in ogni numero un paio di articoli piuttosto dettagliati, uno riguardante la prova di montaggio di un kit, l'altro più storico, che prende spesso spunto dall'uscita di un modello: Wayne Moyer per il primo settore e David Blumlein per il secondo sono le firme più frequenti. Come molti ricorderanno, Blumlein era l'autore in passato di una rubrica su FSW dal titolo "A random dip into Le Mans history".

Il numero 6-2012 di FSW si apre con l'anteprima del primo kit 1:43 (in metallo bianco) di Model Factory Hiro, che sarà la Eagle T1G F.1 del GP del Belgio 1967. La novità è importante e le prospettive di una linea di kit altamente dettagliati che propongano soggetti che vanno a integrare l'offerta di Tameo e This Way Up sono senza dubbio interessanti. La pagina delle "Editor's choices" è dedicata a quattro versioni della Porsche 956 GrC di Eidolon-Make Up, alla Bugatti T57S in 1:18 di Spark, al doppio libro di Bernard Cahier (ma non era uscito due o tre anni fa?) e al Supermarine Spitfire prototipo 1936 prodotto in kit da Aerotech di Marsh Models in scala 1:32.

Il "test build" di Waune Moyer è dedicato alla Duesenberg Mormon Meteor 1935 di Tin Wizard, mentre David Blumlein si occupa della prima stagione di corse (1967) dell'Alfa Romeo 33; non è bello autocitarsi, ma per inciso è lo stesso soggetto che il sottoscritto aveva affrontato nel 1996 per FSW quando c'era ancora Brian Harvey.
Un altro numero "classico" du FSW, da cui non si vogliono radicali cambiamenti; FSW è come il Marmite o la marmellata di arance.

22 agosto 2012

Grand Prix Models a Banbury

Da qualche anno Grand Prix Models si è spostata da Saint Albans a Banbury, non lontano da Milton Kaynes e da Stratford-upon-Avon (oltre che da Silverstone).

Thorpe Lane si trova nell'area industriale e sulla facciata dei locali che ospitano la ditta campeggia il notissimo logo nero, che tutti gli appassionati hanno imparato a riconoscere dagli anni settanta a oggi. Non ho frequentato GPM nella vecchissima sede di Radlett, ma ricordo ovviamente bene i locali in Noke Lane nel Business Centre di Saint Albans. Ebbene, entrando sembra di essere ancora là. La struttura è ospitata in una specie di terra-tetto a mattoni rossi, al cui pianterreno vi sono l'ufficio e la stanza per le spedizioni. Al primo piano, lo showroom con i kit e i modelli montati. Al giorno d'oggi per trovare un assortimento così completo di modelli montati bisognerebbe forse andare in Giappone (senza dubbio Raccoon) o nei pochi negozi rimasti negli Stati Uniti, ma alla fine i posti "buoni" finirebbero per potersi contare sulle dita di una mano. Qui da GPM qualcosa della vecchia passione per l' "handbuilt" è rimasta e anche se Brian Harvey ha lasciato da tempo la conduzione degli affari a André Marot (una persona molto educata e competente), validamente coadiuvato da due o tre assistenti, l'aria che si respira è quella di una volta, nel senso buono.
André Marot alle prese con una Bentley di Minichamps in 1:18. Il nero non è facile da lucidare... soprattutto quando si è riempito di... polvere cinese.
 
Al piano terra vengono imballati i modelli e stampate le fatture.

Ogni giorno diversi modelli partono per raggiungere i quattro angoli del mondo.


 

Non si ha certo l'impressione di una struttura che non ha saputo evolversi: del resto nell'era di Internet, quelli di GPM sono stati fra i primi a metter su il proprio sito di vendite on-line, riuscendo a mantenere una clientela fedele. Non è un caso se GPM vanta probabilmente il più alto tasso di clienti "esclusivi", nel senso di compratori che non cercano mai altrove, ma che casomai ordinano ciò che serve loro nello stesso posto, a costo di dover attendere anche qualche settimana in più. Dicevo dello show-room, un vero piacere per gli occhi: molto ben rappresentata la tradizione del metallo bianco inglese (SMTS in primis), ma si trovano anche alcune rarità francesi o italiane, oltre alla gamma completa dei più recenti Spark, diversi kit (Mini Racing, Vroom, Tameo...), e i soliti accessori che i modellisti conoscono bene. E' Mark che si occupa di fotografare quotidianamente le nuove uscite che arrivano a getto continuo: di recente sono arrivate alcune Ferrari 330 P3 di Marsh Models, dei nuovi kit da Jade Miniatures e una curiosa Gordon Keeble di Enco, curiosa non tanto per i soggetto, già conosciuto, quanto perché stavolta il factory built sembra in... resina e non nel classico metallo bianco! Che il gruppo Tin Wizard si sia convertito alla resina, almeno per i modelli montati? Eppure il kit resta in white metal. Mah. Affascinanti alcuni vecchi SMTS; peccato invece che i famosi montati GPM siano notevolmente diminuiti, anche se restano alcune eccezioni. Si tratta, come molti sanno, di montaggi singoli a partire da kit recuperati in vari modi (ultimi stock, clienti che hanno cambiato idea, ecc). Per chi non ha provato, negli anni ottanta o novanta, l'emozione di vedersi arrivare una scatolina della Starter o della Provence Moulage con la famosa etichetta "GPM built" forse non può capire cosa evocano questi modelli. In fondo è tutta una questione di nostalgia. Oppure no? In ogni caso ci sono concrete speranze che possano essere riprese iniziative come le famose serie di Le Mans autografate dai piloti o di alcune BMW "art car", montaggi in serie limitata (a 5-10-15 esemplari), l'ultimo esempio dei quali non è neanche troppo lontano nel tempo: alla fine del 2011, infatti, fu proposta la McLaren MP4 di Watson vincitrice del GP d'Inghilterra 1981 (kit Tameo), proposta in 10 pezzi, di cui oggi resta disponibile un solo esemplare. Magari presto un'altra Formula 1 del GP d'Inghilterra, magari nella configurazione no-tabacco immediatamente riconoscibile e con i sacrosanti pneumatici rain? Queste due caratteristiche fanno tanto Silverstone o Brands Hatche e badate che non parlo di certe squallide realizzazioni senza scritte per ottemperare alle ipocrite leggi antifumo, ma a vetture che hanno effettivamente corso in questa configurazione. Una Lotus nera senza scritte JPS o una Lotus gialla senza i loghi Camel e con i pneumatici scolpiti. Non vi vengono forse in mente certe edizioni lontane del GP di Gran Bretagna che guardavate d'estate nella casa delle vacanze?
Al primo piano Mark con gli ultimi arrivi da fotografare e caricare nel sito.

Ultimo arrivo, una Ferrari 625 F.1 di Historic Replicas, montaggio semplice, "all'inglese", semplice e pulito. Ovviamente gli Spark occhieggiano da uno scaffale intero a loro dedicato. Presso GPM non negano di essere affascinati da questi modelli e non è escluso che in futuro possano essere realizzate alcune serie specifiche come del resto fanno - con successo - negozi come Cartima o Raceland. Il tempo scorre davanti a una bella tazza di caffè americano e per un momento sembra che le preoccupazioni di tutti i giorni passino in secondo piano, ed è forse proprio a questo che servono i modelli. Dopo molti anni di interruzione ho anche rifatto l'abbonamento a FSW, disdetto nel 2004 in segno di protesta contro la diminuzione delle pagine e della qualità generale della rivista. Però mi sono detto che FSW non può mancare nella lista degli arrivi mensili, con quella caratteristica busta marrone che fa tanto inglese. O magari adesso lo spediranno come tutti nel cellophane trasparente?
Antico e moderno: kit e Spark.

Una delle vetrine principali dello show room.

Ancora il passato (che vive tutt'oggi) e il presente: kit Tameo e i modelli Spark.





Vari montati speciali in scala 1:43 (e anche più grandi).

Lo zoccolo duro dell'handbuilt vecchia maniera: la Porsche 908/3 di Marsh Models, qui in una delle versioni uscite di recente (Targa Florio 1971).

Tanti SMTS insieme li avevo visti soltanto anni fa da St. Martin's a Londra prima che chiudesse baracca.

Alcuni modelli montati, fra cui diversi di produzione italiana (MG Model, Tron, Carrara...).

Sempre molto ricco l'assortimento di accessori.

Minichamps.

Renaissance, Arena, Mini Racing...

Credo che visite di questo tipo possano riconciliare con un certo modo di intendere il collezionismo. Riassumendo molto, penso che a lungo andare ci manchi il contatto umano. Internet è stata la rivoluzione e non ringrazieremo mai abbastanza la rete che ha permesso a tanti commercianti e collezionisti di mettersi in contatto, ottenendo anche risultati impensabili fino ad appena un quindicennio fa. La rete non potrà essere sostituita ma potrà continuare ad affiancarsi ad altre occasioni di incontro di cui il collezionista fondamentalmente ha bisogno. Non è questo in fondo il motivo per cui tanti di noi continuano ad andare a Novegro, tanto per fare un esempio, ben sapendo magari che troveranno ben poco (o nulla) di interessante? Non è certo il caso di GPM, che di spunti anche entusiasmanti ne fornisce tutt'oggi, continuando a miscelare con sapienza lo spirito antico alle esigenze della modernità.

Da Saint Albans

Lo so, GPM non è più a Saint Albans, ma a Banbury, ma ho deciso lo stesso di dormire nell'antica Verulamium perché è più simpatica. Poi mi trasferirò a Milton Keynes dove da giovedì pomeriggio inizierò a fare la persona seria (?). E poi, promesso, i reportage non-automobilistico del prossimo anno li farò con una Leica X2, che fa molto più figo che non questa Lumix ormai un po' scalcinata. Le Canon reflex restano, appunto, per le cose serie. Vabbè. Intanto, in attesa di qualcosa di più in tema, ecco una bella perla all'aeroporto di Pisa... rassicurante, no?

Per controbilanciare, ecco un dovuto omaggio a chi comunque il mio, di trolley, non l'ha buttato nella spazzatura. Vedremo al ritorno.

21 agosto 2012

In viaggio per Silverstone

Partirò un po' prima per seguire il WEC a Silverstone perché dovrei fare tappa da GPM nei prossimi giorni. Silverstone, come evento in sé, non presenta mai motivi modellistici di particolare interesse, però spero che da una visita a GPM possa nascere un piccolo articolo.

19 agosto 2012

Un po' di storia: il Porsche Modell Club

Il logo commemorativo per i dieci anni del PMC.
Negli anni ottanta e novanta il Porsche Modell Club (PMC) rappresentò per gli appassionati delle vetture di Stoccarda un punto di riferimento e un'occasione pressoché unica per mettersi in contatto con colleghi collezionisti di tutta Europa e anche del resto del mondo. Nell'era prima di Internet uno dei grandi vantaggi dell'associazione al PMC era la frequenza delle comunicazioni, con un gran numero di newsletter, novità e altre iniziative. Il PMC fu fondato nel 1978 da Ulrich Upietz (oggi fotografo ufficiale della Porsche), A. Fey e E. Wollny e ottenne subito il riconoscimento ufficiale di Porsche AG. Già dal 1979 il club si mosse in varie direzioni per far conoscere la propria attività, all'inizio ovviamente limitata ma poi sempre più articolata.: fin da subito venne stampato un notiziario e furono stipulata alcune convenzioni con negozi specializzati, per sconti e altre facilitazioni ai soci, che nel 1980 erano già 86. Nel 1981 Fey e Wollny, pur restando associati, lasciarono tutte le incombenze a Upietz, che divenne così l'unico responsabile del PMC dopo un sostanziale riassetto organizzativo. La sede del PMC era a Duisburg, nella Ruhr.

"Porsche Modell" era l'organo ufficiale del PMC. I quaderni, in piccolo formato, vennero sostituiti dall'A4 all'alba degli anni novanta.

L'anno successivo il club entrò a far parte dell'orbita del Porsche Club tedesco e l'organo ufficiale del PMC ("Porsche Modell") venne rinnovato e migliorato, ricevendo una veste grafica più all'altezza della situazione. Proprio nel 1982, Christophorus, rivista ufficiale della Porsche, pubblicò un ampio articolo sull'attività del PMC. Per i 5 anni del club (1983) venne organizzato un incontro presso il concessionario Porsche Löhr & Becker di Coblenza. Nell'occasione fu proposta la prima delle serie fotografiche, sul tema "20 anni della Porsche 911": proprio col supporto del PMC, la Porsche aveva presentato all'IAA di Francoforte un'esposizione con 50 modelli in scala 1:43 della 911, che in seguito divennero anche oggetto di un poster ufficiale. Nel 1984 i soci del PMC ebbero la possibilità di esporre i modelli delle proprie collezioni per la Porsche Parade a Stoccarda e uno stand del PMC fu presente alla fiera "Modellbau '84" a Dortmund. Il 1985 fu un anno importante per il PMC, perché segnò l'inizio della collaborazione con la francese Starter e la nascita della serie Porsche Modell Exclusive (PME), disponibili solo per i soci.
Il logo che accompagnava tutti i modelli prodotti con Starter.

Si trattava di modelli realizzati da Starter in esclusiva per il PMC, con scatola specifica PME. I modelli venivano forniti sia in kit sia montati dallo specialista J. Renardy. Nella metà degli anni ottanta il PMC era cresciuto considerevolmente, sia in termini di iscritti (300 soci) sia come attività: la collaborazione con Starter originò, come vedremo, molte serie limitate; accanto a ciò il club fu attivo anche come sponsor del team Löhr & Becker, che schierava una Porsche 944 Turbo Cup nella Porsche Cup; un'altra Porsche, la 936C del dottor Brunn (da non confondere col quasi omonimo Walter Brun) portò gli sticker del PMC alla 1000 del Nürburgring, a Spa e nella gara finale della Super Cup. L'operazione di sponsorizzazione della 944 si ripeté anche nel 1987, anno in cui il PMC organizzò due importanti incontri, ad Aachen e al Nürburgring. La fine del decennio fu probabilmente il momento di maggior successo del PMC. Il 1988, anno delle celebrazioni del decennale della fondazione fu ricco di iniziative: meeting a Stoccarda, nuovi modelli PME, stand al "Modellbau '88", altre edizioni fotografiche e molto altro ancora.
Memorabilia: cartolina di auguri (Natale 1988) firmata da Ulrich Upietz.

Nel 1989 i soci sfioravano quota 500. Il biennio 1988-1990 fu, come detto, il più glorioso della storia del PMC, ma ben presto iniziò un declino piuttosto rapido. Le difficoltà economiche in cui versava la Casa madre ebbero senz'altro il loro peso: in quegli anni la Porsche si imbarcò in due avventure sportive (la F.Indy e la F.1 insieme al disgraziato team Footwork) che, costosissime e dagli scarsi risultati, condizionarono pesantemente il bilancio e l'attività sportiva di quasi tutti gli anni novanta, almeno fino al varo del programma con la 911 GT1. Intanto Ulrich Upietz, sempre più coinvolto nell'attività di fotografo, lasciò la gestione del PMC all'olandese Henk Koop, ma si capì molto presto che qualcosa era definitivamente cambiato e che nulla sarebbe stato come prima.

Starter-PME: Porsche 917/10 AAW Interserie 1972 e Neste Oy Interserie 1972

Starter-PME: Porsche 935 IMSA Le Mans 1978 Redman/Barbour/Paul

Starter-PME: Porsche 936C Gr.C 1986

Usciti di produzione i modelli PME, Koop avviò una timida collaborazione con altre marche (di diecast), collaborazione i cui risultati, qualitativi e quantitativi non erano minimamente paragonabili a quelli raggiunti nel periodo di collaborazione fra il PMC e la Starter. La cosa, quindi, si spense abbastanza presto. Oggi il Porsche Modell Club esiste ancora, sotto la gestione diretta della Porsche, ma è un lontano fantasma di quella bellissima associazione che aveva fatto sognare tanti collezionisti negli anni ottanta e novanta.
Ampia la scelta di Porsche RS60 e RS61: furono ben 16 le versioni realizzate.

Il PMC era impegnato ogni anno nella sponsorizzazione di una vettura partecipante al monomarca Porsche, che alla fine degli anni ottanta si disputava con le 944 Turbo.

La famosa 944 Turbo Cup 1987 con i geroglifici in versione bianca e rosa, esclusiva PME.

Come si è già accennato, il PMC dei momenti d'oro viene ricordato soprattutto per la collaborazione con Starter: la produzione, di cui magari ci occuperemo più diffusamente in un articolo specifico, era molto variegata e spaziava dalle 718 RSK declinate in moltissime versioni alle RS60 e 61, dalle 904 Carrera GTS alle 944 Turbo Cup fino naturalmente alle 956 e 962 Gruppo C e IMSA. Ma c'era anche altro: per il decennale del 1988, ad esempio, uscirono due bellissime 917/10 (la AAW vincitrice dell'Interserie 1972 e la Neste Oy, vincitrice del '73), la 935 IMSA di Redman/Barbour/Paul (Le Mans 1978 #90), oltre alla 962 IMSA vincitrice della 12 Ore di Sebring 1986.
Edizione limitata evoluzione della 911.

Era un fiorire di versioni inedite, con modelli esclusivi e montati molto bene da Renardy. Nelle edizioni di "Porsche Modell" ogni uscita era descritta dettagliatamente e veniva fornito un formulario di ordinazione spesso completo di un'immagine su carta fotografica del modello. Un altro piatto forte del PMC era poi l'offerta di foto: grazie all'attività di Upietz e della sua Group C Production, il PMC era in grado di fornire una documentazione completa di praticamente tutte le principali gare endurance della stagione (WSC, IMSA, Le Mans, ma anche Super Cup), e questo nel periodo in cui Internet ce l'aveva solo l'esercito americano era qualcosa di incredibilmente utile e innovativo. Insieme alla documentazione di vetture reali venivano prodotti dei quaderni tematici in cui si raccoglievano alcune decine di immagini di modelli Porsche: particolarmente interessanti le edizioni che raffiguravano le elaborazioni, provenienti per lo più dalla collezione di Paul Roche.

Qui e in alto: alcune immagini dei famosi quaderni di foto; nella fattispecie si tratta di un'edizione dedicata a modelli elaborati.

Lo stesso "Porsche Modell" ospitava interessanti articoli di recensioni di modelli, consigli di montaggio e documentazione, che spesso si rivelavano preziosi. Prima di concludere questo pezzo - forse anche troppo lungo per i canoni di Internet - ancora due parole sui soci: il primo iscritto italiano fu - neanche a dirlo - Paolo Tron nel 1979, il quale se non andiamo errati rappresentò anche il PMC in Italia. Troviamo poi, iscritto dal 1985, un certo... Valerio Comuzzi, ma anche Alberto Balestrini e Gennaro Robustelli (dal 1987). L'autore di queste note si iscrisse tardi, nel giugno 1989 (del resto non avevo ancora 18 anni... sigh).
Per ora bastino queste note. Probabilmente altri potranno aggiungere altre testimonianze su uno dei più affascinanti club modellistici dedicati a una singola marca.
La presentazione delle decals studiate per la Carrera RSR, commercializzata come PME su base Starter (GELO e Tebernum).

Tramite la Group C Production, il PMC era in grado di offrire un'ampia documentazione delle maggiori gare endurance del periodo.

Qui e sotto: alcuni esempi di formulari di ordinazione.