30 dicembre 2012

MRF, la causa di tutto. Alle origini del kit francese in resina

Testo Umberto Cattani (con la collaborazione di David Tarallo)
Foto Umberto Cattani-David Tarallo

Questo speciale su MRF è nato in poco tempo. Ma è nato in poco tempo perché è un argomento che ci appassiona e non ci abbiamo messo molto, Umberto e io, a raccogliere il materiale necessario, curiosi di vederne il risultato finale. Diciamo che in questo caso c’è stata ancora maggiore collaborazione fra noi, anche se ad Umberto va il merito di avere progettato la struttura del pezzo e di avere scritto il testo, con poche varianti. Le sue foto, poi, sono state integrate da diverse cose che avevo in archivio. Per gli appassionati, il marchio MRF è in un certo senso, la “causa di tutto” e trovo davvero azzeccato il titolo che Umberto ha pensato per questa storia di MRF, che resta tuttavia un marchio meno conosciuto di altri. Non penso sia stato scritto niente su quella che è stata poi l’origine del kit francese in resina, salvo rare e sporadiche note in qualche libro o in qualche rivista. L’occasione, quindi, è quella giusta per affrontare il discorso dalle origini, ampliandolo poi con la storia dei marchi immediatamente successivi a MRF, che tutto sommato ebbe vita breve. Ma da MRF si è generato tutto il filone marsigliese, che ci ha dato Record, Starter, Provence Moulage e che oggi continua con Spark e i suoi accoliti. Iniziamo, quindi. Immaginatevi la Marsiglia di fine anni settanta. Per maggiore realismo siamo andati a ripescare su Google Maps la mitica rue Pastoret, così com’è oggi, e ci è apparsa in una bella giornata di sole; una strada stretta ma caoticamente allegra, come molte strade di Marsiglia; piena di magazzini, laboratori e gente che magari non ha la minima idea di cosa stia accadendo in uno di questi stanzoni al piano terra…
 
 

Da qualche tempo attorno al marchio Spark si sono accese discussioni d'ogni tipo. Il successo, si sa, genera invidie e tentativi d'emulazione. Dietro questa firma orientale si cela il figlio di André Ripert, un nome sconosciuto ai più. E' da lui che comincia il racconto di una bella storia, una narrazione che svela l'inizio di una genesi modellistica  ancora lontana da avere una fine.

André Ripert fotografato in occasione della premiazione di Minis Auto, il 17 febbraio 1986 alla terrazza Martini. Siamo già in piena stagione Record.
1977, il mondo dell'1/43 inizia a ribollire. Sono gli anni in cui i collezionisti vedono arrivare sul mercato i primi veri modelli speciali, gli inglesi Paddy Stanley, Mike Richardson, Brian Harvey hanno già iniziato il cammino, in Francia Jacques Simonet ed in Italia i fratelli Petrucci ed anche Marco Bossi, Carlo Brianza, Paolo ed Angelo Tron stanno proponendo kit, il settore dei diecast non è in grado di accontentare i famelici appetiti degli appassionati, l'attualità latita, Solido, la casa più seguita, sforna novità con il contagocce e quindi il mercato è in fermento. Chi ha iniziativa, può buttarsi nella mischia, tutto è in divenire, le idee possono prendere forma, i negozi specializzati crescono come funghi in autunno, le borse scambio iniziano ad affollarsi e le contrattazioni diventano frenetiche.
In quest'ambito, risalendo alla data d'inizio, nasce a Marsiglia quella che negli anni sarà una delle pietre miliari del settore, grazie ad uno dei fondatori che diventerà in breve pioniere di un certo modo d'intendere la produzione di modelli in scala.




In questo caso siamo al cospetto di un factory built. Caratteristica comune a tutti i montati della casa, la punzonatura del numero di serie sul pianale in metallo che non era mai dipinto ma spazzolato. Su questo modello, i fari anteriori non erano rapportati ma stampati integralmente alla scocca. Oggi questi modelli sono estremamente rari da trovare, soprattutto se in condizioni pari al nuovo.
La sigla MRF è un acronimo: sta per Mini Roues Fils. Scopo iniziale della dinamica firma provenzale era infatti la produzione di meravigliose ruote a raggi, ottenute grazie ad un paziente intreccio di fili metallici d'incredibile finezza. Se infatti guardiamo a quegli anni, nessun produttore tra i tanti scesi sul mercato poteva realizzare cerchi a raggi soddisfacenti, tutti optavano per cerchi in metallo bianco che, se da un lato accontentavano una cerchia di appassionati, dall'altro deludevano i più esigenti. La scoperta di questo accessorio rivoluzionò ben presto il settore. La qualità all'epoca non era eccellente, spesso le linee dei modelli era approssimativa, i dettagli essenziali ma, calzando scarpe MRF, l'occhio cadeva su questi cerchi, perdonando errori ed asimmetrie. Quante volte abbiamo sentito affermare: "E' un kit John Day ma guarda come è cambiato. con quelle ruotine MRF". Il modello aumentava subito di valore, come se una contadinella scendesse in città calzando scarpe di lusso!

Le famose scatoline cilindriche in plastica trasparente, che contenevano i modelli MRF.

Dietro questo marchio si celava, oltre Ripert, anche Calligaro, un collezionista conosciuto. I debutti furono incoraggianti, la domanda superava di gran lunga l'offerta, anche perché le ruote a raggi erano realizzate a mano e richiedevano tempo e mani esperte ed allenate per un perfetto allineamento. In Italia costavano 3500 lire, molto più di un set tradizionale ma al collezionista non importava, la spesa era giustificata dal prodotto esclusivo. La sede era in Rue Pastoret, come tutte le realtà di quegli anni constava in un piccolo laboratorio e nulla più.

A sinistra un piccolo campionario di quattro ruote a raggi dell'epoca, stampate in metallo oppure in plastica. Quest'ultime equipaggiavano i diecast. Sulla destra si nota un treno completo di cerchi MRF. La differenza è ben evidente.

Ben presto alla produzione di cerchi speciali si affiancò ciò che Calligaro e Ripert volevano fin dagli inizi, la realizzazione di kit di altissima qualità, da contrapporre alla concorrenza più agguerrita. Insomma, si voleva portare MRF al top di gamma, senza alcuna concessione. Per i prototipi ci si affidò a Gauthier, un artigiano abilissimo nella creazione di master. Per ottenere il massimo della finezza, si fece ricorso alla resina per le carrozzerie, un materiale che permetteva stampaggi eccellenti. C'era purtroppo un rovescio della medaglia. Il poliestere usato era infatti fragilissimo, andava maneggiato con estrema cura, alcuni dettagli, primi fra tutti i montanti delle carrozzerie, potevano spezzarsi con grande facilità. Per regalare peso al modello-erano molti allora i collezionisti che odiavano la leggerezza della resina-i pianali erano in metallo bianco di un certo spessore.

Si può affermare che questo modello sia stato il padre di tutte le 935 che poi seguiranno negli anni sotto i marchi Record e Starter. Riproduceva la vettura che, con i colori JMS, disputò la 24 ore di Le Mans 1977. Le decalcomanie non erano più Cartograf, sui primi esemplari la livrea rossa mostrava una brutta bordatura bianca, frutto di uno scorretto allineamento delle maschere colore.
La produzione MRF inizialmente si focalizzò sui montati di grande qualità, in tiratura limitata a 500 esemplari. Il loro assemblaggio era impeccabile, il livello della verniciatura eccezionale, ma la reperibilità fu sempre problematica, grazie ad un successo immediato. Si potevano trovare alla borsa scambio di Marsiglia, andando direttamente in Rue Pastoret oppure contattando l'Equipe Tron che fu la prima a diffondere il marchio francese nel nostro mercato. All'epoca-siamo nel 1978-un MRF montato costava 45.000 lire, un po' meno di un AMR ma molto di più rispetto un nostrano ABC, ad esempio. La qualità già allora come adesso, si pagava.

La Porsche 930 fu salutata all'epoca  come una delle vetture sportive più rivoluzionarie del mercato. Ben si adattava alla riproduzione in scala MRF, qui montata intorno al 1982 partendo dal kit. Decalcomanie Cartograf, cerchi torniti in alluminio, tergicristallo in rame.

 

Il foglietto di istruzioni del kit della Ferrari 250 GT SWB, su cui resta ancora il filo di rame che avrebbe dovuto essere impiegato per realizzare i vari interruttori di comando sul cruscotto. Le istruzioni (quando c'erano!) erano chiare, disegnate bene e ricche di piccole ma utilissime indicazioni. Siamo ancora lontani dallo "stile-Record": niente istruzioni, giusto una foto del modello montato (in bianco e nero) incollata a un lato della scatola! Notare l'indirizzo riportato, via Pastoret, 10.

A volte andando per mercatini, soprattutto quelli minori e più defilati, è possibile scoprire il diamante tra la "monnezza". Questa splendida Talbot, un rarissimo factory built, è stata riportata alla luce dopo un attento restauro. Pagata pochi euro, ha reso indimenticabile una fredda domenica d'inverno...

Accanto alla Talbot, riposava ruote all'aria questa Alfetta 158. Teatro, il medesimo mercatino. Trattandosi di un kit e non di un FB, si è proceduto ad un rifacimento completo, seguendo le linee base della casa madre. Essendo il modello di debutto di MRF, la cura dedicata è stata delle più attente.
 
Dopo qualche tempo si decise di lanciare una linea di kit che riprendeva comunque quanto inizialmente realizzato in serie montata. La lista prevedeva riproduzioni piuttosto assortite. Per il debutto fu scelta l'Alfetta 158 di F1, cui seguirono in rapida successione la Talbot Lago 4.5 F1, le Ferrari 365 GTS4 e 250 GT stradale oppure Tour de France 1958, unitamente alla Mercedes 300 SLR, alle Porsche Turbo (3,0 e 3,3) e 935 nella livrea JMS Le Mans 1977.

Un altro factory built, trovato di recente ed opportunamente restaurato. Esemplare la finitura, sempre facendo riferimento all'epoca di produzione. Il modello risale infatti a 35 anni fa, davvero tanti per questo tipo di prodotti. Riproduce la celebre Mercedes 300 SLR, tragica protagonista della 24 ore di Le Mans 1955.
 
 
Estremamente rara fu l'ultima Ferrari della serie, la berlinetta SWB a passo corto e finestrino angolare. Sempre per la tematica Porsche, uscirono la 911 SC in veste coupé e Targa ed una 911 SC gr.3, priva di decalcomanie. Il canto del cigno fu rappresentato dalla Porsche 935 Moby Dick nella configurazione test al Paul Ricard 1977.

Un esempio di scocca MRF adattata su base Solido. Il pressofuso non era molto fedele ma adattando la carrozzeria in resina al pianale ed agli accessori dell'industriale, partendo da un transkit di base, era possibile avvicinarsi parecchio ai kit artigianali.


Questo modello può essere considerato come il canto del cigno di MRF. Disponibile sia in kit, sia montato, riproduceva la vettura che Porsche provò nell'inverno 1977 al Paul Ricard. Da qui sarebbe nato il progetto Moby Dick per il mondiale dell'anno seguente.
 

Tempi di passaggi di consegne...MRF sta chiudendo i battenti, il mondo degli artigiani evolve e la resina poliestere sta cedendo il passo a quella infrangibile poliuretanica. La scatola è quella dei primi kit Provence Moulage ma il prodotto reca ancora la sigla MRF.
 

Come si nota, ora il pianale, stampato da Provence Moulage, non è più in metallo ma in resina. Gli spessori ne risentono, purtroppo. Le stesse marmitte sono solidali al pianale. Così come per la 935, anche la 250 GT vedrà nuova luce e gloria postuma sotto il marchio Starter.
I lettori più avanti negli anni ricorderanno l'originale confezione che conteneva il kit: un cilindro in plastica trasparente, su cui spesso si focalizzavano le attenzioni dei collezionisti quando riuscivano a trovarne uno in negozio. Il loro prezzo era competitivo, 18.000 lire in linea con prodotti molto più scadenti. Il montaggio, superata la fase delicata della manipolazione della resina, era facilitato da un accoppiamento dei particolari molto preciso. Se sui modelli in metallo la preparazione richiedeva tempo e fatica, con la resina poliestere bastavano spesso qualche colpo di lima e poco stucco per arrivare alla fase della verniciatura.


Il kit Solido delle Porsche 934 in gara a Le Mans comprendeva anche questa livrea, oltre a quella della Meccarillos rossa del ’77 e della Cachia del ’76. Purtroppo non si trattava di una 934, bensì di una 930 Turbo con specifiche da Gr4 che corse nel 1978. MRF propose un suo kit che riproduceva fedelmente questa vettura, su cui si adattava perfettamente la decalcomania Cartograf.
L'acetato termoformato entrava nella carrozzeria senza problemi e la finezza dei dettagli era sconosciuta a gran parte della concorrenza. Per le decalcomanie, ci si affidò inizialmente a Cartograf per la Ferrari 250 GT Tour de France  e la Porsche Turbo ma la collaborazione ebbe vita brevissima.

Un kit della Porsche 930 fotografato oggi, ancora perfettamente integro. Per rinforzare alcuni pezzi particolarmente critici, come gli specchietti, venivano inserite delle “anime” di metallo.

I cerchi, quando non erano a raggi, sfruttavano torniture in alluminio, sulla Porsche si utilizzarono per la prima volta tergicristallo in rame mentre la Mercedes 300 SLR disponeva di aerofreno posteriore mobile. Per quegli anni, erano lussi che facevano davvero la differenza.Sul finire degli anni settanta iniziavano ad affacciarsi sul mercato i primi transkit, a volte semplici ma spesso laboriosi,  costringevano infatti il modellista a faticosi adattamenti alle basi industriali, quasi sempre firmate Solido. Per facilitare questo lavoro, MRF produsse una serie di scocche, sempre in resina, studiate per adattarsi alla produzione Tron e Mini Racing. In ordine cronologico, uscirono l'Alpine A442, le Ford Escort MK Gr.1 e Gr.4, la Citroen Maserati in versione Milord, la BMW 2002 Gr.2, la Lancia Stratos Gr.4, la Renault R5 Gr.2, l'Alfetta GTV Gr.4, l'Alpine A110 la Porsche 928S. In media, questi variokit costavano un terzo rispetto il kit tradizionale.

Un kit consentiva di riprodurre a scelta una tra le tante Porsche 911 SC Gr.3 che correvano nei rally francesi o italiani. Era infatti privo di decalcomanie; spettava al modellista provvedere autonomamente alla decorazione.


In queste tre immagini un raro factory built appartenuto nel passato a Ugo Fadini. Si noti il numero di serie inciso sul fondino di metallo.





Di pari passo, le ruote a raggi continuavano ad infiammare i desideri dei collezionisti, la concorrenza era infatti quasi inesistente. Le prime Ferrari 250 GTO firmate da André Marie Ruf calzavano questi accessori, celebri le liti tra André e Ripert cui l'artigiano di Vélizy imputava tempi di consegna biblici che rallentavano la commercializzazione del kit.
MRF non ebbe vita molto lunga, infatti già nel 1979 Calligaro e Ripert fondarono la Record, altra firma celebre nel panorama di quegli anni mentre alcuni prototipi saranno ripresi poi da Provence Moulage.

Una Talbot-Lago non factory built, ma montata nel 1979 da un anonimo modellista (c’è l’anno di montaggio dipinto sul fondino), il quale provvide a realizzare tutte le rifiniture con inchiostro di china, dipingendo a pennello numerosi particolari quali lo stemma sul muso. Un lavoro da certosino. Questo modello, a quel tempo, doveva sembrare qualcosa di eccezionale.


La stessa Talbot-Lago insieme a due Bugatti di John Day, anch’esse montate alla fine degli anni settanta.

Se sarete lettori attenti ma soprattutto fedeli, vi racconteremo un poco alla volta la storia di Spark, passando attraverso le tappe MRF-Record-Starter, cercando di spiegarvi l'evoluzione che ha caratterizzato la famiglia Ripert nel corso di 35 anni.
Di padre in figlio l'amore per l'1/43 si è sviluppato secondo un'evoluzione costante ed attenta alle esigenze dei collezionisti. Una vita spesa tra passione e macchinine, il sogno di qualsiasi collezionista che si rispetti.


Chiudiamo questa carrellata di immagini con un ponte ideale fra antico e moderno: una 250 GT SWB di MRF montata alla fine del 2012 dal bravo Denis Carrara, cercando di utilizzare quanto più possibile i pezzi originali del kit e senza particolari aggiunte. Su un MRF era obbligatorio mantenere le ruote… MRF!

14 commenti:

  1. Complimenti per la competenza manifestata. L'ho letto volentieri. Grazie. Ivan.

    RispondiElimina
  2. Grazie a te, Ivan.
    Io e David, con il vostro conforto, abbiamo intenzione di raccontare tante di queste storie.
    Insieme, abbiamo attraversato forse gli anni più belli ed interessanti di un'epoca che forse non tornerà più.
    Senza falsa modestia, sono stati pochi, soprattutto nel nostro paese, quanti si sono cimentati in questo tipo d'informazione.
    La storia è pur sempre alla base di ogni passione.
    Per ora, potete leggerci qui, domani, chissà, ci ritroveremo altrove ma sempre accomunati dallo stesso entusiasmo, quello che ci fece incontrare tanti anni fa, ad una borsa scambio tenutasi a Torino.
    E magari, potremmo narrare un'altra storia, più personale...
    Grazie per tutto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Siamo qui tutt'orecchi, anzi, occhi.
      E mi viene in mente che in "cantina" ho una Mercedes SLR Le Mans ancora da montare...

      Elimina
  3. Grande Umberto come sempre,mi ha fatto piacere leggere la storia di quelle che erano,sono e saranno sempre le mie marche preferite!
    By Marcoparra

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Oooopsss ovviamente GRANDE DAVID che nn ci lascia mai senza argomenti interessanti!
      By Marcoparra

      Elimina
  4. Bevuto in un soffio. Non vedo l'ora di leggere le puntate successive!

    RispondiElimina
  5. Conoscere la storia è e sarà sempre strumento imprescindibile per comprendere la realtà e le sue possibili evoluzioni.
    Ero con lo Zio "Occhio di Falco" Umberto quella domenica in cui ha "scovato" la Talbot e l'Alfetta.
    Era visibilmente compiaciuto nel darmene notizia, ma la mia ignoranza non mi ha consentito di apprezzarne la portata.
    Ora riesco a comprendere appieno il valore.

    Grazie Umberto e David per quest'altra splendida storia.

    RispondiElimina
  6. E sempre interessante leggere la storia degli automodelli ed MRF era una delle case che più mi intrigava.
    Una cosa vorrei chiedere che mi incuriosisce: il rapporto fra MRF e il trio Record, Starter, e Provence Moulage : le tre case marsigliesi sorsero per volontà di Ripert o ex- dipendenti MRF, o furono altri imprenditori che si avventurarono nel settore limitandosi ad acquistare gli stampi MRF?
    Interessante il parallelo Spark- MRF : due realtà che hanno portato una notevole innovazione nel campo del modellismo.
    SVR

    RispondiElimina
  7. Da MRF uscirono Ripert e Calligaro che fondarono Record.
    Calligaro poi, insieme a Roche, creò le basi per Starter, mentre Provence Moulage era stata fondata da Xavier de Vaublanc.
    All'interno di queste quattro realtà confluirono vari prototipi secondo una logica molto difficile da interpretare.
    Non è raro vedere lo stesso modello commercializzato sotto diverse sigle, pur mantenendo le caratteristiche di base.
    Emblematica la Porsche 956, prima Record, poi Starter ed anche Provence Moulage.

    RispondiElimina
  8. Grande intuizione e argomento interessante e intrigante,poi un duo cosi'ferrato in materia non esiste in nessun'altra parte del globo,a quanto un bel libro sui mitici anni 70/80 sulla produzione degli speciali d'oltralpe e non? Grazie ad Umberto e David!!!Guido (raibow64) PS Auguroni a tutti for the new year!!

    RispondiElimina
  9. Grazie Guido e buon anno anche a te. Per il libro, l'idea potrebbe essere valida (anzi, lo è senz'altro) e di editori disposti a pubblicarlo ne conoscerei anche un paio. Vedremo che piega prenderanno le cose. Intanto uscirà qualcosa di simile (anche se molto lacunoso), scritto dagli stessi autori del libro sugli artigiani del metallo bianco. Pubblicherò la recensione, ma ho l'impressione che stavolta si sia voluto uscire presto a tutti i costi, sacrificando l'equilibrio generale e la completezza dell'informazione. D'accordo che a un certo punto le cose vanno portate a termine, ma quella era ben lungi dall'essere pronta per il pubblico.

    RispondiElimina
  10. Postilla MOLTO importante.
    Nel raccontare le origini di MRF, ho colpevolmente dimenticato il ruolo ricoperto da Jean Pierre Gauthier, socio iniziale di Calligaro ed autore dei prototipi. Ripert sarebbe arrivato più tardi. La data ufficiale di nascita del marchio MRF è quindi il 1975, il primo modello ufficiale, la Talbot, è messo in vendita il 30 marzo 1976, giorno di nascita del primogenito di Calligaro.
    Riordinando le mie carte, sono venuto in possesso di queste preziose informazioni.


    RispondiElimina
  11. ... avrei voluto aggiungere questa postilla Umberto, ma "sentivo" che avresti aggiunto ... l'altra azienda francese che nel 1975 ha abbattuto un grosso muro ... al nord in metallo al sud in resina (e che resina!!) ...

    RispondiElimina