08 aprile 2012

Rotarex: un marchio giapponese degli anni 80

Il negozio di Keizo Kojima, tuttora esistente, fu promotore negli anni ottanta di alcune produzioni modellistiche molto interessanti e all'avanguardia per l'epoca. Molti conoscono le linee Cam e Newcon, i cui esordi si collocano nei primi mesi del 1980, e che comprendevano montati e kit di pregevole fattura (alcune immagini e commenti potete vederli nel forum Duegi: http://www.forum-duegieditrice.com/viewtopic.php?f=10&t=38939&hilit=newcon+swb (e poi non dite che non incentivo la lettura di detto venerando e rispettabile forum!). Tornando seri, i modelli Cam e Newcon (in metallo bianco) erano tutto fuori che comuni in Europa - almeno in certi paesi - e avevano la simpatica tendenza a costare un occhio della testa. I motivi, a dire il vero, c'erano tutti: finiture superiori, fotoincisioni molto raffinate e utilizzate con "intelligenza", interni rifiniti al meglio, ruote a raggi in linea con i tempi e via di seguito. Kojima si occupò anche di modelli in scala più grande: forse qualcuno ricorderà i Climax in 1:24. Uno degli ultimissimi marchi fu Rotarex, cui sono legati alcuni modelli in resina 1:43, venduti montati (e anche in kit?) su basette di legno tipiche di quel periodo. Uno dei prototipisti di quei modelli era tale Kawaguchi, di cui non ho molte notizie. Chiesto qualche dettaglio al sempre gentilissimo Akihiro Kamimura, ho ottenuto questa risposta: "Mr.Kawaguchi was in the employ of Kojima many years ago and made several master models of Rotalex and Newcon. And now he quit the job. That's what I know about him all".
Tipica presentazione anni 80, con basetta di legno. Il modello, in resina e fondino in metallo bianco, era fissato alla base con una sola vite. La scritta sulla placca inferiore evidenzia il nome del prototipista.

Linee azzeccate e ottima impressione generale. Negli anni ottanta modelli come questi erano quanto di meglio si potesse trovare sul mercato degli speciali montati.

Il colore di queste 250 LM "stradali" virava un po' singolarmente sull'arancio, e non si tratta di un difetto del mio esemplare, dato che ne ho visti almeno quattro.

Raffinate e molto fini le ruote a raggi con i gallettoni correttamente orientati. Ancora oggi alla BBR fanno fatica a mettere una parola definitiva su questo particolare!

Gli pneumatici hanno riportata in rilievo la scritta Dunlop, particolare mutuato dalle precedenti produzioni Newcon.

Montaggio pulitissimo: notare l'esattezza degli incollaggi delle cornici dei fari fotoincise e delle calotte in plexiglass. Le due calottine sul cofano sono in acetato trasparente. Notare il pelo di gatto appoggiatosi furtivamente sullo stemmino Ferrari.

Su alcuni esemplari gli scarichi erano verniciati in nero, a differenza di questo. La scritta Ferrari (poco visibile in foto) sul posteriore è in fotoincisione.

Tutto sommato, con ciò che a volte si vede in giro, questo sarebbe ancora oggi un signor modello.

Non è molto ma è già qualcosa. Il modello montato più celebre di Rotarex è forse la Ferrari 250 LM, di cui esistono due versioni, una "presentazione", l'altra in livrea NART vincitrice della 24 Ore di Le Mans 1965. La Rotarex fece anche una serie di 330 P4 e 412 P (ne ho vista una nei colori Maranello Concessionaires Le Mans 1967), probabilmente più rare della 250 LM. Questa produzione risale alla metà degli anni ottanta: la 250 LM fu realizzata nel 1984 e secondo un paio di fonti l'ultimo anno di esistenza del marchio Rotarex è il 1987.
In queste immagini un esemplare della 250 LM in versione Le Mans 1965





4 commenti:

  1. Questo Blog è per me ormai una pietra miliare come il forum della Duegi.
    A mio avviso il forum ed il blog non sono in concorrenza ma sono complementari.
    Credo che sia normale che David dedichi più tempo e più interesse al suo blog ma a chi partecipa ad entrambe perchè dovrebbe importare? L'importante è poter leggere e osservare, poco importa dove.

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  2. Noto la finezza delle prese d'aria del propulsore ed anche una vaga somiglianza generale con la più famosa GTO Newcon.
    Ed è incredibile come 20 anni dopo si siano fatti modelli molto peggiori (IXO) nonostante documentazione e tecnologie.

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  3. Andai in Giappone nel 1985.
    Anche per assecondare la passione della mia allora non ancora moglie, Enrica. Personalmente trovai un sacco di cose interessanti in quel Paese (ci imbattemmo, per pura caso, nei Campionati del Mondo Fuochi d'Artificio a Kobe = in-cre-di-bi-li!)... salvo il cibo... ho fatto alcune figuraccie mica male nel Sol Levante... tipo quello di chiedere "bread, please" ... per poi godermi l'espressione agghiacciata da parte della cameriera di turno... salvo il fatto che il panettiere (パン屋) era di fronte al ristorante stesso !
    Insomma, un Paese un po' strano... almeno per me...
    Ma perchè vi dico ciò? Perchè una delle ragioni (minori) del viaggio fu una delle prime borse di scambio organizzata a Kanagawa (vicino a Tokyo) e cogliere l'occasione per conoscere alcuni dei commercianti con i quali ero entrato in contatto (fubbi uno dei primi a importare in Europa le loro produzioni) -- dal punto di vista automodellistico il viaggio fu un trionfo, da molti punti di vista ma, soprattutto, dal punto di vista degli ulteriori contatti e approfondimento con le produzioni made in Japan. Allora mi sarei aspettato una loro esplosione che, invece, a parte Make Up Co. non avvenne così come l'avevo immaginata -- in effetti, in parte, loro sono esplosi, ma solo nel loro Paese. Le ragioni furono i prezzi troppi alti per i mercati Europei e USA e anche per le difficoltà di comunicazione (c'erano si i primi Commodore 64 ma NON Internet che nacque nel 1991). La mia prima sensazione riguardo ai Newcon e Rotarex? Di grande ammirazione. In alcuni ambiti erano avanti se non allineati alle migliori produzioni Europee di quell'epoca. Mentre alcuni dettagli mi lasciavano perplesso. Le linee dei loro automodelli erano quasi sempre ... boh... inferiori a quanto avevamo da questa parte. L'Annecy era superiore al Rotarex (anche grazie a un certo Rino Robustelli) e anche la GTO di Newcon non era all'altezza dei Ruf, per non parlare delle P4 e 412P.
    In conclusione la produzione artigianale 1/43 Giapponese non è stato all'altezza delle (mie) aspettative. IMHO.
    Konnichiwa.

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