09 aprile 2012

Numeri che non tornano più

Il blog presenterà presto alcuni argomenti che mi auguro di interesse, cui sto lavorando con la collaborazione di un paio di persone. Mentre raccoglievo un po' di materiale oggi pomeriggio, di colpo mi è tornata in mente la fine degli anni ottanta, chissà perché. Il periodo del liceo, certo. Poi le ultime borse di scambio organizzate da Tron a Firenze, l'inizio di una nuova epoca per i collezionisti... e la fine di un'altra epoca fatta delle "stranezze" di quel decennio. Stranezze che significavano serie AMR da 500 pezzi vendute in un amen (non tutte, ma parecchie), e proprio da lì è scaturito il mio ragionamento, che non è per niente nuovo, ma che di tanto in tanto amo riproporre a me stesso. Erano modelli, quelli, che costavano mezzo milione di lire, a volte anche di più, e il mercato non era vasto come quello di oggi. A parte i collezionisti europei, c'erano quelli americani e forse qualche giapponese, e poco altro. Eppure si facevano fuori 500 Ferrari 365 GTC, 500 Ferrari Daytona Coupé, 500 Daytona Spyder e via di seguito.
Cinquecento Ferrari Daytona AMR venivano esaurite in poco tempo. Non per nulla, la serie 500 di AMR è lo specchio di un'epoca. Lo specchio di un'epoca, appunto. Ma perché?
Oggi questi numeri non li fa neanche Spark con modelli che costano 50/60 euro (tranne in casi eclatanti come i vincitori di Le Mans e certi altri soggetti estremamente popolari, come le vetture da rally contemporanee). Perché? Ci sarà chi risponde a colpo sicuro. "La crisi!". Non è una risposta accettabile. Ci dev'essere altro. La crisi non dura da 20 anni - eh sì, perché già dalla fine degli anni novanta le cose già non andavano benissimo e Ruf se n'era accorto. Poi, la crisi... La crisi può esserci per chi compra un modello risparmiando su altre cose; c'è con la crisi si è arricchito. Sei eri commerciante d'armi con le varie guerre degli anni 2000 hai fatto fortuna. Ma invece di 2000 modelli ti sei comprato 5 Ferrari vere, magari. Faccio così per dire. E gli spunti non finiscono qui. In realtà - e questo mi è sempre sfuggito - non sono mai riuscito a capire chi fossero gli acquirenti di quelle famose serie da mezzo milione, e di modelli simili. Non sono mai riuscito, insomma, ad avere quello che si suole definire uno "spaccato sociale" del collezionista "high-end" degli anni ottanta. C'erano attori, industriali, ecc. Lo so. Ma chi erano esattamente, come si comportavano, quello è sfuggito ovviamente al liceale che se era fortunato poteva permettersi un paio di kit Starter al mese o un montato da 100.000 lire. Per non divagare, riassumo così il mio ragionamento un po' desultorio di stasera:

*) La crisi è la scusa (la scorciatoia?) con la quale si danno spiegazioni semplici a fenomeni complessi. La crisi investe il poveraccio, altre persone in questa crisi ci sguazzano. Tra l'altro.

*) Oggi il mercato è più vasto: russi, altri est-europei, indonesiani, anche cinesi. Comprare, comprano. E prima non c'erano. Quindi in teoria non sarebbe difficile raggiungerli. Ma non so se sono disposti a spendere determinate cifre su un modello singolo. Sì, perché una volta, probabilmente, i prezzi erano anche maggiori. Compreranno magari 20 BBR, ma non comprerebbero (forse) un ipotetico AMR da 500 o 600 euro. O no?

*) Fatto anagrafico: poniamo che venti o trent'anni dopo, diversi di quei collezionisti degli anni ottanta siano morti. C'erano persone di cinquanta o sessant'anni fra loro e oggi, anche se vivi, potrebbero non trovarsi più nelle condizioni di acquistare. Spiegazione plausibile.

*) Mancato interesse, più che mancato ricambio generazionale. Non è questione dei giovani. La mia curiosità nello specifico non riguarda tanto l'assenza di giovani interessati ai kit. Anche allora di giovani capaci di tirar fuori 500.000 lire per un montato AMR ce ne saranno stati pochi. Da cosa deriva questo mancato interesse da parte di chi certe cifre se le potrebbe permettere?

*) La tendenza al ribasso (speciali low-cost e produzioni border line tipo Spark) avranno condizionato anche l'attitudine all'acquisto delle fasce più abbienti dei collezionisti?

Mi fermo qui, perché le domande - e le possibili risposte - sarebbero anche altre. Ciò che mi premeva segnalare è quell'incoerenza argomentativa di fondo che emerge quando si fanno certi confronti col passato. Manca, come dire, scientificità. Eppure di persone capaci di ricordare di più e meglio ce ne sono. Paolo Tron, ad esempio, nei pezzi che ha scritto recentemente per questo blog, ha provato a disegnare un ritratto della temperie collezionistica di quegli anni. L'impegno c'è stato. Eppure manca qualcosa che possa andare ancora più a fondo, stabilendo quella connessione con certi fenomeni del presente che trovano radici dieci o venti anni fa. E' una cosa che potrebbe non interessare chi si limita alla considerazione dei vari modelli, e non è interessato alla "sociologia" (parola grossa ma non me ne vengono in mente altre) del collezionismo. Non è un esercizio facile. Questo blog era nato anche per questo.

29 commenti:

  1. No, oggi il mercato è molto ma molto più ristretto rispetto quello di allora.
    A mio avviso, la risposta ai tuoi quesiti è tutta qui.
    Dati alla mano ovviamente, miei come Faster 43 e credo, comuni a tutti gli altri artigiani che operavano ai tempi.

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  2. Ok, ma non abbiamo stabilito i perché. E' questo che interessa.

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  3. Una cosa che, a mio vedere, non prendi in considerazione è lo spostamento verso l'alto del "massimo". Se 30 anni fa ciò era rappresentato dagli AMR, oggi ci sono i migliori montatori che tendenzialmente hanno come limite solo le tasche del cliente! Credo sia plausibile che una minima parte di quei 500 sia andata anche su questi lidi mentre gli altri abbiano abbassato le mire come dici tu.

    Un'altra cosa che mi viene in mente è che oggi si è sviluppato una sorta di heritage modellistico ovvero il culto del modello obsoleto che può andare dal Solido da pochi spiccioli fino al prototipo AMR da qualche migliaio di € ed è qui che molti destinano le proprie risorse.

    Tra l'altro in qualche maniera le due considerazioni si intersecano poichè la maggior parte delle volte i montaggi dei super-builder (giapponesi come europei) si basano su kit con qualche primavera sulle spalle..

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  4. Mah, guarda, gli anni '80 sono stati un periodo strano per il settore "luxury", che non riguarda necessariamente solo i diamanti o le auto di lusso, ma tutto il mercato del "superfluo e costoso".
    Chi, come me, si occupa in un modo o nell'altro di analisi di mercato, economia, statistica e ricerca in genere in campo economico lo sa bene.
    All'epoca, se una cosa era percepita come esclusiva e costosa, c'era una certa fascia di consumatori che ci si buttava a pesce.
    Succedeva in molti campi: orologi, automobili, evidentemente modellini.
    Si vendeva sul principio della curva di elasticità inversa: tanto più costa, tanto più è facile venderlo.
    Il fenomeno interessò ad esempio i primi swatch, che vennero venduti cari rabiti per essere orologi in plastica e ciò nonostante furono contesi a prezzi milionari (milionari in lire). Alcuni, oggi, vengono offerti a quotazioni veramente altissime (tipo il kiki picasso del 85) e quindi chi l'ha comprato si può dire abbia fatto un investimento, molti sono in vendita allo stesso prezzo che furono pagati allora. Che non è basso neanche adesso, ma, considerando l'inflazione, si può dire che sia stato decisamente un investimento in perdita.
    La cosa toccò anche le più eccellenti ferrari: ogni veicolo che usciva da maranello sembrava destinato solo ad aumentare di prezzo. Celebre il caso di Mansell (almeno mi pare fosse lui), che staccò un assegno di un miliardo di lire per poter mettere le mani su un esemplare di F40, che si svalutò più o meno del 60% una volta finiti "gli anni '80" e la loro coda lunga nei primissimi '90.
    Erano un pò gli anni della "Milano da bere", in fondo. La spesa folle sembrava giustificata dall'idea che i guadagni sarebbero solo saliti e quindi non ci sarebbe stata penuria di soldi, e se fosse proprio stato necessario rivendere l'oggetto, si sarebbe senz'altro trovato chi l'avrebbe pagato anche due volte quello che l'avevi pagato tu pur di avere la cosa esclusiva e chic.
    Poi il periodo è finito.
    Sono convinto che ci siano ancora tante persone che si potrebbero permettere quelle cifre, anzi, probabilmente cifre (attualizzate) anche molto più alte.
    Solo che non interessa quel genere di articolo.
    In fondo il modello richiede anche una certa competenza per essere apprezzato, e non è un gran status simbol (non sono poi in molti a sapere chi o cosa è AMR fuori dalla nostra cerchia).
    Si cerca una dimostrazione di successo più veloce, più sbandierabile, forse più condivisibile.
    Perdona la tristezza di questa considerazione conclusiva, ma temo che oggi negli ambienti belli in grana, "Pista bianca" batta "oggetto da collezione".

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  5. Considerazioni interessanti, Andrea. Lo spostamento verso l'alto del "massimo" può avere in effetti reindirizzato le risorse di alcuni fra coloro che a suo tempo acquistavano modelli della serie AMR 500 e altri articoli simili. Ne conosco anzi personalmente alcuni, quindi questa può essere un'analisi corretta per spiegare in parte il fenomeno.
    Quanto al culto per gli obsoleti, in realtà c'è sempre stato e forse negli anni ottanta, per certi versi, era anche più sviluppato di oggi. Poi, a causa delle innumerevoli riedizioni, che sono iniziate proprio negli anni ottanta, certe marchi proprio come Solido hanno subito una netta contrazione nelle richieste e nelle quotazioni, mentre altri (come Dinky o anche Politoys) hanno retto piuttosto bene.

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  6. Grazie anche a Cieffegi per queste ulteriori considerazioni, sulle quali sarebbe opportuno meditare. Vedo che ne sta venendo fuori un quadro più articolato e meno superficiale di certe analisi che si leggono qua e là (a proposito, Claudio, dai un'occhiata alla posta, nei prossimi giorni, ti ho spedito un plico).

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  7. ...mi verrebbe da chiedere: com'è che si è innescata quella tendenza di spirale inversa? Voglio dire, avrà avuto origine come reazione a una certa austerity degli anni settanta, nei quali, comunque, hanno avuto il loro inizio certi fenomeni di mercato che esplosero nel decennio successivo. Possiamo dire che chi si occupava di modelli (o di un certo tipo di modelli) si trovò nella "finestra giusta", ossia che raccolse i frutti di un momento favorevole, al di là delle doti personali imprenditoriali (vedi appunto Tron, AMR, ma anche altri) necessarie per avere successo.

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  8. Mi trovo d'accordo con gli interventi di Andrea, Umberto e soprattutto Cieffegi, che vanno inquadrando correttamente il probòlema. Moda, disponibilità economiche, ma anche una larga "finestra anagrafica" di giovani, diventati adulti, da sempre appassionati dell'oggetto "automobile" che trovano una risposta credibile ai loro sogni d'infanzia: non giocattoli con le portiere apribili e le ruote sterzanti, ma oggetti da collezione destinati a durare e, forse, a rivalutarsi giustificando i soldi spesi (spiegazione da dare a mogli madri e fidanzate...) Poi sappiamo che non è così, e nemmeno ce ne importava. E parliamo sempre di pochi, rari appassionati che per anni si sono dopvuti inventare anche capacità modellistiche, perché tante auto desiderate esistevano solo in kit. Oggi, se ci penso, la risposta ai miei desideri viene dalla Cina, sotto forme e marchi diversi.E se voglio qualcosa di più particolare, e solo allora, mi rivolgo ad artigiani di casa, noti o meno.

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  9. Vedo il mancato interesse delle nuove leve come motivo preponderante: un collezionista di modellini non nasce a 25 anni, ma gia a 6-7 "gioca con le macchinine" poi inizia anche a collezioanare qualcosa , magari con la fase adolescenziale gli interessi mutano, ma l'interesse per i modellini poi ritorna e non più per giocare ma per collezionare e più passa il tempo e più l'esigenza di qualità accresce.
    Negli anni sessanta ( che poi ha sfornato i collezionisti degli anni ottanta) giocare con i modellini era assieme al pallone il gioco preferito dei bambini , oggi invece in testa hanno tutto tranne che i modellini ed è evidente che poi condizionerà anche il numero di collezionisti.
    la scala 1\43 ha come fulcro l'Europa ( e il Giappone) : nel resto del mondo e nei paesi emergenti ha più mercato la scala 1\18 , quindi ho idea che non saranno i mercati emergenti che salveranno la scala 1\43

    512s

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  10. A costo di ripetere alcuni concetti già espressi dirò anche la mia.
    Ancora una volta (si) David mi fa quasi tenerezza.
    Non considera cose per me così evidenti.
    Se parliamo di numeri puri, possiamo arrivare a questi numeri: Collezionisti 1/43 degli anni Ottanta: 10.000 (la butto lì)... collezionisti 1/43 attuali: 15.000 ...
    Ma, analizziamo e sezioniamo questi numeri.
    Negli anni Ottanta quanti anni avevano questi 10mila tizi?
    Negli anni Ottanta qual'era il reddito di questi 10mila tizi?
    Negli anni Ottanta quant'era la passione (emozione all'acquisto) di questi 10mila tizi?
    AMR aveva 300 abbonati che compravano TUTTI i factory built (ricordo ancora il grosso notes di Marie-Claude che conteneva i loro nominativi) -- questi collezionisti tiravano fuori il mezzo-milione quattro/cinque volte l'anno -- senza battere ciglio e attentendo la scatola rosso/blu con il batticuore.
    Non è difficile sezionare i 15mila di oggi con ben altre caratteristiche generazionali e di passione pura (emozione).
    Inoltre e infine, a una domanda classica sull'automobilismo posta ai 10mila negli anni Ottanta avrebbero risposto il 75% ... oggi?
    This is the point, ladies & chesterfield.

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  11. Secondo me Poltron ha perso uno zero nel numero di collezionisti anni Ottanta...Do agree with you man...

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  12. ...oppure uno zero di troppo nei collezionisti odierni, ma mi sembra troppo riduttivo. O forse il discorso è sulla qualità intrinseca dei collezionisti che determina le loro scelte verso "l'alto"? E comunque, come disse il maggiordomo, i conti non tornano: vogliamo concludere che si è ristretta la fascia dei prodotti d'elite, degli appassionati che compravano "AMR a scatola chiusa"? In tal caso la domanda è: perché non rinasce un fenomeno Ruf oggi? magari su base più ridotta (50 o 100 anziché 300 pezzi)?
    Perché l'offerta è più ampia e di buona qualità, mi vien da dire. Perché non necesariamente il collezionista appassionato ha più, o ancora, le disponibilità economiche di un tempo. Perché si è smaliziato e valuta meglio i rapporti qualità/presso...

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  13. Almeno uno su due dei collezionisti AMR d'allora, è fuori gioco. Per tutta una serie di motivi facilmente intuibili.
    Dopo il boom delle prime vendite, poi la soglia dei 500 pezzi si fece sempre più lontana.
    In quegli anni, non c'era collezionista generico di 1/43 che non conoscesse il nome Ruf, anche se si raccoglievano miseri diecast.
    Avere anche solo un modello Ruf in collezione era motivo d'orgoglio, e su questo l'artigiano francese costruì la sua forza.
    Ma non era fumo negli occhi, c'era la qualità, e l'appassionato la notava immediatamente.
    C'è da considerare che chi collezionava queste riproduzioni era una persona più che benestante, che spesso si regalava diverse varianti di colore, sapientemente proposte ad hoc. Emblematica la distinzione che già all'interno dei negozi si notava, una sorta di razzismo tra cultori dello stesso hobby. Chi raccoglieva e montava kit "basici"* ero lo sfigato di turno, il siur, lo sborone, indicava con un dito l'AMR, spesso l'ordinava per telefono, senza scomodarsi di persona. Credo che il boom di quegli anni fosse molto figlio della celebre Milano da bere, in certi ambienti questo tipo di collezione tirava...era in, se vogliamo. L'esempio degli Swatch è emblematico. Lo portava al polso un personaggio? Ed allora via d'orologio di plastica. Gli AMR furono la passione di diverse celebrità in vari campi, d'incanto perdevano la connotazione di macchinina per assumere i connotati di oggetto prezioso, ricercato.
    Poi, gli anni sono passati, ho scritto all'inizio che il plotone si è drasticamente dimezzato ma forse sono stato ottimista.
    La tiratura media oggi di un buon Spark è quella degli AMR d'allora, nel frattempo la scala in 1/18 ha preso piede strappando qualche quota all'1/43, è arrivata una crisi pesante che ha limitato il potere d'acquisto ad alcuni collezionisti un tempo ricchi ed oggi, molto meno. I quarantenni d'allora, oggi, al principale piacendo, sono in odor se non già in pensione.
    Oggi, AMR venderebbe come fa attualmente BBR, con le stesse quantità.

    * Non mi piace fare nomi.

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  14. Per come la vedo io, Claudio ha centrato il problema, cogliendo anche sfumature secondarie come "è di moda", "costa tanto quindi si rivaluterà"...
    Forse (ma non lo sapremo mai), oggi la base è più ampia (a qualcuno dice niente: edicola?), ma si è ristretto il vertice, si è ristretto a gente davvero appassionata e danarosa.
    I danarosi senza passione oggi si sono rivolti altrove; senza andare lontano, conosco tanta gente che all'epoca con 3 milioni di Lire ci si puliva letteralmente...altro che modellini, scusate la volgarità.
    Mentre gli appassionati senza soldi oggi hanno...internet, il mondo...
    Senza scomodare gli AMR, ricordate quanto costavano gli Starter montati?
    Oggi c'è una scelta di soggetti e produttori impressionante, prezzi che partono da pochi euro per avere modellini che fino a 12-15 anni fa, ci sognavamo.
    Gli AMR erano il trait d'union tra l'elite e la base, erano democratici in fondo, riuscivano ad accontentare "tutti" (in basso con qualche sforzo), oggi la base si rivolge a prodotti sempre più economici, mentre l'lelite guarda sempre più in alto, le distanze aumentano, anche se una raccolta di 3\4.000 pezzi "low cost" non si può certo definire "economica"...
    Alfonso

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  15. Una moda?
    Bah.
    Non mi pare.
    Mi sembra parecchio azzardato paragonare la effimera moda Swatch agli AMR.
    Non è un paragone modaiolo che mi convince.
    Personalmente non ricordo "celebrità" tirate in mezzo al collezionismo di questo
    livello se non il mio amico deejay e un famoso attore teatrale.
    Il successo di vendite di AMR (non dimentichiamo che se realizzava 500 FB, vendeva anche, dello stesso automodello, 1500 kits) rimaneva nell'ambito, nella nicchia automodellistica (evidentemente più vasta e più ricca di oggi) -- anche Bosica, in tempi appena successivi ha ottenuto lo stesso successo, ancora più esaltante. La ragione era la stessa, in pratica, degli AMR = la qualità e le serie limitate -- da sempre sostengo che quei numerini sulle basette hanno fascino.
    Ribadisco il fatto che non è un differente potere di acquisto che determina le differenze fra ora ed allora ma desideri differenti dei 30/40enni di oggi rispetto ai pari età del 1980. Oggi un 30/40enne con un portafogli imbottito non ha il back-ground passionale delle 4-ruote con i numeri sui fianchi e ha, anche, meno voglia di collezioni in senso generale. Just IMHO.

    ps
    i numeri citati nel mio intervento precedente erano gettati lì a capocchia con nessuno pretesa statistica...

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  16. A mio avviso, la causa principale di questo lento declino, è la confusione che si è creata con l'esplosione dell'offerta. Sei convinto di aver preso un nuovo modello, che ne sono usciti in commercio altri dieci e questo è un grosso danno alle vendite. Altra causa, sono i negozi specializzati che non esistono più.Lì una volta si passavano le giornate e si veniva costantemente informati su tutto ciò che riguardava la nostra passione.Quanti giovani e no, entravano solo perchè incuriositi dalle vetrine? Credo che oggi siano in pochi a sapere dell'esistenza di certi modelli.

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    1. Sono d'accordo con l'ultimo punto; è esattamente ciò che dicevo nell'articolo sulla visione del modellismo da parte dei giovani..

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  17. Intanto grazie a tutti per questi contributi; ognuno ha fatto chiarezza su qualche punto che meritava un approfondimento. Infatti, spesso ci si era limitati ad enunciare il problema senza chiedersi veramente il perché di certe tendenze che si sono andate sempre più consolidando, direi a partire dalla seconda metà degli anni novanta. Non era quindi un esercizio inutile cercare di determinare le cause, partendo da dei dati di fatto che chiunque abbia un minimo di dimestichezza con questo settore (e anche un minimo di esperienza alle spalle) non manca di osservare. Si sono citate cause sociali, psicologiche, economiche, anagrafiche, che spesso interagiscono fra loro, si influenzano si sovrappongono. Sono contento che certi argomenti magari più teorici come questo possano essere affrontati in questo blog. Come dicevo all'inizio, alla pura elencazione o a temi più "facili" mi piace abbinare discussioni più generali ma non meno importanti.

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  18. Giuso per chiarire una cosa sui desideri dei trentenni: io sono ancora nei "low thirty" (tra i 30 e i 35), però la passione delle 4 ruote coi numeri sui fianchi ce l'ho.
    Mi manca un pò il portafoglio imbottito, ma prima o poi quel dannato sei al superenalotto mi esce. Se solo mi decidessi anche a giocare la schedina...

    ;-)

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  19. Quando Ruf si mise nelle mani di Locodivision, portò in "dote" anche un numero importante di montati.
    Finiti gli anni d'oro, furono digeriti con grande fatica dal distributore torinese.
    I personaggi celebri, cultori del marchio AMR, sono da ricercare anche oltre l'ambito nazionale.
    Se Ruf avesse avuto una migliore strategia commerciale, avrebbe potuto vivere tranquillamente con il suo lavoro, senza dannarsi l'anima.
    Arturo, i negozi stanno scomparendo perché non c'è più clientela e non per il motivo opposto.
    Anche i collezionisti più scafati oggi comprano in rete, basta un clic ed una buona esperienza per trovare ciò che si cerca senza troppi affanni, facendo spesso buoni affari.
    Sono consapevole che poi subentrano altri problemi, come il controllo della qualità, ma se il venditore è serio e si ha un minimo di manualità, si riesce ad ovviare a tanti inconvenienti.
    Anni fa, per maturare esperienza serviva tanto tempo, oggi è sufficiente la frequentazione di forum o blog per muoversi con una certa sicurezza tra i meandri delle macchinine, evitando fregature o acquisti incauti.

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  20. Locodivision faceva fatica a digerire la dote dei "numeri importanti" per il solito motivo: il loro ricarico.
    Se fosse stato meno pesante non avrebbero fatto fatica a digerire.
    Personalmente ritengo la scelta di Locodivision un errore da parte di P.G. Lang.
    In quel momento "quei prezzi" (sia kits, sia FB) non potevano sopportare un ulteriore passaggio.
    Ciò nonostante, la fame degli AMR era tale che i collezionisti compravano nonostante il
    prezzo fosse del 30% oltremisura.
    Personaggi celebri fuori dall'Italia? Certo ... ma chi? Facci i nomi, Zio.
    Bardinon? Nicholas Berkeley Mason? ... e poi?
    Quando iniziammo con il TSSK, inconsapevolmente, eravamo dei precursori dei siti "online" odierni. Erano in pochi a fare la corrispondenza in modo professionale. La nostra strategia di allora era incontrare i possibili clienti (MotorShow, Borse di Scambio) e poi proporre gli automodelli a un prezzo concorrenziale. E una fetta di mercato l'abbiamo acquisita, senza avere un negozio (a Loano venivano ben in pochi a trovarci) -- la cosa funzionava bene allora, figuriamoci oggi -- basta avere un bel sito veloce e prodotti a prezzi validi e il gioco è fatto.
    Come ho asserito molte volte i negozi sono finiti ... a meno che, non avvenga una inversione di tendenza (ma ci vorranno anni e non ci credo molto) ... con la ricerca del contatto umano ... con gente totalmente stordita che uscirà dai propri rifugi anti-atomici e quando vedranno un altro umano diranno: ma tu chi sei?

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  21. Il TSSK funzionava, eccome se funzionava. All'epoca (e anche oggi), non esisteva
    nulla di così professionale.Però sono convinto che la promozione che facevate alle varie fiere e alle borse di scambio era alla base del vostro successo. In quelle occasioni, tu e il fratellone oltre ai vari modelli, mettevate in mostra la vostra competenza, la vostra serietà e la grande passione che vi animava. Questa era una solida garanzia per i futuri clienti, che dopo aver visionato , toccato con mano e segnato su un notes i modelli di loro interesse, una volta a casa potevano con calma e poco alla volta trasmettere gli ordini.Forse sono in errore, ma che ci volete fare....io la vedo così

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  22. Anche se non potevo viaggiare perché avevo... 10 o 12 anni, ho vissuto quell'epoca e devo dire che Paolo, prima a Loano, poi a Milano, era sempre lì, pronto a rispondere alle domande. La presenza di una persona competente (ci metto anche Angelo, ma lui trattava meno con i clienti), e non un semplice commesso o un intermediario, era il vero valore aggiunto di tutta l'Equipe Tron. Il TSSK è il vero specchio di quell'epoca, e anch'io spesso l'ho paragonato ad un Internet degli anni ottanta. La presenza dell'Equipe Tron, in quel mondo ancora off line, riusciva nondimeno ad essere capillare e assidua, con un'attenzione verso i clienti che andava ben oltre il minimo sindacale che altre organizzazioni potevano assicurare. Insomma, Paolo era "avanti".

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  23. Che io stimi Paolo è risaputo (vedi Forum Duegi),ma in egual misura, stimo Angelo che a dispetto dei tempi, continua a portare avanti il progetto "Equipe Tron". Oggi tocca a lui stringere decine di mani e dare consigli durante le varie borse di scambio e anche se cerca di mascherare la sua competenza con il suo fare gentile e semplice, è una garanzia per tutti noi. Ringrazio i fratelli per tutto quello che hanno fatto e faranno per l'automodellismo.

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  24. Yes, but...poi un giorno Paolo è venuto nella Grande Michetta, e ha aperto bottega. Sembrerebbe una contraddizione, oltretutto in un posto che giusto io potevo conoscere perché ci abitavo e da monello ci facevo il motocross, prima che costruissero l'isolato dove c'era Milano43... Ma cosa fubbe, vecchio ricciolone, che ti portò tra noi? Dbbiamo parlare solo d'amore per la tua consorte, o c'era tutto un mondo a Milano da scoprire e sfruttare positicamente? Dai dai conta su, come direbbe il GRANDE Enzo Jannacci...così parliamo dei negozi, che sono un evidente polo ormai mancante nella bussola dei collezionisti del XXI secolo...

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  25. Oh vecchio barbagianni amante della rue des Acacias !!
    Ma-tu da-mè che-cosa-vuoi! Ma-tu-da-me-che-cosa-vuoi??
    Est-ce que tu connais monsieur De La Palice?
    Sai bene perchè ho abbandonato il mare per la fumosa orzatona di Milano: lammooree..
    E poi, onestamente, non ne potevo più di Loano -- anzi, come direbbero oggi in parecchi: cercavo nuove sfide (hei, esattamente come sto facendo ancora oggi!).
    Sfruttare Milano? Ma no ... se il mio amore fosse stato di Spoleto sarei andato a Spoleto.
    Non mi interessava questa città, per niente.
    Nel 1987 avevo ben altro in mente che sfondare a Milano.
    Vuoi parlare dei negozi Carlo? A che pro? Sappiamo tutti chi c'era e chi non c'è più.

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  26. Avrei voluto vederti vendere modelli a Spoleto, peraltro bellissima città...Il mio, l'hai capito, era una mera provocazione per ricordare come i negozi abbiano perduto il loro ruolo di informatori e indirizzatori dei collezionisti. Oggi ci sono la Rete e la Baia. E qualche raro e benvenuto incontro live a mostre e pizzerie...

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  27. ...lo capiiii... bien sur... visto che stamane ho respirato anche un pochetto di aria Parigina ... avresti voluto vedermi vendere modelli a Spuléti?
    Why not!
    Hanno una cadenza che mi piace da matti ... pensando a queste cose mi vengono in mente altre cose e sai cosa caro Carlo, Carlo caro? ... che probabilmente i più bei complimenti erano rappresentati da quelle persone che spesso mi dicevano: "ma perchè non vieni (dove abitavano) con il negozio?" ... il loro, in realtà, era un ragionamento un po' egoistico, ma, per me, significava moltissimo ...
    Tornando ai negozi che tu, giustamente, citi ormai come "ricordi"... la realtà è piuttosto evidente ... in via di estinzione come il leopardo nebuloso... e un ritorno al passato lo vedo piuttosto... nebuloso (appunto) ... credo che la morte lenta lentissima del collezionismo sia anche frutto della lenta lentissima diminuzione della fantasia (e della curiosità) fra le nuove generazioni ... e con questo non voglio citare i ragazzi che quasi sempre ti rispondono: boooh...

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  28. Noi da ragazzini, giocavamo col meccano, col trenino elettrico con i soldatini e con le macchinine.Da questi giochi, sono nate le nostre passioni. Passioni talmente forti da resistere intatte ancora oggi. Ma non esiste al mondo qualcuno che faccia capire ai giovani l'importanza di certe cose a discapito di tutto il VIRTUALE che rende arido e plafonato il loro cervello?

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