La Porsche 962C di Model Factory Hiro, da pochi mesi in commercio, rappresenta un interessante caso modellistico.
Lungi da essere un modello inedito, rappresenta la conferma di una possibile linea di evoluzione modellistica del kit, che avevo ipotizzato su altri forum qualche tempo fa.
Ci troviamo infatti di fronte a un modello che sarebbe verosimilmente antieconomico vendere montato, per la difficoltà di proporre un prodotto di questa qualità e complessità a prezzi ragionevoli.
Ci troviamo, credo, di fronte a una delle possibili evoluzioni del concetto di kit.
Piuttosto che scomparire, si è evoluto in un oggetto altamente sofisticato, appetibile a un pubblico più ristretto di un tempo, costituito da entusiasti che lo affideranno alle cure di montatori professionisti, per godere poi di un oggetto esclusivo e che si staglia al di fuori della massa, e di appassionati modellisti, che lo acquistano per il piacere stesso di montarlo, ancora prima che di collezionare semplicemente il risultato finito.
Veniamo al modellino vero e proprio.
Innanzitutto, una curiosità. Questo particolare prodotto MFH è stato protagonista di un piccolo giallo.
Come fa rilevare correttamente David nel suo post sulla 917 LH (http://grandiepiccoleauto.blogspot.it/2013/05/porsche-917lh-di-model-factory-hiro-in.html), inizialmente doveva essere rilasciata la Porsche 956.
Annunciata sul sito del produttore nipponico, è rimasta in home page per meno di una settimana, per poi sparire e fare posto alla 962.
Il motivo del cambio "al volo", non è dato sapere.
La confezione è elegante, in rosso china con scritte dorate. Chi è familiare con il mondo dei manga giapponesi credo non potrà fare a meno di notare una lieve similarità con i loghi NERV di Evangelion.
Il modello vero e proprio è impacchettato in cinque sacchettini.
La scocca è in metallo bianco.
La fusione è buona, ma non eccelsa, presentando varie bave e imperfezioni che andranno corrette con attenzione.
L'accoppiamento delle parti apribili risulta a prima vista discreto, ma non perfetto, suggerendo, in fase di montaggio, la necessità di un attento aggiustaggio per far combaciare le parti, qualora si voglia avere in mostra un modello apribile e non semplicemente aperto.
Esaminando i pezzi, si ha la sensazione che le tolleranze siano molto strette (come sui vecchi feeling43) e non tengano conto degli spessori della vernice.
Encomiabile lo spessore delle parti, ridotto, penso, quasi al minimo in relazione alla tipologia di materiale usato.
Nel kit sono presenti inoltre quattro pneumatici, le molle per gli ammortizzatori, i termoformati per i trasparenti e i cerchi in alluminio tornito.
Sono proprio quesi l'unica parte tornita del modello anche se, sinceramente, questo tipo di lavorazione si sarebbe potuto utilizzare vantaggiosamente anche per altre parti.
Molto ricca la dotazione di pezzi in metallo bianco.
Sono presenti due lastre fotoincise, con numerosi dettagli
Saggiamente, il produttore giapponese sceglie di affidare alle fotoincisioni le parti meno tridimensionali del kit, con la strana eccezione dell'antenna.
Personalmente, avrei preferito vedere riprodotti con questa tecnica anche la scocca anteriore e i dischi dei freni.
Queste due parti, riprodotte per fusione, appaiono leggermente troppo massicce.
Se la scelta può apparire comunque accettabile per la scocca anteriore, che sarebbe forse troppo complessa da riprodurre altrimenti, sembra strana per i dischi freno, considerato che nella scala maggiore lo stesso produttore sceglie di riprodurli con la tecnica della fotoincisione.
La decorazione in decal è assolutamente completa e consente di riprodurre le vetture che gareggiarono alla 24 ore di Le Mans nel 1985 o 1986.
Se per un qualche imperscrutabile motivo si scegliesse - o si fosse costretti - a non applicare le scritte Rothmans, sono presenti delle scritte "Racing" dalla grafica simile, da collocare al loro posto, opzione a mio avviso esteticamente più accettabile che dei "buchi" vuoti.
In sintesi un ottimo modello, che farà la gioia dei modellisti - forse più che dei collezionisti - appassionati di ruote coperte.
Non posso che sperare che, nei mesi a venire, Hiro riproponga in 1/43 buona parte del suo catalogo, soprattutto per quel che riguarda GT e prototipi (la presenza di un produttore di alto livello come Tameo rende le Formula 1 della casa giapponese forse meno attese).
Certo, molti sono modelli già presenti sul mercato, ma non apribili e non con questo livello di dettaglio.
Intanto è annunciata per l'autunno l'Alfetta 159 e sarà interessante vedere come sarà, anche in confronto all'omologo Renaissance, anch'esso apribile.