22 gennaio 2017

Handbuilt: una cosa d'altri tempi?


La parabola degli speciali montati in scala 1:43 è infinita; in fondo il blog è nato nell'ormai lontano 2012 proprio per parlare principalmente di questa categoria di modelli, che dagli anni settanta a oggi ha vissuto una lunga stagione che ha coinvolto un paio di generazioni di collezionisti. Cosa resta nel 2017 di questa branca dell'automodellismo? In una chiacchierata telefonica con Umberto Cattani qualche giorno fa, una di quelle chiacchierate che ogni tanto facciamo e che penso - spero - ci arricchiscano anche di quel calore che spesso manca nelle comunicazioni fra collezionisti ai tempi della rete, nulla è emerso di sorprendente, ma inevitabile è la sensazione che le cose siano definitivamente cambiate senza possibilità di tornare indietro. 

Chissà perché - forse per una ragione di pura nostalgia - mi vengono in mente le estati passate in campagna a leggere Four Small Wheels, pieno di modelli speciali montati, costosissimi sì, ma unici nel loro genere. Handbuilt è una parola dolce: gli inglesi hanno trovato una definizione che anche fonicamente rende l'idea di un prodotto esclusivo, delicato, non per tutti. Quando Brian Harvey era ancora a capo di GPM, amava dire che i montati stavano ai diecast come i gioielli stanno alla bigiotteria. Non esistevano ancora le categorie trasversali come i resincast, e la definizione, almeno per l'epoca, era calzante. 

Grand Prix Models sfornava in modo piuttosto costante i suoi GPM-Studio, kit speciali montati dal loro laboratorio con quella piccola etichetta bianca e il numerino progressivo che ne faceva tutto il fascino. La sterlina fortissima rispetto alla lira non facilitava certo le cose! Oggi qualcosa è rimasto; siamo in pochi a godere di questi piccoli particolari. Certo, esistono ancora BBR o Looksmart che producono modelli che sarebbe impossibile non definire "speciali", ma si tratta di produzioni con una mentalità industriale, anche se nel miglior senso della parola. Esistono ancora la tradizione italiana (Tron, Carrara, ecc), quella francese, quella inglese, certo. Sarebbe interessante sapere che tipo di collezionista acquista questo tipo di automodello. I giovani probabilmente no. Molte collezioni sono state smembrate e nella maggior parte dei casi, a differenza degli obsoleti che hanno delle quotazioni molto più chiare, esse finiscono per due lire nelle mani di squali che le rivendono ai mercatini e su ebay. 

Alcuni collezionisti si sono riciclati sbarazzandosi dei loro delicati 1:43 per orientarsi sugli Autoart o sui Tecnomodel in scala 1:18, alla ricerca di una maggiore stabilità. Un noto collezionista austriaco mi spiegava qualche giorno fa che lo sforzo per ricondizionare la sua grossa raccolta in scala 1:43 malamente invecchiata dopo decenni di vetrina non sarebbe valso il costo del restauro; di qui la decisione di vendere tutto o quasi e concentrarsi sui nuovi made in China in 1:18. Una scelta per certi versi sorprendente, perché venuta da una persona che ha seguito tutta la parabola dello speciale montato in 1:43. Eppure ho la sensazione che non tutto sia finito. Ne riparleremo. 

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