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17 luglio 2021

La Peugeot 9X8 e Monza: un legame che fa storia

Della Peugeot 9X8 è stato già scritto molto. In fondo è il bello degli esordi: qualsiasi costruttore che annuncia qualcosa d'importante gode di un anno-un anno e mezzo di visibilità "a buon mercato", senza la pressione di dover ottenere risultati gara dopo gara. Accadde ormai diversi anni fa con la Peugeot 908, con la Toyota che entrava nel WEC nel 2012 e più recentemente con la Porsche 919. La realtà sul campo, poi, può essere più dura dei lustrini delle presentazioni, basti pensare alla sola vittoria della Peugeot 908 a Le Mans su cinque partecipazioni, alla Toyota che ha iniziato a vincere quando una buona parte della concorrenza se n'è andata (per carità, sempre colpa degli assenti) e... quanto alla Porsche 919, no, a Stoccarda hanno fatto le cose per bene e per poco non vincevano alla loro prima partecipazione alla 24 Ore, nel 2014. 




La Peugeot che abbiamo visto a Monza rappresenta in ogni caso una boccata d'aria fresca, a riprova del fatto che le idee dell'ACO, quando collabora in modo responsabile con la federazione internazionale, sono vincenti. E' il futuro che ci voleva per l'endurance, dopo la fine dell'era LMP1, per diverso tempo piattaforma tecnologica di alto livello. La presentazione a Monza, poi, non è casuale: a parte la componente italiana nel nuovo gruppo Stellantis, la pista brianzola aveva visto l'esordio (vincente) della 908 Hdi FAP alla 1000km del 2007, con Marc Gené e Nicolas Minassian. L'idea, quindi, è stata opportuna e anche affascinante. I test inizieranno presto e la 9X8, molto modificata rispetto a come la vedete in queste immagini, esordirà già nel 2022 in una gara ancora da precisare. Gli sviluppi di ogni nuova Hypercar sono congelati dal momento del debutto e in Peugeot vogliono quindi essere sicuri che la macchina sia sufficientemente competitiva quando scenderà in pista per la sua prima corsa.




Apprezziamo quindi questo nuovo corso di un marchio che - ricordiamolo - abbandonò l'endurance all'improvviso a poche settimane dall'inaugurazione del campionato del mondo 2012, che pure aveva fortemente sollecitato con ripetute pressioni nei confronti di FIA e ACO nel corso del 2010-2011. 

[foto di David Tarallo]

10 luglio 2021

Spark e la capacità di tornare sui propri passi

Qualche tempo fa sul blog avevamo segnalato il ritorno delle cornici laterali in rilievo sulle Porsche 911 di Spark, augurandoci che fosse una riapparizione duratura e non limitata a qualche specifica versione. Ebbene, sembra davvero che la tendenza sia generale e lo confermano le ultime uscite, fra cui la Carrera RS del Monte Carlo 1978 (vedi foto a lato), la RSR del Paul Ricard 1974 nella serie francese e le Carrera RS IROC. Non possiamo che essere contenti di questa decisione di Spark che mostra una certa sensibilità nei confronti delle esigenze dei collezionisti più avvertiti. Ora un altro piccolo sforzo: si modifichino anche le Delta Integrale e le BMW M3...

30 giugno 2021

Lancia Flavia Coupé e Brabham BT33: l'effetto un po' emozionante dell'armonia casuale

Riordinando alcuni modelli, ho scattato questa foto un po' casuale (e, lo so, neanche troppo bella, ma l'ho fatta col cellulare) con due pezzi che più diversi non potrebbero essere. Una Brabham BT33 di FDS e una Lancia Flavia Coupé di Tron. Entrambi montati con cura in tempi recenti. La Brabham di FDS, come al solito, ha richiesto una buona dose d'inventiva e anche di imprecazioni per farla stare insieme, mentre la Lancia è il classico kit italiano fatto con cura anche se non facilissimo da assemblare. Penso che insieme i due modelli stiano bene. Non certo per un'affinità di soggetti, appunto, né per altre caratteristiche tecniche (l'FDS è in metallo bianco, la Lancia è in resina) ma semplicemente perché entrambi rappresentano con l'originalità e l'unicità di ciascun modello montato. Chiamatela armonia. Non ho mai avuto vetrine per paura degli effetti di polvere e luce, che sui modelli possono essere pesanti, ma ogni tanto mi diverto a metterne due o tre l'uno accanto all'altro, giusto per vedere l'effetto che fa. E l'effetto è sempre qualcosa di emozionante, anche quando si tratta di modelli di modesto lignaggio come questi. 

27 giugno 2021

La leggenda metropolitana delle seconde scelte: un tentativo di spiegazione



Una delle leggende metropolitane che si sentono in giro alle borse (o almeno quando c'erano), sui forum o peggio sui social è quella dei rivenditori che ti affibbiano modelli di seconda scelta a prezzo pieno. Una leggenda che girava all'impazzata nel periodo in cui Minichamps andava per la maggiore e che oggi ritrovi pari pari a proposito di Spark. Spesso queste dicerie sono messe in giro da gente che non ha mai avuto a che vedere direttamente coi produttori e che quindi non ha la minima idea di come lavorano e che nel migliore dei casi è disinformata e nel peggiore è in malafede per ragioni proprie. Prendiamo il caso di Spark: prima di tutto, il più alto prezzo di vendita nei confronti della concorrenza è legato anche (non solo ma anche) alla percentuale di scarti che vengono tolti dalla produzione perché non rispondenti agli standard minimi. Questi modelli vengono riconvertiti o distrutti e in ogni modo non escono mai per prendere strade secondarie, men che meno verso centri di rivendita conosciuti. Un marchio famoso, peraltro, non correrebbe mai il rischio di bruciarsi la propria reputazione distribuendo prodotti inferiori al livello giudicato accettabile. Quali sono allora le vere origini di queste dicerie? L'inesperienza, come detto; escludiamo la malafede che si spiega da sola. Per quanto riguarda l'inesperienza, si possono contraddire i sostenitori della teoria delle prime e delle seconde scelte con semplici argomentazioni statistiche: semplicemente il livello di montaggio di una serie di Spark (ma potremmo dire la stessa cosa di Minichamps, Trofeu, Ixo, Looskmart e qualsiasi altro produttore che va per la maggiore) non è sempre compatibile con le esigenze di ogni collezionista. E ogni collezionista ha anche manie differenti: chi guarda all'assetto, chi ai peli nelle decals, chi alle incollature dei vetri, chi all'allineamento dei fari. Raramente chi è maniaco di un aspetto, lo è per tutti gli altri. Esistono tante combinazioni quanti sono gli acquirenti, e già da questo ragionamento potrebbe essere abbastanza chiaro che il concetto stesso di "prima scelta" e di "seconda scelta" è qualcosa di parecchio indefinito. 

Ma poniamo che i criteri di giudizio siano più uniformi di quanto non lo siano in realtà: anche in questo caso possiamo tirare in ballo i numeri. Quando Pego era ancora uno dei distributori di Spark, mi capitava spesso di andare direttamente a Sesto Fiorentino a scegliere modelli da tenere o da rivendere. Là avevo la possibilità di visionare con tutta calma le scatole intere (da dodici pezzi, mi pare) che arrivano direttamente dall'importatore. Ebbene, su dodici modelli, di veramente perfetti (o quasi) ce n'erano al massimo un paio. 



Cinque erano invece decenti, mentre altri cinque avevano difetti per me non accettabili: decals posizionate storte, sbaffi di vernice, cornici dei vetri montati in modo impreciso... 

Dalla Pego allora, ma da Mix Diffusion o dal distributore tedesco oggi, partono centinaia di modelli verso tutta Europa: negozi fisici, rivendite on-line e via dicendo. Ancora oggi mi capita di ricevere da Mix tre o quattro esemplari dello stesso modello e i risultati dell'osservazione di decine di casi sono più o meno le stesse: un modello eccellente, uno accettabile, magari due con difetti che sono qualche collezionista di bocca buona o non troppo attento (e ce ne sono, in giro) potrebbe tollerare senza batter ciglio. 

Il rischio per un collezionista un minimo più esigente di imbattersi in un modello per lui poco buono resta alto e in base alle sue personali esperienze sarà portato a trarre conclusioni che partono da premesse verosimili (non oggettive), quindi solo apparentemente logiche. Chi abbia un minimo frequentato la letteratura classica, dalla Retorica di Aristotele ad altri trattati simili sa bene di cosa sto parlando. 

A volte i produttori organizzano vendite speciali per i loro rivenditori, ma si tratta quasi sempre di modelli di cinque, sette o dieci anni fa che hanno la necessità di sgombrare dai magazzini perché non interessano più a nessuno. Oppure, se la merce è davvero fallata, lo dichiarano esplicitamente, come fa BBR con il proprio outlet oppure come faceva Minichamps alla borsa di Aachen. Attenzione, però, perché in questi casi non si tratta di modelli difettosi in origine, ma piuttosto di pezzi utilizzati per mostre o per campionari, oppure leggermente danneggiati, fosse anche solo nelle confezioni. 

La leggenda delle seconde scelte circola a proposito dei rivenditori più vari, dai meglio conosciuti ai meno noti. E naturalmente la possibilità di parola data oggi da un social come Facebook ha amplificato a dismisura la quantità di castronerie che ci tocca leggere ogni santo giorno. 

25 giugno 2021

Cosa non fare al tempo degli Spark: GPM e un modello emblematico

Sapete quanto io sia a volte critico con Spark. Mi capita spesso di arrabbiarmi di fronte a certe loro semplificazioni, magari più raramente di fronte agli errori storici perché quelli sono dovuti alla fretta o al carico di lavoro nello sviluppo di un modello, una condizione che ho conosciuto di persona e che tendo quindi a comprendere se non a giustificare. 

A parte tutto, Spark ha rivoluzionato il mercato con i suoi metodi di fabbricazione e commerciali. Deve ancora arrivare chi gli farà concorrenza come si deve (anche se senza dubbio arriverà, è solo questione di tempo). Le alternative a Spark non ci sono. O meglio, non ci sono a quei prezzi. Sapete anche, però, che sono un grande appassionato di modelli speciali. Ho sempre creduto nel valore aggiunto delle realizzazioni artigianali, non solo storiche ma anche attuali. Un BBR montato in Italia ha sempre un suo significato, così come un Madyero, un Carrara, un Marsh, un Jade o un MEA, tanto per citare alcuni marchi che amo particolarmente. 

Certi concetti sono difficili da far passare, anche perché ai giovani spesso manca la valutazione in prospettiva e l'esperienza, due elementi fondamentali che non vai a comprare al supermercato ma che ti fai attraverso anni e anni d'incontri, di osservazioni e anche di errori. 

Come venditore posso avere tutti gli Spark che voglio a prezzi vantaggiosi e anche un discreto numero di modelli artigianali, quindi nessuno potrà dire che i miei ragionamenti siano mossi da invidia nei confronti di coloro che posseggono determinati pezzi. L'unico modello che invidio a qualcuno è la McLaren di Senna nella collezione di Piero Tecchio, tanto per rendere l'idea. 

Ho sempre pensato che lo speciale ben fatto avrà un futuro se non radioso... almeno decoroso, e fa anche rima. Ho incoraggiato Denis Carrara a portare avanti le sue serie montate, incoraggio spessissimo Madyero a proseguire con le sue edizioni limitate, per non parlare della produzione Remember, che considero eccellente come rapporto qualità/prezzo (vedi i vari Tokoloshe ma non solo). 



Ecco, tutto bene. Ma caspita, se non volete che vi ridano dietro non tirate fuori modelli come quello nelle foto. Appartenente alla linea di montati Grand Prix Models su varie basi, è l'esempio classico di come fare in modo che la gente schifi gli speciali per comprare tonnellate di Spark considerandosi pure furba. Oggi se vuoi proporre qualcosa che davvero si distingua dalla massa a un prezzo non esattamente popolare, il mercato può darti ancora qualche chance, specie se ci sai fare con la comunicazione e godi di una certa visibilità. 



Però, 'rtacci vostri, circa 230 euro per un modello, d'accordo quasi completamente inedito ma con un assetto ridicolo, tergicristalli posizionati in modo improbabile e decals casalinghe ritagliate verosimilmente da una scimmia non può essere una proposta valida in un mondo in cui la concorrenza si sarà anche assottigliata, ma quella che è rimasta conosce il fatto suo. 

Non dico che dopo aver visto un aggeggio così torno volentieri agli Spark, ma ritrovo con piacere altri marchi meno supponenti, che sanno regalare il gusto del prodotto ben fatto.

Poi per forza certi sbeffeggiano gli speciali montati. 

24 giugno 2021

Le Porsche 911 di Spark e le cornici dei vetri laterali: una curiosità

Quello che si direbbe un particolare da niente ha in realtà condizionato in negativo molta parte della produzione recente di Spark. Mi riferisco alle cornici laterali stampate insieme ai vetri, che sono state adottate in questi ultimi tempi sulle Porsche 911 ma anche sulle BMW M3 e sulle Lancia Delta Integrale. Per quanto riguarda le 911, Spark ha fatto un passo indietro, visto che in passato si utilizzavano senza problemi cornici laterali fotoincise, separate dall'acetato. Le Delta, invece, sono nate con i particolari plotterati, con grande delusione dei collezionisti più attenti. 



Ma, almeno per la 911, qualcosa forse sembra muoversi. La S3531, che è la Porsche Carrera RSR IMSA numero 77 di Le Mans 1976, interrompe la sequenza degli antiestetici plotteraggi, che già avevano rovinato modelli storicamente importanti come la vincitrice del Rally Monte Carlo 1978. 

Le vecchie cornici fotoincise (immagine 
g.c. di Nicola Lettieri)
Anche se è complicato analizzare bene i pezzi senza staccarli o rovinarli, mi pare che Spark abbia fatto ricorso a un disegno leggermente diverso rispetto a quello delle fotoincisioni del passato: la cornice è più piatta ed è presente il listello inferiore, fra il deflettore e il montante. Difficile dire se le nuove cornici saranno applicate a tutti i prossimi modelli - e ce ne sono diversi, sia rally sia pista in uscita fra giugno e luglio.



Particolare curioso, la Carrera RSR S3531, annunciata nel giugno del 2020, presentava le cornici fotoincise già nelle foto del pre-serie, e si era già in piena era del plotterato! Misteri. 

02 giugno 2021

Ancora sulle Porsche 911 RSR-19 ufficiali Le Mans 2020 di Spark: un ripensamento lecito?

Il 12 ottobre 2020 Spark annunciava ai rivenditori, nella sua circolare numero 95/2020, lo schieramento completo dei concorrenti della 24 Ore di Le Mans; come d'abitudine, c'erano tutti i concorrenti, tranne le Ferrari, "girate" a Looksmart, marchio in possesso della licenza ufficiale. Nella lista erano comprese anche le due Porsche 911 RSR-19 ufficiali. Il giorno dopo, con una mossa a sorpresa, Spark comunicava ai rivenditori la cancellazione di quelle due referenze, che nella circolare 95/2020 erano state date in uscita nel primo semestre 2021. I due modelli sono stati prodotti, come sappiamo, nella serie destinata ai concessionari Porsche (catalogo WAP0209010MLEM e WAP0209020MLEM) e i collezionisti hanno creduto che Spark non ci avrebbe messo più mano. Ieri, la mossa un po' a sorpresa: le 911 appariranno anche nella gamma normale a fine anno. Nel frattempo i soliti speculatori ne hanno approfittato e ora alcuni collezionisti si sentono traditi da Spark. 


Dai social un certo malcontento emerge. Cosa dire? Io credo che Spark non abbia agito in modo smaccatamente scorretto. In nessun comunicato è stato specificato che quei due modelli non sarebbero mai più stati prodotti. Il 13 ottobre 2020 Spark si limitò a dire: "Nous vous informons que la production des références ci-dessous a été annulée, Nous vous remercions par conséquent de bien vouloir retirer ces modèles de vos sites internet et de ne pas le présenter ni l’annoncer à vos clients. Nous vous remercions de prendre note de cette modification bien indépendante de notre volonté". Che è poi la formula standard che viene usata anche in altri casi. Cosa sia esattamente accaduto è difficile saperlo. Forse Porsche non ha assorbito tutta la produzione come ci si aspettava? O magari la richiesta era talmente elevata da giustificare una riedizione? Del resto le Porsche GT ufficiali da anni appaiono nella serie normale di Spark. 

I modelli di Le Mans 2020 per i concessionari Porsche sono stati prodotti in edizione numerata e limitata a 2020 esemplari. Gli Spark standard differiranno per quale piccolo particolare allo scopo di salvare la faccia all'edizione "limitata" dei concessionari? Sarà interessante verificarlo. 

31 maggio 2021

Ci è sfuggito qualcosa? BBR e l'isteria delle prenotazioni



Abbastanza spesso BBR manda delle newsletter che invitano chi abbia pre-ordinato un modello a pazientare. Nelle loro condizioni di vendita, i tempi di attesa, specificati in modo molto chiaro e variano da uno a ventiquattro mesi, dal momento dell'annuncio, senza alcuna possibilità di prevederli con esattezza. Quindi, se preordini qualcosa oggi, potresti averlo a luglio oppure nel 2023, prendere o lasciare. Se annulli l'ordine perdi la caparra. Con i preorder, BBR finanzia in parte i propri investimenti, e non c'è nulla di illecito in tutto questo (alcuni lo affermano come se ci fosse chissà cosa di losco nel chiedere un anticipo con una prenotazione - non lo fanno forse alberghi, concessionari di auto o ristoranti di lusso? Non ve l'ha ordinato il medico di prenotare un BBR). Del resto se i preordini fossero gratuiti sarebbe impossibile per un marchio come questo pianificare l'attività con un minimo di strategia. 

Molti collezionisti preordinano, dato che diverse referenze vanno esaurite nel giro di qualche giorno se non di qualche ora. Fin qui tutto bene. Ma mi chiedo che genere di messaggi debbano ricevere in BBR se qualche giorno fa sono stati costretti a inviare una comunicazione di questo genere, che si spinge oltre le solite circolari dai toni più neutri. Stavolta questa rasenta l'educata incavolatura. 

Cari Clienti,

Vogliamo informarvi di una situazione che negli ultimi mesi è diventata insostenibile,

tutti voi potete controllare quello che vi dico da tutti gli organi di informazione.

Il trasporto dal far east ha notevoli ritardi nelle transit time e triplicato i costi di importazione.

Molti, tanti, ora troppi scrivono ogni giorno per sapere la data consegna del modello pre-ordinato.

Quando arriva il mio modello?

Noi siamo i primi che vogliamo consegnare a voi il modello pre-ordinato, se voi aspettate con ansia 1 modello.

Pensate come viviamo noi la situazione che ne attendiamo 4.000.

Tutti i modelli ordinati e pre ordinati saranno consegnati il prima possibile.

Non riusciamo più a rispondere alle centinaia di mails tutte uguali.

Noi siamo i primi che vi consigliamo di non aderire al nostro servizio pre-ordini se non potete rispettare le nostre regole di consegna.

Vi ringraziamo in anticipo della comprensione.

Non so se si sia capito, ma sono dalla parte di BBR. Il loro servizio è chiarissimo nei termini e tutti hanno sempre ricevuto i loro ordini. BBR non ha certo bisogno di difensori; semplicemente mi viene da pensare che situazioni di questo tipo siano lo specchio dei tempi. Collezionisti sempre più abituati allo stile Amazon (il tutto e subito), che non sono capaci di attendere, che hanno fatto della lamentela e dell'aggressività un comportamento costante, ormai quasi istintivo. E, ripeto, nessuno ha promesso loro termini di attesa più brevi. La pressione a volte si fa insostenibile e oggi i più lagnosi hanno anche la possibilità di andare a piagnucolare su Facebook se c'è qualcosa che non gli torna, facendoti pubblicità negativa alla quale spesso è molto difficile controbattere in modo educato. 



Mi viene da pensare a come si svolgevano le transazioni venti o magari trent'anni fa. Ricevevi un cataloghino dattiloscritto; rispondevi per lettera chiedendo se quel determinato modello fosse disponibile. Dopo un mese ricevevi la risposta: se non c'era, ti mettevi il cuore in pace o cercavi altrove; se c'era, spedivi il tuo pagamento, con un assegno in valuta estera su una banca del paese del beneficiario oppure un vaglia postale (quando le cose iniziarono a migliorare, alcuni si avventuravano a comunicare i propri dati di carta di credito per fax). Dopo un altro mese ti arrivava il modello, magari tutto rovinato dalla gommapiuma oppure con la scatola rincarcata a causa dello striminzito imballaggio (queste cose accadevano soprattutto con i venditori inglesi). Dopo un paio di imprecazioni, ti mettevi lì e cercavi di rimediare ai danni. Fino all'arrivo del cataloghino successivo...

Era meglio? Era peggio? Visto il bestiario che ci tocca sopportare sui social, probabilmente era meglio. Ma è giusto un'opinione.  


29 maggio 2021

Elogio della diversità: cosa c'entra un Berlingo delle poste francesi con una R12 del Monte Carlo 1973? (storie di modelli, episodio 14)

Già, cosa c'entra? Niente. Niente dal punto di vista della tematica, tranne il fatto che entrambi i modelli sono di produzione francese e di marchi francesi (ma ha pressappoco lo stesso valore che dire che tutti e due hanno quattro ruote). Trovate oggi in un negozietto dalle mie parti, questi due modelli andranno insieme. Gli acquisti, anche quelli da poco come questi, hanno la loro storia, e sono destinati a richiamarsi in mille modi. Parlavo giusto ieri con un amico che apprezza molto il blog (lui lo sa e lo ringrazio, spero gli faccia piacere che lo citi) sull'importanza dei percorsi emozionali in una raccolta. Ne parlavamo a proposito della piattezza che in questi ultimi anni ha investito le modalità del collezionismo, oltre alla prevalenza, in molti casi, dell'aspetto speculativo su quello ludico. Modelli come questi due contribuiscono a rimescolare le carte nella generale mancanza di originalità. Intendiamoci: non è niente di raro né di costoso; niente di prestigioso né importante. 

Ma sono i miei. Mi racconteranno sempre la loro storia. E visto che stasera non ho voglia di parlare di cose più interessanti, posso aggiungere qualche riga sui perché questi due modelli sono entrati nella mia collezione. In fondo altri, di recente, vi hanno raccontato, proprio qui sul blog, alcune delle loro vicende di collezionisti. 

La Berlingo delle poste rappresenta una specie di continuità con la R4 furgonata di Solido che da ragazzino mi faceva sognare. In Italia non si trovava, o meglio, io non sapevo dove trovarla. A distanza di anni la recuperai a Novegro. Questo modello della Eligor (fabbricato in Francia e non ancora in Cina), in un'ipotetica vetrina farebbe da pendant. 

La R12 del Monte Carlo rappresenta invece un tentativo di Solido, ormai risalente a una dozzina di anni fa, di contrastare la concorrenza nell'1:43 con qualche modello più raffinato, decorato con tampografie e dotato di dettagli un po' più realistici, come il rollbar e i fendinebbia. Finirono nel programma anche alcuni gloriosi modelli della vecchia serie 100, come la Matra MS650 o la Porsche 908LH. I tempi, però, erano già cambiati e nonostante il prezzo competitivo il successo fu limitato al paese d'origine. 

Questa R12 potrebbe andare insieme alla Simca sponsorizzata Pam-Pam di Norev, oggi superata dallo Spark, certo, ma sempre attraente nella sua semplicità un po' naif. 

Bene, come avete visto, di cose che apparentemente non c'incastrano un tubo tra loro si può parlare tranquillamente per almeno dieci minuti. 

23 maggio 2021

Un'idea di professionismo: montare modelli o andare al mare?

A parte qualche invidioso in malafede con cui non vale la pena perdere tempo, capita a volte di sentirsi dire: "eh, ma con quei prezzi riuscirei anch'io a fare una serie di montati come si deve". Argomento antico ma sempre d'attualità. Il prezzo di alcune serie montate, oltre che dal "nome" del modellista, che di per sé può avere un valore in quanto conosciuto, stimato o semplicemente alla moda (sono le leggi del mercato), presuppone una competenza acquisita in anni e anni di esercizio. Certo, anche un ottimo dilettante può far propria una conoscenza approfondita delle tecniche, tale da farlo avvicinare come risultati a un professionista. Potrà forse montare un modello di elevata qualità che per un istante lo farà sentire vicino a un Magnette o a un Jean Liatti. Ma gli mancherà, nella stragrande maggioranza dei casi, la continuità. 

Nelle mie peregrinazioni sui circuiti ho spesso sfruttato il pass di fotografo appostandomi nei pressi delle curve ad osservare i piloti. A Le Mans, un Kristensen, un Pirro, un Capello o un McNish arrivavano alla staccata sempre alla stessa velocità, frenavano sempre nello stesso punto, modulavano sempre allo stesso modo e riacceleravano sempre nello stesso momento. Questo per giri e giri, per ore e ore dei loro turni di guida. La continuità e l'assenza di errori contribuivano a vincere le gare. Un dilettante veloce magari avrebbe potuto eguagliare i loro tempi (o fare addirittura meglio, nella foga di esagerare), ma ad un giro buono ne sarebbero seguiti cinque o sei mediocri - con quali conseguenze potete facilmente immaginare. 

Nel modellismo entrano in gioco gli stessi fattori: in una serie montata tutti gli esemplari debbono essere rifiniti allo stesso livello, senza contare che l'artigiano a volte è chiamato a far bene lavori che non lo appassionano, e nulla deve trapelare dal risultato finale. 

Il professionista è pagato per dare una garanzia di stabilità, per applicarsi anche quando avrebbe voglia di andare al mare e per rispettare certe tempistiche. Questo mi è venuto in mente stamani imballando le ultime Porsche 934/5 di Madyero ancora da spedire. 

11 maggio 2021

Mensile o bimestrale? Né l'uno né l'altro. AutoModélisme esce "ogni 6 o 7 settimane"

AutoModélisme, i primi due numeri
del "nuovo corso"
Erano già in parecchi a preoccuparsi dell'assenza dalle edicole dell'AutoModélisme di maggio e della mancanza di attività sulla pagina Facebook, finché, finalmente, non è arrivato un chiarimento dallo stesso editore: la rivista uscirà ogni 6-7 settimane e il prossimo numero, quello di maggio, sarà nelle edicole intorno al 20 di questo mese. Non credo che all'inizio fosse stata prevista una simile cadenza, quantomeno atipica. E' vero che il numero 273, il primo dalla ripresa, portava la dizione "febbraio 2021" e il numero 274 era venduto come aprile 2021, ma è anche vero che nel colofone della rivista viene chiaramente indicato "1 an - 11 numéros, 2 ans 22 numéros". A mio avviso l'editore e la redazione non hanno tardato a rendersi conto che una rivista mensile rappresenta un impegno troppo gravoso - non solo economicamente - ed è stato quindi aggiustato il tiro. Non c'è dubbio che gli abbonamenti terranno fede al numero dei fascicoli e non allo spazio temporale, ma il discorso è un altro: a questo punto potevano decidere per un'uscita bimestrale e sarebbe stato tutto molto più chiaro e prevedibile. Passi per gli abbonati, ma gli acquirenti nelle edicole rischiano di non sapere più quando troveranno il nuovo numero. 

20 aprile 2021

Da 620 a 5 in 24 ore: il caso, neanche poi tanto raro, della Ferrari F355 1:43 di BBR

Di 620 modelli originariamente disponibili ne hanno lasciati 5, e questo dopo poco più di 24 ore dalla diffusione della newsletter di "richiamo" per un modello, va puntualizzato, che era stato annunciato già diverso tempo fa. Ma l'ultima newsletter ha avuto un effetto notevole di accelerazione. Ancora una volta BBR si conferma un punto di riferimento assoluto, non solo nella qualità dei prodotti ma anche nelle scelte e nelle strategie. Stiamo parlando della Ferrari F355 Berlinetta, un soggetto non certo inedito (neanche nella gamma BBR) ma che l'azienda di Saronno ha riproposto nel momento giusto, quando i collezionisti iniziavano ad avvertire la mancanza di una riproduzione 1:43 adeguata ai tempi. La versione annunciata è quella del 1994, con cambio manuale e senza airbag. Il modello appartiene alla gamma assemblata in Cina e sarà disponibile verso giugno. 

Cinque le colorazioni: si va dal classico Rosso Corsa (355 esemplari) al sempre apprezzato giallo (100 esemplari), fino al bianco, nero e rosso barchetta, ciascuno in 55 pezzi. Totale: 620 modelli, e al momento di scrivere (20 aprile 2021), sul sito BBR Store ne restano quattro neri e uno rosso corsa. 

Non è la prima volta che un BBR riscuote un tale successo ancor prima della sua commercializzazione, ma di fronte alla capacità di questo produttore di muoversi in un mercato sempre più difficile da prevedere e interpretare si può restare solo ammirati. 

24 marzo 2021

La bolla speculativa dei Make-Up: alcuni esempi recenti

Nell'ambiente dei modelli le bolle speculative sono normali e ricorrenti come in qualsiasi altro settore. Anche fra gli speciali esistono mode, tendenze che spesso conoscono traiettorie abbastanza prevedibili. Si crea, a volte artificialmente, una domanda, un bisogno: le quotazioni salgono, se ne parla magari in certi gruppi, gli speculatori riescono a muoversi bene e poi a un certo punto entra il parco buoi. Le dinamiche sono molto simili a quelle della borsa. Una volta innescatasi la bolla, le ragioni che portano alla rincorsa parossistica possono essere le più varie: fascino stesso dell'oggetto ("ciò che è molto desiderato dagli altri è necessariamente buono"), desiderio di investire nell'illusione di un'illimitata ascesa dei prezzi, voglia di accaparrarsi uno status symbol, brama di visibilità sui social. 

Quotazione pazzesca per questa GTO
argento di Make-Up. 
Fra i produttori di speciali che di recente sono diventati l'oggetto di queste speculazioni vi sono i Make-Up. Make-Up è un marchio assolutamente serio e valido nel mondo dell'1:43 speciale, anche se certi modelli possono non convincere (la 330 P4 ad esempio, è completamente sbagliata, e non è questione di colpo d'occhio: in questo caso è sbagliata e basta). I Make-Up hanno seguito il loro percorso, una traiettoria piuttosto tranquilla, fatta di prezzi di vendita alti, giustificati dall'indubbia qualità di finitura e di montaggio, dalle presentazioni lussuose e da una reputazione solida, costruita in tanti anni di presenza sul mercato. Senonché, da qualche tempo, si è innescato un fenomeno simile a quello che si attivò una quindicina di anni fa con gli AMR e i Le Phoenix: sempre maggior richiesta, l'arrivo di collezionisti nuovi, magari molto facoltosi, insomma quello che in inglese si definisce un "hype". L'enorme popolarità di Facebook contribuisce oggi a moltiplicare certi fenomeni che anni fa si propagavano solo attraverso qualche sporadico forum, e sembrava già tanto. Si creano su Facebook delle pagine di "fanboy", di gruppi che parlano di un unico marchio, che agli occhi di qualche sprovveduto diventa una sorta di punto di riferimento assoluto. Gli speculatori, quelli di alto livello, gettano ulteriore benzina sul fuoco commissionando al produttore serie limitate di cinque, dieci, venti esemplari: l'esclusività dell' "high ticket", come avrebbe detto il Big Luca di Youtube. E oggi, rispetto ai tempi della bolla-AMR, è anche più facile visto che Make-Up è pienamente operativa, mentre Ruf era già morto.  

La versione rossa è meno ricercata
ma i risultati sono sempre alti. 
In misura minore è quello che accade con certi Spark, salvo il fatto che Spark una serie di venti modelli non te li fa. Un modello come la Ferrari 250 GTO 1962 di Make Up, altro pezzo oggettivamente mal riuscito, è il caso tipico della speculazione che in questi giorni sembra non conoscere battute di arresto. Accanto ci metterei anche le Porsche Singer, che i nuovi collezionisti sembrano gradire particolarmente. Una Porsche 911 Singer di Make-Up in serie limitata è oggi quello che nel 2005 era una 911 Yellow Bird di AMR: un oggetto di un desiderio sfrenato, capace di suscitare emozioni viscerali in barba a ogni più elementare razionalità. Fra coloro che stanno festeggiando, si riconoscono vecchie volpi che già all'epoca della febbre-AMR si erano date da fare. Questa non è una critica nei loro confronti. Penso che chiunque, se avesse per le mani un paio di GTO di Make Up, non si lascerebbe sfuggire l'occasione di metter su qualche migliaio di euro in pochi click. Piuttosto, alla base di tutto, vi è probabilmente solo l'incompetenza degli acquirenti. Il cinese di vent'anni (senza offesa) che ostenta l'acquisto di una GTO a 800 euro su Facebook ridicolizzando chi cerca di spiegargli che forse (forse...) non è quella la via più sana a costruirsi una propria collezione è l'indice che anche nel settore modellistico, ad una base stabile, che acquista in modo oculato e responsabile (consapevole) si contrappone un altro genere di clientela, molto più volatile e plebea nell'animo, che è quella che bisogna allevare se si vogliono fare soldi in modo rapido. Un mordi e fuggi fino alla prossima bolla. 

In margine a Spark: qualche nota sparsa (Chevron B16, Porsche 914/4, Renault 5 LS)

Tempo per fare recensioni approfondite delle ultime novità Spark non ce n'è. I lettori dovranno quindi accontentarsi di qualche nota abbastanza casuale, che la dice lunga però sulla vitalità del marchio. Dopo il capodanno cinese stanno arrivando a getto continuo i modelli annunciati fra l'estate e l'inverno 2020. Un'interessante integrazione è la Chevron B16 motorizzata Mazda di Le Mans 1970, che segue a breve tempo di distanza la vettura motorizzata BMW dello stesso anno. A questo punto lo schieramento Spark è per due terzi completo, mancando solo la macchina col Ford, quella verde inglese. Com'era accaduto con la Chevron-BMW, Spark ha apportato modifiche e affinamenti sulla Chevron-Mazda, che era uscita come Bizarre in una linea speciale consacrata all'attività sportiva Mazda. 

Sempre in tema di gare in pista, gli appassionati dell'IMSA non si saranno lasciati sfuggire la Porsche 914 di Wayne Baker, famosa per il suo colore giallo bus. Del resto il giallo era il colore caratteristico delle Porsche di Baker e non a caso la Porsche 934 (o quello che era) che vinse parecchio a sorpresa la 12 Ore di Sebring del 1983 era stata soprannominata "The big orange". Nota bene: in Florida le arance sono gialle, non arancioni. Un terzo modello degno di nota riprende la saga Rally Monte Carlo, che Spark segue fedelmente da anni. 



Si tratta di un concorrente minore, di quelli che piacciono molto a tutta una schiera di collezionisti fra cui anche il sottoscritto. 

La Renault 5LS (!) di Alain Follin e Pierre Bertrand, che partecipò all'edizione del 1975 colma una lacuna nella storia delle R5 da competizione, e speriamo davvero che prima o poi sia la volta buona per Spark di iniziare a mettere sotto qualche versione Coppa, dalle primissime configurazioni fino alle 5 Alpine Turbo. 

25 febbraio 2021

Rassegna stampa: AutoModélisme n.273 (febbraio 2021)

AutoModélisme riprende il proprio cammino, dopo essere passato dal gruppo Michel Hommell all'editore belga Caira Edition di Bruxelles. Il direttore Alain Geslin ha lasciato il posto a Arnaud Dellicour. Alcuni dei vecchi collaboratori di AM, come Jean-Louis Blaisius, sono rimasti ed altri torneranno nei prossimi numeri. La ripresa non dev'essere stata certo facile. AutoModélisme conserva una cadenza mensile, con otto uscite standard e tre "Hors-Série" (Youngtimers, Le Mans, Natale & Rally). Non si sa ancora se l'Hors-Série su Le Mans 2020, saltato dalla vecchia gestione, sarà ripreso per mantenere la continuità con un'edizione 2021. 

Completamente nuova l'impaginazione e la veste grafica. Difficile formulare un giudizio dopo un solo numero, e probabilmente sarebbe anche ingiusto esagerare con le osservazioni critiche, ma non posso non dire che il nuovo AutoModélisme per ora non mi convince troppo. 

Foto enormi (soprattutto inutili quando si pubblicano immagini di 1:43 di mediocre fattura) e argomenti un po' banali sono due aspetti che emergono quasi a una prima occhiata. Si torna sempre al vecchio discorso: va benissimo sostenere l'editoria tradizionale, della quale io stesso sono un fan sfegatato, ma a patto che essa proponga qualcosa che sul web non si trova. Se gli argomenti sono la storia dell'Alpine raccontata attraverso qualche Spark e Trofeu o le Porsche vincenti a Le Mans con le foto dei Brumm e dei CMR, che senso ha spendere sei o sette euro per una rivista? Molti continueranno ad acquistare AutoModélisme per inerzia, perché l'hanno sempre preso, ma sono le generazioni che presto spariranno. Le nuove non hanno alcun motivo di farlo e vanno stimolate in altro modo. AutoModélisme è nata vecchia e se presto non sarà trovata la quadra, è destinata a sparire nel volgere di pochi mesi. Altro che "dateci tempo". Il tempo non c'è. 

Un mossa azzeccata è stata quella di ridimensionare notevolmente il fardello delle pagine consacrate alle novità, una delle eredità più anacronistiche di un passato che non tornerà. Lo spazio dei lettori è forse interessante, ma vanno scelti dei lavori degni di una rivista, non delle realizzazioni dilettantistiche che, per carità, possono costituire la ragione di vita di tanta gente, ma che non vanno oltre l'interesse che potrebbero suscitare su una pagina personale di Facebook. La foliazione passa a 68 pagine ma è davvero necessaria vista l'impaginazione dispersiva che dà un senso di precarietà e di scarsa credibilità. Non resta che sperare in un numero 274 più serio e consistente, atteso nelle edicole il 29 marzo prossimo. 

15 gennaio 2021

Alfa Romeo Alfetta 1.8 prima e seconda serie e Giulietta prima serie: tre montaggi di Fabrizio De Gennaro da kit Tron

Le due Alfetta 1.8, prima e seconda
serie. Colori neutri che valorizzano le
linee pure di questa berlina anni settanta. 

Credo che il blog non debba perdere definitivamente quello spirito diaristico che forse in questi anni ha un po' smarrito, magari per forza di cose. Man mano che un sito di informazione si evolve, acquisisce forse una maggiore oggettività, che a volte coincide con una maggiore freddezza. E' inevitabile. Ma non era solo per informare in modo imparziale che il blog nacque nel 2021. Nacque piuttosto come documentazione di un percorso personale, certo nella speranza che tale itinerario potesse essere utile a qualcuno, ma anche con quello spirito indipendente e soggettivo che può contraddistinguere una raccolta di commenti e impressioni. Qualcuno di voi ricorderà certi thread che alimentarono discussioni, forse anche polemiche, che mi illudo contribuirono a chiarire alcuni aspetti che fino a quel momento non erano stati affrontati con sufficiente approfondimento. Ci troviamo attualmente in un periodo in cui i temi modellistici possono apparire quantomeno futili, così come irrimediabilmente bizantini potrebbero sembrare i confronti "generazionali" fra una tipologia di modello e l'altro, che molti lettori, anche i più giovani, mostrano peraltro di apprezzare. Stasera vorrei presentare alcuni recenti lavori di Fabrizio De Gennaro. Si tratta di montati su base kit Tron, ormai un po' datati ma sempre validi. Seguire questi montaggi ha permesso di apprezzare alcune caratteristiche di questi modelli che rappresentano bene quella tradizione italiana degli speciali che tutt'altro che morta. 

La Giulietta di Tron Models tradisce la sua
parentela col Mebetoys. Qualcuno ricorda
le produzioni limitate di Mario Barteletti proprio
su base Mebetoys?
Originariamente dotati di livree e accessori per realizzare versioni Carabinieri e Polizia, i kit sono stati invece montati con allestimenti civili. Le Alfetta sono delle 1.8 prima e seconda serie; all'inizio, l'intento era quello di ottenere una 1.8 e una 1.6 ma quest'ultima versione era incompatibile con i paraurti forniti nel kit, con i rostri stampati in corpo unico, impossibili da eliminare senza danneggiare la nichelatura. Ne sono quindi venute fuori due interpretazioni della 1.8, in colori classici che ne esaltano le forme semplici ed eleganti. La Giulietta prima serie è stata invece verniciata in un più sofisticato "luci di bosco metallizzato", con una combinazione di interni coerente con la tinta della carrozzeria, il tutto riprodotto seguendo la documentazione dell'epoca. In questo caso è stata ricostruita tutta la vetratura laterale, poiché l'acetato del kit, stampato malissimo, era pieno di macchie e tracce varie (cosa abbastanza frequente con i termoformati, ma in questo caso i difetti erano davvero troppo evidenti per non intervenire). Mi sono divertito a fotografare le due Alfetta sul libro del Fusi, un classico del suo genere, mentre per la Giulietta lo sfondo è quello delle... istruzioni del kit. Credo che a fronte di una produzione cinese che spessissimo scivola sulle proverbiali bucce di banana, i kit nostrani possano costituire un'alternativa (di nicchia, ma pur sempre un'alternativa) per mettere in collezione modelli storicamente corretti. Siamo lontani dalle sofisticazioni che oggi ci offrono i resincast ma il colpo d'occhio di queste tre Alfa realizzate e montate "qui da noi" è qualcosa in grado di regalare un'emozione. E non mi pare poco. 

07 gennaio 2021

La collezione American Cars di Altaya in Francia: si inizia con la Shelby GT500

Non è mio costume lodare le collezioni da edicola. Anzi, direi che non mi sono mai particolarmente piaciute ma rispetto chi privilegia l'accumulo. Tutti i collezionisti sono in fondo degli accumulatori seriali e quelli che affastellano nelle loro vetrine modelli da edicola sono appena più seriali di tutti gli altri, nulla che li renda troppo meno patologici nei confronti di un collezionista di AMR o di Dinky, tanto per fare un esempio. Detto questo, però, possono intervenire dei ragionamenti tecnici, sul rapporto qualità-prezzo e qui entrano in campo i pareri più disparati. Il mio è che alla fine, con i modelli da edicola, avrete speso comunque delle cifre considerevoli per avere in casa modelli destinati ad autodistruggersi nel giro di qualche anno. Non sempre succede, ma comunque troppo spesso per degli articoli cosiddetti "da collezione", dai quali ci si attende una certa durata nel tempo. Poi ognuno fa la scelta che meglio lo aggrada. Lo dico perché non c'è abbastanza informazione e le giovani leve cascano dal pero denunciando fenomeni che collezionisti di più lunga data hanno osservato da anni se non da decenni. Ricordate quanto si incavolava il buon Vincenzo Iezzi ai bei tempi del forum Duegi? Vox clamantis in deserto. Ma non era mica bischero.  

E a proposito di modelli da edicola, Altaya è appena partita con una tematica direi intrigante, già vista in Italia con De Agostini, quella delle vetture americane. E' uscita a € 2,99 la Shelby GT500 (di cui potete leggere una breve recensione qui ). La raccolta promette bene, e le prossime uscite saranno la Dodge Charger del 1972 e la la Chevrolet Camaro Z/28 del 1970. E già qui i prezzi cominceranno ad aumentare a € 7,99 per arrivare ben presto a 15 euro. Sono strategie commerciali, non capisco troppo nemmeno quelli che sulla pagina Facebook di Altaya protestano scandalizzati. E' appena il caso di ricordare almeno tre punti: primo, che di acquistare automodelli non te l'ha ordinato il medico; secondo, che i prezzi sono annunciati dal produttore e non c'è alcuna stranezza nascosta, casomai una strategia commerciale del tutto alla luce del sole; terzo, che in assoluto 7 o 15 euro per un modello sono pochi. Consideriamo che chi critica i prezzi è in genere uno che pensa che qualsiasi modello a 15 euro sia caro. E' probabilmente un tipo di clientela che non comprerà mai uno Spark o tanto meno un modello speciale. Se poi il discorso si sposta sul rapporto qualità-prezzo, allora si può certamente obiettare che forse uno Spark di quelli fatti come Dio comanda a 60 euro sia preferibile a quattro modelli da edicola da 15, ma questa è ormai storia vecchia. 



Passiamo oltre. 

Come accade sempre, quasi non ci si orienta nella selva di offerte proposte da Altaya in caso di abbonamento: se ti abboni con l'addebito diretto ricevi questo, se prendi le prime dieci uscite hai quest'altro, se aggiungi 1 euro a uscita quest'altro ancora. Faccio per dire, ma sono tutte casistiche verosimili, con modelli in omaggio (1:43 e anche 1:24), poster, dioramini, fascicoletti, adesivi, gadget e quant'altro che girano vorticosamente nei pensieri di chi sia tentato di investire qualcosa in più in questa collezione. Attenti alle indigestioni. 

11 dicembre 2020

Focus su: Spice-Cosworth SE88C GrC2 Chamberlain Racing Le Mans 1988 di Spark (S4768)

Volendo recensire qualche novità Spark avevo la possibilità di scegliere fra diversi soggetti, inclusa la Porsche 935 M16 IMSA di Daytona 1983 che su certi forum tipo Caradisiac è diventata quasi un mito tribale, al pari di quelle Corvette taroccate che sembrano ferri da stiro. Ho deciso di lasciar perdere anche perché già la mutanda di film trasparente sul tetto, a unire le due scritte dei piloti, mi aveva mal disposto. Escluse per il momento anche un paio di Porsche 911 GT1 private di Le Mans 1997 e la BMW M1 Marlboro di Le Mans 1980, ho optato stavolta per qualcosa di più conservativo anche se piuttosto originale, la Spice SE88C Gruppo C2 di Le Mans 1988. Non che la vettura sia inedita, visto che Spark ha già riprodotto le due auto ufficiali, ma mi pareva un qualcosa in linea con un certo spirito cui la casa di Ripert ci ha abituato negli anni. Insomma, posso dire già da ora che questo modello sa di speciale ben montato, come se ci si trovasse davanti un Automany, uno Starter o un Provence Moulage fatto come si deve ai tempi dei tempi. 

Questa a mio avviso è la parte emozionale più importante della produzione Spark, non finirò mai di ripeterlo, anche se per fortuna loro c'è tutto un pubblico di acquirenti che di queste considerazioni fa tranquillamente a meno: sono quelli che comprano le GT3 della 24 Ore di Spa e del Nurburgring o le Formula 1 di oggi. Io mi trastullo ancora con l'odore della resina e della colla che emana dalla vetrinetta una volta che stacchi i fermi in adesivo trasparente. Ho anche voluto scegliere un modello che mi (ci) riconciliasse con Spark. Mi dispiace enormemente dover osservare e registrare i tanti, troppi errori fatti in quest'ultimo periodo. 

Dover produrre e produrre è una condanna sicura allo sbaglio. Scelgo la Spice perché Gordon Spice l'ho incrociato spesso nel corso della mia vita, prima come spettatore al Mugello (ho ancora un suo autografo fatto nel 1983 o giù di lì), poi come giornalista. Ero alla presentazione della sua autobiografia The life of Spice (uscita nel 2009), e fu uno degli incontri più divertenti di quel genere, che un giorno forse racconterò a parte. Gordon Spice è stato un personaggio importante, che incarna bene lo spirito britannico dell'automobilismo. Come costruttore si è tolto anche diverse soddisfazioni, 

Con mezzi tecnici tutto sommato limitati riuscì ad arrivare ai vertici della classe minore del Gruppo C, vincendo il titolo costruttori per ben quattro volte, dal 1985 al 1988. Una delle più grandi soddisfazioni fu un sesto posto assoluto a Le Mans nel 1987, con una macchinina, la SE87, capace di raggiungere i 350 km/h prima della staccata di Mulsanne. Nel 1988, dopo il ritiro del suo principale concorrente in Gruppo C2, ossia la Ecurie Ecosse, il team Spice Engineering aggiunse una seconda vettura ufficiale nel programma del mondiale endurance e fornì il team privato Chamberlain Racing prima con una SE87, poi con la nuova SE88; affiancò il team di Chamberlain anche il GP Motorsport con la 87 ex-ufficiale di proprietà di Costas Los. La SE88 per la stagione 1988 derivava sostanzialmente dalla SE87, ma il motore Hart era stato rimpiazzato dal Ford Cosworth DFL da 3,3 litri. 

Il regolamento in vigore dal 1988 prevedeva inoltre un fondo più ampio e una riduzione dell'efficienza aerodinamica con l'abbassamento dei tunnel venturi. La SE88, con l'aerodinamica progettata dalla Humphrys, fu sviluppata nella galleria del vento dell'università di Southampton. Rispetto alla SE87 la sezione del frontale venne ridotta per portare più aria fino all'ala posteriore a sbalzo. Fu potenziato anche l'impianto frenante AP. Spark ha fatto un gran lavoro per riprodurre al meglio la complessa livrea tricolore della vettura numero 107 di Le Mans 1988, pilotata da Jean-Louis Ricci, Jean-Claude Andruet e Claude Ballot-Lena: un trio di piloti di grande esperienza, che non restò però a lungo in pista. La verniciatura è a tre colori, ma decals bianche sono state utilizzate per riprodurre le varie chiazze irregolari che debordano sul blu e sul rosso. Come Spark riesca ad applicare decals con questa precisione (e con questo potere coprente) è e rimane un mistero. 

Molto ben riprodotti i supporti dell'ala posteriore e anche quel poco di meccanica visibile dallo specchio di coda è realistico e preciso. I vetri sono dotati di oblò di ventilazione passanti e tutto è al suo posto: ganci traino, staccabatteria, bavette anteriori, cornici delle uscite degli scarichi e bocchettoni serbatoio in fotoincisione e così via. Nei cerchi la parte alluminio è trattata con una finitura semilucida. In alcune immagini i cerchi appaiono bianchi, ma è altresì documentato l'uso di ruote con la parte centrare oro, come sul modello. Piuttosto fine l'antenna, realizzata col materiale che Spark impiegava già dieci o quindici anni fa e che va benissimo. 


In conclusione si può parlare di rapporto qualità-prezzo difficilmente battibile. Vedremo se e come Spark riuscirà a conciliare l'esigenza di esattezza con la necessità di produrre qualsiasi cosa abbia delle ruote e un motore. Non facciamoci illusioni che Spark modifichi a breve o medio termine i propri criteri produttivi: a molti collezionisti va bene così e quindi la questione non si pone neanche. Ne riparleremo presto.