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23 luglio 2021

Porsche 917K Salzburg Racing 24 Ore di Daytona 1970, Spark S1097 (1:43)

Nel 1970 il team Salzburg recitò in ambito Porsche il ruolo del guastafeste. John Wyer fu tutt'altro che contento della presenza della squadra gestita da Louise Piech, che si tolse pure la soddisfazione di regalare la prima vittoria a Le Mans alla casa di Stoccarda. Per la grande gioia di Wyer, che alla vigilia della gara aveva dichiarato: "non importa quale Porsche vinca, basta che sia una delle nostre". Quelli che erano tutt'altro che i parenti poveri non mancarono già dal primo appuntamento del mondiale marche, la 24 Ore di Daytona. 



Per l'occasione il team Salzburg utilizzò la 917 telaio 011, destinata a una carriera alquanto breve; dopo la trasferta americana, la vettura venne portata in Sicilia come test car della Targa Florio, dove fu distrutta in un incidente nel corso di prove libere. A Daytona, la 011, pilotata da Kurt Ahrens e Vic Elford, fu quarta in qualifica, dovendosi poi ritirare per una perdita al serbatoio della benzina. 




Nel corso della stagione 1970, le Porsche del team Salzburg portarono sempre una bella livrea dai motivi vagamente psichedelici, come andava di moda allora, assortiti in varie combinazioni cromatiche: rosso-bianco, bianco-rosso, blu-bianco, bianco-blu. L'effetto scenico era assicurato. 

Spark ha appena aggiunto al suo catalogo la riproduzione della 011 di Daytona, catalogo S1097. La 917 è una vecchia conoscenza della produzione Spark, anche se tutto sommato potremmo dire che sia stata relativamente poco sfruttata, visto l'enorme numero di versioni riproducibili. 




Il modello è ben montato (Cina, non Madagascar) e presenta tutte le caratteristiche positive cui Spark ci ha abituato: ottima verniciatura, attenzione al dettaglio, equilibrio generale, il tutto per un rapporto qualità-prezzo ancora accettabile. 

Esaminiamo alcune caratteristiche di questa particolare versione: 

1) Come al solito per le 917 di Spark, più che buono l'insieme ruote-pneumatici. Sul cerchio sono riprodotte le scritte bianche Porsche, specifiche alla 011. 


2) Buona la riproduzione del caratteristico finestrino supplementare sul tetto, tipico di Daytona. Mentre sulle 917 Gulf il colore del materiale trasparente era giallo, come i finestrini laterali, sulla Salzburg restava neutro. 

3) I bolli dei numeri laterali non sono del tutto convincenti: il colore del tondo dovrebbe essere più scuro (più grigiastro), a simulare la superficie riflettente. Dovrebbe poi esserci un fine contorno bianco. Spark ha invece riprodotto il bollo in un colore molto chiaro, tendente al crema, senza contorno. 


4) La zona delle prese d'aria freni e intorno al radiatore appare nera in molte foto, ma esiste anche documentazione della parte interamente bianca, come l'ha riprodotta Spark. 

5) Spark ha posizionato il deflettore dei finestrini laterali nella posizione corretta per questa particolare vettura. 

6) Il colore della decal triangolare piazzata sul lato sinistro pare corretto: arancione fluorescente. 

7) Bene gli interni delle NACA in nero opaco. 

Forse non è un modello in grado di suscitare incontenibile entusiasmo, ma resta comunque un prodotto molto buono, e come sempre sfido chiunque a montare uno speciale raggiungendo questi livelli a questo prezzo. 

12 luglio 2021

Tameo PG40: kit Ford Cosworth V8 DFV in scala 1:43





Col Ford Cosworth V8 DFV, Tameo inaugura una serie di kit ad alta definizione dei motori più famosi della Formula 1 e non solo. La gestazione di questo kit (catalogo PG40) è stata abbastanza breve ma il risultato è come sempre di alto livello. Tameo è ormai la referenza nelle fusioni in metallo bianco e basta osservare i vari pezzi che compongono il minuscolo DFV per rendersi conto della qualità raggiunta. 



Nella confezione sono presenti anche un set di fotoincisioni, le trombette di aspirazione in alluminio e alcuni cavi e cavetti. Fra i pezzi in metallo bianco vi è anche una base per esporre il motore come pezzo a sé. Le istruzioni sono al livello dei kit Tameo, disegnate in tridimensione con le indicazioni dettagliate dei colori. Sicuramente questo kit andrà a ruba fra i modellisti, che potranno utilizzarlo per trasformare modelli, per costruire diorami o per montarlo a parte. Attendiamo ora le prossime uscite: i soggetti storici non mancano di certo. 






15 giugno 2021

Una veloce occhiata all'Alfa Romeo 6C 3000 CM Le Mans 1953 di Spark (S4702)



Annunciata da tantissimo tempo, l'Alfa Romeo 6C 3000 CM di Le Mans 1953 è stata ufficialmente confermata da Spark nel luglio del 2020. Il lavoro di documentazione su questo modello riflette la competenza dei capi-progetto in vetture di questo tipo e il modello che ne è venuto fuori è di ottima fattura, provvisto di quei piccoli dettagli cui Spark ci ha abituato. Su quest'Alfa, se ci si mette a cercare i particolari, si ha l'imbarazzo della scelta, tanto la vettura era piena di piccole aperture, bocchettoni, rivetti, sportellini, lucine, tiranti e deflettori. 



Tutto appare ben curato, dal colore della carrozzeria alle forme e dimensioni. Certi Spark possono essere scambiati per piccoli BBR; prendete questa affermazione con le pinze, è per rendere una certa idea. Spark appare aver fatto passi in avanti anche nella riproduzione delle ruote a raggi, messe in particolare evidenza dall'ottima fattura delle gomme, marchiate Pirelli Corsa. 



I gallettoni sono oltretutto orientati correttamente sia a destra sia a sinistra. Peccato che su certi esemplari chi li monta si sia sbagliato, scegliendo a volte il pezzo che andava dall'altra parte, col risultato di avere un gallettone su tre in posizione errata, come nell'esemplare delle nostre foto (ma ne abbiamo visti diversi altri non del tutto corretti). Sarebbe poi stato opportuno verniciare la parte interna dei passaruota in nero, specialmente di quelli anteriori, vista la notevole "luce" che c'è fra il cerchio e la carrozzeria. Dopo la numero 21 di Carini/Sanesi, aspettiamo le altre due versioni di Le Mans '53 (Fangio/Marimon e Kling/Riess), sperando che Spark si orienti magari sulla Mille Miglia.













04 giugno 2021

Da Bizarre a Spark il passo è breve? La Matra MS630/650 Le Mans 1969 (S3548)


La partecipazione di Matra alla 24 Ore di Le Mans del 1969 fu quanto mai eterogenea: mentre Ken Tyrrell con la MS80 permetteva a Jackie Stewart di conquistare il suo primo titolo mondiale in F.1, la gara della Sarthe fu affrontata da Matra con uno schieramento composto da una vecchia MS630 coupé, affidata a Guichet e Vaccarella, una MS650 di nuova concezione per Beltoise e Courage e due ibridi MS630/650 per Servoz-Gavin/Mueller e Galli/Widdows. Andò piuttosto bene, con un quarto, un quinto e un settimo posto assoluto; solo Servoz-Gavin e Mueller dovettero abbandonare a metà gara per una panne elettrica, peraltro rimediabilissima grazie a uno dei tanti stratagemmi possibili; ma Mueller si era del tutto perduto perché non aveva ben capito (o non le aveva ascoltate?) le spiegazioni date dei tecnici ai piloti alla vigilia della gara su come ripartire in caso di malfunzionamento dell'impianto. 



Prova ne fu che un gruppo di meccanici si recò sul punto dove la MS630/650 era rimasta ferma. Con le giuste operazioni la vettura si rimise subito in moto senza problemi ma ormai la frittata era fatta. 

A suo tempo era stata Bizarre a riprodurre tutte e quattro le Matra di Le Mans 1969. Com'è accaduto con gli altri passaggi dalla gamma Bizarre a quella di Spark, il modello dovrebbe beneficiare di miglioramenti e di piccole modifiche rese possibili dall'ulteriore progresso in termini di documentazione, rappresentato da altri 10-15 anni di libri, pubblicazioni varie e siti Internet. 



In effetti anche per la Matra di Le Mans 1969 è così, almeno in linea generale. Vediamo qualche dettaglio. 

  • Aggiunta delle fotoincisioni laterali che simulano i fermacofani in corrispondenza col numero di gara. 
  • Aggiunta di cinture di sicurezza in fotoincisione. Non bellissime ma sempre meglio di semplici decals. 
  • La parte retrostante del cruscotto è ora del corretto colore arancione, un particolare che era sfuggito al momento della produzione del Bizarre. 
  • Il rosso delle strisce della vettura numero 34 ora è diventato fluorescente. Dalle foto sembra la scelta giusta. 
  • Del tutto modificata la fanaleria posteriore: il gruppo ottico rotondo è stato sostituito da tre elementi piccoli, sempre rotondi. Aggiunti anche due catadiottri rettangolari. 
  • Sul Bizarre le frecce a fianco dei fari negli alloggiamenti erano bianche; dovrebbero essere arancioni e neanche sullo Spark è stata corretta questa piccola inesattezza. 
  • Il Bizarre presentava la riproduzione delle viti di fissaggio sulle protezioni in plexi dei fari, particolare eliminato sullo Spark, chissà perché. 
  • Sparite sullo Spark anche le rivettature alla base del parabrezza, operazione che sembra lecita almeno sulla n.34. 
  • I font dei numeri sembrano essere stati leggermente ritoccati. 
  • I filetti in decals sul muso sfiorano ora le prese d'aria rettangolari. 
  • I loghi SEV-Marchal sono stati spostati; si noti che i vari sticker (SEV-Marchal, Ducellier, Dunlop) appaiono in posizioni diverse nel corso di tutta la settimana di gara. 
  • Sullo Spark è stato aggiunto il punzone bianco ACO delle verifiche tecniche. 
  • E' stata corretta la forma così particolare del rollbar sulla numero 34. Non tutti ne conoscono la storia, per cui varrà la pena rievocarla brevemente. Questa 630/650, contraddistinta secondo quanto riporta Roland Roy dal numero di telaio 03, fu finita di costruire nel 1968, quando non era ancora entrata in vigore la nuova norma tecnica sui rollbar. 

    L'altra MS63/650 e la MS650 furono invece ultimate nel 1969, ricevendo quindi un rollbar più largo e di diversa foggia. Sulla MS630/650 s'impose quindi un rifacimento all'ultimo tuffo, su diretta indicazione dei commissari tecnici di Le Mans. Dei semplici tubi furono piegati alla dimensione regolamentare, con un solo punto di saldatura corrispondente al vertice del vecchio arco e con la base attaccata alla bell'e meglio allo schienale... in poliestere dell'abitacolo! 
  • Lo Spark presenta lo spoilerino posteriore in fotoincisione, mentre il Bizarre l'aveva in resina, stampato insieme alla carrozzeria. 
In conclusione, ancora una volta Spark si è data da fare per migliorare un prodotto a distanza di anni. E' sicuramente una strategia valida, che paga soprattutto su modelli semplici come questo, esenti dai difetti tipici di questa marca. 









28 maggio 2021

Alcune note sulla Fiat 131 Panorama assistenza Abarth rally di Altaya

Uscita numero 22 nella serie 
"Véhicules d'assistance rallye" di 
Altaya, la 131 Panorama
Olio Fiat Abarth. 


Ricordate la Fiat 131 Panorama Olio Fiat assistenza rally che uscì nella gamma Ixo? Il blog le dedicò un articolo nel dicembre del 2017, al momento della diffusione dei preordini. Alcuni errori marchiani vennero corretti in fase di revisione del prototipo e il modello uscì ottenendo un discreto successo. Potete leggere quel thread a questo link: http://grandiepiccoleauto.blogspot.com/2017/12/fiat-131-familiare-assistenza-ufficiale.html . 

In quell'occasione si spiegava anche un curioso errore nato dalla copiatura di una versione ancora provvisoria delle decals del kit Arena. 

Il transkit dell'Aquilone su 
base Starline, con la targa giusta. 


Oggi lo si rivede nella serie Altaya per la Francia, "Véhicules d'assistance Rallye". A differenza dell'Ixo di serie, il nuovo modello è provvisto di fendinebbia e di un portapacchi diverso, su cui sono sistemate alcune taniche gialle e un paio di cerchi con gomme. Alcuni dettagli (forma del bagagliaio e suo marchio Fapa, taniche) sembrano mutuati da un modello slot in 1:32 di Scalextric Passion, venduto insieme a una 131 Gruppo 4 del 1000 Laghi 1976 (SP024). 

Il modello in 1:32 di 
Scalextric Passion. Su questo
modello la targa è giustamente
quadrata ma la sigla della 
provincia dovrebbe essere bianca. 


Anche la targa è cambiata e stavolta è quella, corretta, già vista su un transkit dell'Aquilone per la base Starline: TO-L67824. Solo che, sul modello da edicola, la targa ha la sigla della provincia arancione, mentre dovrebbe essere quadrata con lettere bianche, ossia il vecchio tipo. 

La targa sul modello Ixo-Altaya 
è errata (dovrebbe essere del 
vecchio tipo, mentre è quella
con la provincia arancione). 


L'immatricolazione TO-L67824 risale a metà settembre 1974, parecchio tempo prima, quindi, dell'entrata in circolazione delle nuove targhe con la provincia arancione. 

18 maggio 2021

Com'è fatta l'Alfa Romeo AR51 Matta di ZetaKit (1:35)

"Autovettura da ricognizione 51": 
l'ingegner Alessio, all'epoca direttore
generale di Alfa Romeo, la
soprannominò "Matta".
 
Già uscita da qualche tempo, l'Alfa Romeo AR51 Matta fa parte di quella serie di scatole di montaggio che ZetaKit commercializza direttamente. Il modello, in resina scala 1:35 è una "3D print edition", e presenta completamente stampato con quella tecnica. Prima di tutto, una nota di merito sulla confezione: semplice ma elegante, la scatolina è tenuta chiusa da una fascetta pieghevole sulla quale sono riportate su una facciata le istruzioni di montaggio e sull'altra alcune foto della vettura reale e la sua storia, molto ben scritta e dettagliata. 

Per ZetaKit anche la presentazione
riveste la sua importanza. 



Lo stampaggio delle varie parti è di eccezionale qualità: ad un primo controllo superficiale tutto torna alla perfezione, e non c'è motivo di pensare che il modello non sia un puro divertimento da assemblare e anche da rifinire. Sono fornite le decals (eccellenti come definizione e realismo) per ottenere diverse versioni delle forze dell'ordine: Polizia Nucleo Celere Questura di Cagliari, Polizia Stradale IX Zona (Lazio), III Reparto Celere II Zona (Lombardia); II Reparto mobile di Busto Arsizio ed infine Esercito Italiano VIII Reggimento Lancieri di Montebello.

Da queste poche foto si può 
apprezzare l'alto livello di 
definizione e di precisione
delle varie componenti. 





Abbiamo già visto in giro immagini di esemplari montati come si deve, che hanno una resa eccezionale. Torneremo sicuramente in modo più approfondito sia sulla Matta stessa, sia sulle prossime realizzazioni di ZetaKit, un'azienda che ha fatto della serietà del metodo e della ricerca tecnologica alcune delle sue armi migliori. 

Il sacchetto con le decals e l'acetato. 

Eccellenti anche le fotoincisioni, fornite
in doppia copia. Tutto molto raffinato.