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27 luglio 2021

In vendita una Renault 4CV Hot-Rod, fantasiosa elaborazione di André-Marie Ruf dell'epoca pre-AMR



Negli anni settanta, ancora prima di fondare la AMR, André-Marie Ruf elaborava, come facevano tutti gli appassionati dell'epoca, quei pochi modelli industriali che passava il convento. Alcune elaborazioni erano rigorose repliche di vetture reali, mentre in altri casi Ruf dava libero sfogo alla fantasia ricavando colorati mostri, a metà strada - potremmo dire - fra i dragster e le hot-rod. Alcuni di questi modelli, peraltro ben documentati nel libro a fascicoli uscito ormai diversi anni fa, sono sopravvissuti e di tanto in tanto cambiano di proprietario. 



Proprio in questi giorni ne è apparso in vendita uno, basato su una Renault 4CV, estremamente fantasioso e provvisto già di un logo AMR "quasi ufficiale", dipinto a mano sul tetto sopra il lunotto posteriore...

Le elaborazioni su base 4CV finora conosciute sono sette. Questa è datata 1° aprile (!) 1973.  

Questo il link ai dettagli: http://modelart111.com/product_info.php?products_id=2659

29 giugno 2021

Non chiamatelo holy grail. Ma se vi capita non fatevelo sfuggire: The world of 43rd di John Simons



Non sono molti i manuali che si focalizzano esclusivamente sulla costruzione dei modelli speciali, anzi probabilmente si contano sulle dita di una... mezza mano. Il più famoso è The world of 43rd, redatto e parzialmente scritto da John Simons di Marsh Models. La terza edizione del 1996 credo sia l'ultima. Su Facebook questa pubblicazione è ovviamente diventata un "holy grail", ma non dategli retta: sono gli stessi che parlano di holy grail a proposito di uno Spark di tre anni fa o di un Make-Up fatto per conto qualche oscuro club giapponese. Ma a parte i ridicoli vezzi contemporanei, questo, che più che un libro è un quaderno in A4 di una cinquantina di pagine, oggi ha un interesse anche storico, perché ormai i suoi venticinque e passa anni ce li ha tutti. 



I vari capitoli spiegato passo passo il montaggio di modelli in resina e in metallo bianco, dallo studio dei pezzi alla verniciatura, dalla posa decals a quella dei vetri, dal superdettaglio alle tecniche di base dei diorami, senza dimenticare i figurini (all'epoca i Denizen andavano per la maggiore). La parte finale è ancora più tecnica e spiega come nasce un modello partendo dal master fino agli stampaggi e alla fabbricazione delle fotoincisioni e alla stampa delle decals. La maggior parte dei capitoli sono opera di Simons, ma altri autori dell'opuscolo sono Colin Fraser, Stephen Barnett, Chub Pearson, Tim Dyke, John Allen, Chris Arnott, John Stockton e Robin Stretton. Insomma, non proprio gli ultimi arrivati. 



La premessa è di Brian Harvey, e da sola merita il prezzo del biglietto. In due magistrali colonne, Harvey ripercorre con grande spirito di sintesi le ragioni dell'esistenza dei modelli speciali e il loro ruolo nel modellismo. Certo, siamo nel 1996, e la linea di demarcazione fra speciali e industriali era molto più netta di quanto non lo sia oggi. Particolare gustoso del libretto sono le pubblicità dell'epoca: parecchi negozi ormai chiusi, marchi prestigiosi scomparsi. La seconda metà degli anni novanta fu per il settore degli speciali un periodo abbastanza strano: il nuovo conviveva ancora abbastanza tranquillamente col vecchio. Si riconoscevano ancora per certi versi gli anni ottanta ma si intravedevano i radicali cambiamenti dei primi anni duemila. 

26 giugno 2021

Modelli del passato: Ford Mustang Shelby GT350 di Precision Miniatures



Di Precision Miniatures, marca americana che negli anni ottanta si distinse per un'eccellente produzione di kit in metallo bianco, racconteremo prima o poi la storia. Oggi presentiamo un kit uscito intorno al 1982 col numero di catalogo 20, la Ford Mustang Shelby GT500. I kit Precision Miniatures erano particolarmente belli per l'accuratezza e la pulizia delle fusioni, che in un certo senso potremmo comparare agli AMR. I master erano fedeli e il catalogo di Precision è pieno di piccoli capolavori. Nel kit erano forniti anche alcuni pezzi nichelati, nel caso della Mustang vi erano i cerchi, i tergicristalli, i paraurti, il volante, lo specchietto e qualche altro dettaglio. 



Le decals erano stampate da Micro Scale. Ridotto all'essenziale il corredo delle fotoincisioni (specchietto retrovisore interno e deflettori). Per i tempi le istruzioni erano all'avanguardia, diremmo secondo una scuola che aveva attecchito particolarmente in Inghilterra (vedi i kit Grand Prix Models o Scale Racing Cars): foto del modello nelle fasi di montaggio, elenco dettagliato delle varie parti con un esploso molto chiaro e anche un simpatico testo. 




Eravamo molto lontani da certe risicate istruzioni italiane o francesi. Un Precision Miniatures può essere oggi un kit da conservare così com'è oppure da montare secondo lo stile dell'epoca; ma questo tipo di modelli si adattano a mio avviso piuttosto bene anche a progetti più spinti senza sfigurare nei confronti di realizzazioni ben più recenti. I Precision Miniatures si trovano ancora abbastanza bene, e a prezzi accettabili. Un consiglio? E' un marchio che merita un investimento. 






22 giugno 2021

Foto gallery: Michelin PLR 1972 Mille-Pattes 1972 (foto David Tarallo)



Il soggetto è abbastanza conosciuto ed è stato anche già riprodotto più volte in scala, ma può valere la pena pubblicarne una gallery. Si tratta del PLR (poids lourd rapide) “Mille pattes”, utilizzato da Michelin a partire dal 1972 come veicolo test per pneumatici di mezzi pesanti. Le forme potevano ricordare quelle della Citroen ID19 Break, ma con dimensioni davvero impressionanti: 7,27 metri di lunghezza, 2,45 di larghezza e dieci ruote: quattro davanti e quattro dietro come gomme da 205/55x16. Al suo interno erano sistemati equipaggiamenti e macchinari, molto sofisticati all’epoca, per mettere alla frusta le gomme destinate ai camion. La PLR Michelin era equipaggiata con due motori Chevrolet V8 da 350ci da 250 cavalli ciascuno; la trasmissione era sulle ruote posteriori e il cambio era un GM automatico a tre rapporti. 



I tre ponti posteriori erano derivati da quelli della Peugeot 504. La struttura del telaio era composta da longheroni, con carrozzeria in acciaio e cofano in alluminio. Le sospensioni erano a ruote indipendenti, idropneumatiche con una sfera e un cilindro per ruota e quattro sfere per la grossa ruota centrale, utilizzata per le gomme di grande diametro. Il peso raggiungeva i 9150kg e la velocità massima era di 180 km/h. Nel corso dei test, comunque, molto raramente la PLR veniva lanciata a tutta velocità: si percorrevano invece lunghe distanze a medie in ogni caso elevate, di circa 155km/h. L’equipaggio era composto da due persone: il guidatore e un tecnico che si occupava del rilevamento dei dati in cabina. La vettura è oggi esposta al Museo Michelin di Clermont-Ferrand.

Foto David Tarallo
























09 giugno 2021

La stranezza che non ti aspetti: Pegaso benna basculante di Joal

Questa riedizione del Pegaso
benna fu fabbricata da Joal per il Club
Miniaturas Compact. 
La penisola iberica rappresenta un terreno ancora abbastanza fertile per chi ricerca tracce del passato o per lo meno qualche stranezza da riportare a casa dopo un viaggio. In un negozietto di Portimao ho trovato alcuni vecchi Joal realizzati per il Club Miniaturas Compact. Non è la produzione originale, si tratta ovviamente di riedizioni, comunque abbastanza datate. L'intramontabile cabina Pegaso con la combinazione benna basculante presentata in una scatola che comprende imballo in polistirolo e parte esterna in cartone con rhodoid. La stampa della parte cartacea della confezione si deve alla storica Litografia Platival S.A. di Alicante, tuttora attiva. Questi modelli più vecchi convivono abbastanza frequentemente con prodotti Joal recenti anche in grandi catene come Centroxogo in Portogallo. Un segno di un passato ancora tangibile nonostante la crescente uniformazione globale.

07 giugno 2021

"Geki" Russo e la Lotus 25 del GP d'Italia 1965: una breve nota

Spark ha di recente realizzato 
la Lotus-Climax 25 con la quale
"Geki" Russo disputò il 
GP d'Italia 1965 (catalogo S7293)

E' merito di Spark non trascurare le versioni più oscure di tutte le Formula 1, seguendone l'evoluzione Gran Premio per Gran Premio. La storia della F.1 è più varia di quanto non possa sembrare e anche in anni recenti piloti-meteora (o sponsor-meteora) hanno calcato le piste, lasciando quindi spazio a un numero di varianti davvero notevole. Andando indietro nel passato basterà pensare ai tanti costruttori inglesi che vendevano o noleggiavano le loro monoposto a piloti locali che disputavano uno o due Gran Premi l'anno. Il milanese Giacomo "Geki" Russo, talento troppo scomparso nell'incidente del 18 giugno 1967 a Caserta, prese parte a tre gran premi del mondiale di F.1, sempre a Monza, pista dov'era pressoché imbattibile nelle formule minori. Rob Walker gli offrì la prima possibilità per il GP del 1964, mettendogli a disposizione una Brabham BT11 motorizzata BRM V8 da 1500cc. Purtroppo Russo non riuscì a qualificarsi, siglando il 23° tempo su 25 concorrenti. Per il 1965 Russo ottenne un volante dal team ufficiale Lotus: con la monoposto 25, spinta dal V8 Climax da 1,5 litri, si qualificò ventesimo e dovette ritirarsi per una perdita d'olio dal cambio. Nel 1966 si ripresentò con una Lotus ufficiale (stavolta la 33 con motore Climax 2 litri) e dopo essersi qualificato col 20° tempo, concluse al nono posto, ma senza classificarsi per distanza percorsa insufficiente. Passerà forse inosservata, ma Spark ha riprodotto la Lotus 25 del GP d'Italia 1965, e segnalarla nel blog ci è sembrato un doveroso omaggio a un pilota di grande talento che aveva dimostrato di saperci fare non solo con le monoposto ma anche con le sport e le GT. 

06 giugno 2021

"Fatti fare un disegnino": Jeff Koons alla 24 Ore di Le Mans


Jeff Koons e Mario Theissen, 
conferenza stampa a Le Mans, 12 giugno 2010
[foto David Tarallo]


Il 2010 vide il ritorno in gara a Le Mans di una art car BMW dopo un'assenza che durava dal 1979 (la LMR del 1999, con i provocanti "truism" dalla Holzer, corse solo in prova). Fu Jeff Koons a essere incaricato del progetto, con un risultato, a mio parere fra i più suggestivi in assoluto di tutta la storia delle BMW artistiche, incluse quelle non utilizzate in competizione. La M3 GT2 (E92), pilotata da Andy Priaulx, Dirk Mueller e Dirk Werner portava il numero di gara 79, che commemorava appunto l'ultimo anno di una BMW art car a Le Mans, la M1 di Andy Warhol. 

"Se non ti piace te la cambio, ho
lo scontrino"
[foto David Tarallo]


A differenza di Warhol, però, Koons non si era sporcato le mani con pennelli e pastelli; suo era il concetto artistico e la BMW aveva fedelmente copiato i suoi disegni su svariate decine di pezzi di carrozzeria, esattamente com'era accaduto con Calder o Stella. Il 12 giugno mattina, poche ora prima della partenza della 24 Ore, Jeff Koons, Mario Theissen (all'epoca direttore di BMW Motorsport) e altri responsabili dell'organizzazione del team tedesco presentarono in sala stampa la genesi dell'opera d'arte su ruote del marito di Cicciolina. Un giorno vi mostrerò la cartella stampa pensata per l'occasione, un bel pezzo di collezionismo, a distanza di tanti anni. 

La M3 GT2 decorata da Koons
si allinea alla partenza. Non farà molta
strada
[foto David Tarallo]


Fu un evento simpatico, come sanno organizzarli i tedeschi (non è una battuta e se mai avete assistito a una conferenza stampa organizzata da Peugeot o Toyota potrete capire), durante il quale il Theissen regalò a Koons una tuta da corsa decorata con i colori della vettura, identica a quella dei piloti ufficiali, e col suo nome ricamato. 

L'artista al lavoro. BMW Motorsport
proiettò un filmato molto bello
sulla genesi dell'art car di Koons
[foto David Tarallo]


Un amico dalle tribune, saputo cosa stava accadendo in sala stampa, mi mandò un SMS: "fatti fare un disegnino da Koons". Ma, ahimè, non essendoci né pranzo ufficiale né buffet non avevo sotto mano alcun tovagliolo per chiedere due sgorbi come avrebbero fatto puntualmente gli amici di Piero Manzoni o di Nino Tirinnanzi. Chissà se Koons sa chi è Tirinnanzi. Forse no e campa bene lo stesso. 

Come dite? Per farmi fare il disegnino potevo prendere una fotocopia con la lista dei tempi o magari la cartella stampa di BMW Motorsport? E chi vi dice che non l'abbia fatto?

Venerdì 11 giugno 2010, ai box
per la vigilia della gara
[foto David Tarallo]



02 giugno 2021

Come una citazione: la Simca Rallye II del Club Dinky France



In un thread del 2017 il blog si occupò dell'edizione, fatta da Atlas, della Simca Rallye II Dinky France, un modello di cui esiste un'unica foto del prototipo (potete leggere l'articolo a questo link: http://grandiepiccoleauto.blogspot.com/2017/04/una-dotta-citazione-simca-rallye-2-di.html ). La Simca Rallye II di Dinky avrebbe potuto essere un bel modello di successo, ma non se ne fece di nulla. 



Quest'occasione perduta ha turbato i sonni di molti collezionisti, che hanno cercato di rievocare, in svariati modi, questo modello-chimera (che è in buona compagnia, anche restando alla sola Dinky France; per maggiori approfondimenti sul tema vi invito a leggere il dottissimo blog dell'Auto Jaune). Nel 2012 il Club Dinky France diffuse una riproduzione in serie limitata della Rallye II, in metallo bianco, con vetri in plastica, ruote tornite,  pneumatici marchiati Dunlop e verniciata in uno dei colori caratteristici, il giallo mostarda; e che sia una Rallye II e non una Rallye I lo conferma la presenza dei rostri sul paraurti anteriore. 



Il modello è volutamente semplice e anche la decorazione specifica con la bande nere posteriori non reca la scritta Rallye 2 ed è pure assente il logo rettangolare sulle fiancate. Il cofano però è correttamente verniciato in nero opaco. Il fondino è fissato alla scocca con due viti a croce. 



La scatola ricorda un po' quelle dei Dan Toys e riporta il numero progressivo delle edizioni Club Dinky France (ben 84 modelli fino a quel momento). Un tassello e una citazione in più nella storia - che a me pare così affascinante - dei Dinky "spuri". 

26 maggio 2021

Segnali & segnali: Starter e i pannelli per il box Toyota a Le Mans 1992

Hanno destato parecchio interesse i brevi thread sulle miscellanee "robustelliane" apparsi nei giorni scorsi. Ripetiamo l'iniziativa con qualcosa di ancora più oscuro (gli accessori di Robustelli godevano, allora come oggi, di una nutrita schiera di estimatori e non poteva essere altrimenti). Questi accessori di Starter, invece, debbono essere passati parecchio più inosservati. Si tratta di riproduzioni in fotoincisione, con la base da piegare, di quei pannelli che si sistemano nella corsia box per permettere alle vetture di arrestarsi nella giusta posizione per rifornimento e cambio gomme. I due pannelli sono relativi alla 24 Ore di Le Mans 1992: vetture numero 33 (una Toyota TS010) e numero 35 (Toyota 92C-V). Il sacchetto con il pannello della numero 35 contiene anche una decal supplementare da applicare sul lato opposto, mentre il pannello per la numero 33 ne è sprovvisto. Che si tratti di due accessori ufficialmente prodotti da Spark lo confermano i cartoncini con la dicitura esatta del modello e la foto dell'articolo. 

Ignoro se queste fotoincisioni fossero presenti anche nei relativi kit, che non ho sotto mano e che sarebbe interessante esaminare. Fatto sta che agli inizi degli anni novanta, con un mercato che iniziava a subire le prime battute d'arresto, anche i marchi che andavano per la maggiore cercavano di diversificare la loro offerta con gadget e trovate varie (André-Marie Ruf in questo era maestro e soprattutto fra la fine degli anni novanta e l'inizio dei duemila, dette fondo a tutta la sua creatività). Starter commercializzò altri pannelli come questi? E' lecito pensarlo. Non avevo mai visto questi piccoli oggetti prima di oggi, e vi assicuro che sono in buona compagnia. Magari qualcuno ne saprà di più. Interventi e commenti dei lettori, come al solito, sono i benvenuti.