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09 aprile 2021

"Un poisson pas comme les autres": Alpine A310 GTP un anno dopo. Spark S5683


Le sortite di Spark non sono mai casuali. Giusto un anno fa il blog parlava dell'Alpine-Renault A310 GTP di Le Mans 1977, novità che andò ben presto esaurita visto l'interesse specifico della versione (l'articolo potete leggerlo a questo link: http://grandiepiccoleauto.blogspot.com/2020/04/un-poisson-pas-comme-les-autres-lalpine.html ). Ebbene, oggi seconda parte. Stessa auto, stessa gara un anno dopo, il 1978. Abbandonata la livrea ittica, l'Alpine A310 di Bernard Decure si presenta con una nuova decorazione tipica di quell'epoca, con una banda di varie tonalità di blu degradanti dall'azzurro al celeste, un po' come quelle che si vedevano sulle Ford Zakspeed, salvo che in quel caso il colore dominante è il bianco e non il nero. 



Rispetto all'anno precedente, la A310 è alleggerita di una ventina di chili e abbassata di sette centimetri. Il motore ha guadagnato circa trenta cavalli, passando a 290. Ma in questo caso, malgrado l'impegno di Denis Morin e Guillaume De Saint Pierre, l'Alpine, iscritta in GTP, non riesce a qualificarsi, molto penalizzata dalla mancanza di velocità di punta sull'Hunaudières. Dopo Le Mans, la A310 di Decure parteciperà ad altre gare meno importanti, principalmente rally e salite. 










Ecco una breve disamina delle caratteristiche principali della A310 Le Mans 1978 di Spark. 

Esterni: La livrea è delle più complicate. Spark, come sempre, si fa un punto d'onore nell'applicare alla perfezione decals che farebbero impazzire la maggior parte dei modellisti. Impeccabile la verniciatura, eccellenti tutti gli incollaggi, praticamente invisibili, e dire che le ampie vetrature, incluse quelle dei fari, e gli innumerevoli dettagli riportati, ce ne sarebbero di pastrocchi da combinare. 



Invece nulla di tutto questo: lo Spark è di una pulizia unica. Osserviamo con piacere come un elemento che era stato criticato dal blog sulla vettura del 1977, ossia i vetri tagliati in plotteraggio unico con le cornici, sia stato ritoccato: i contorni sono ora fotoincisi ed è tutta un'altra cosa. Allora Spark quando vuole (se vuole) riesce a progredire! Doppiamente strana quindi la mossa del gambero in altri modelli - vedi Porsche 911. Speriamo che su altre uscite importanti come le prossime Delta qualcosa si muova. 










Interni: Quelli di un kit montato bene. Rollbar integrale, specchietto retrovisore, estintore e altri piccoli particolari che rivelano che Spark era in possesso di una documentazione specifica molto ricca. Solite cinture in decals, ma in questo caso si notano davvero poco. 

Ruote: Molto belli i Gotti, come del resto sulla vettura del 1977. Cerchio verniciato in alluminio satinato, pastiglia centrale fotoincisa con parte interna arancione. Tutto molto coreografico e poco industriale, valorizzato da pneumatici perfetti, come spalla e larghezza. 




Finiture: Del livello di montaggio è stato già detto. Il modello è lo stesso del 1977, quindi con gli stessi pregi, inclusi i bei supporti in fotoincisione dell'ala posteriore, con relativi tiranti. Specchietti, ganci, faretto rosso sul tetto, scarico con tanto di adesivino Devil, tutto è al suo posto. 




Giudizio finale: con un modello così, vien quasi voglia di continuare a collezionare gli Spark. Quasi. 

28 marzo 2021

Alle origini della Lancia Beta Montecarlo Gr5: Spark S2289, 6 Ore di Silverstone 1979

Spark ha già ampiamente scavato nella storia della Lancia Beta Montecarlo Gruppo 5, ma ora è la volta di una versione fondamentale, quella dell'esordio in gara della vettura, alla 6 Ore di Silverstone del 1979, con Riccardo Patrese e Walter Roehrl. Nel corso del 1979 la Beta Montecarlo Gruppo 5 fu sottoposta a una serie di costanti miglioramenti, con l'impiego di uno o due esemplari in varie prove del Mondiale Marche. Dopo Silverstone, la Beta si rivide in altre occasioni, con una livrea diversa (strisce rosse anziché bianche), sempre su carrozzeria nera opaca. Nel corso del 1979, le Beta Montecarlo furono oggetto di leggere modifiche gara per gara. A parte la combinazione coda corta-muso senza lama (Vallelunga, Pianta/Alen), le principali variazioni riguardarono lo specchio di poppa. 

A Silverstone fu utilizzata una sorta di parafiamma molto rudimentale (forse in alluminio) che Spark ha ben riprodotto con un fotoincisione. La provvisorietà della soluzione è comprovata dalla presenza di due "occhi" rettangolari che probabilmente dovevano ospitare le luci di stop e le frecce. Una delle aperture, al centro, fungeva da alloggiamento per il terminale di scarico. Successivamente, la parte posteriore venne aperta e i gruppi ottici furono sistemati in un primo tempo alla base della "U" rovesciata, per poi andare a occupare l'area superiore, che è poi la configurazione più nota. 

La Lancia di Silverstone non è del tutto inedita: in passato anche Best Model l'aveva riprodotta pur senza modificare alcunché del prototipo, cosa abituale (e inevitabile) nel settore dei diecast. 

Lo Spark testimonia l'utilizzo di una documentazione completa: ad esempio non sono stati tralasciati i due tondi gialli con i loghi dello sponsor locale The Rivet Supply co., applicati su ciascun lato del tetto. 



I dadi delle ruote sono rossi a destra e blu a sinistra, i vari ganci, gancetti e manettini sono replicati con scrupolo così come altri dettagli quali la protezione sul radiatore di sinistra e il rinforzo su quello di destra. Forse la scritta anteriore "Lancia Beta Montecarlo" avrebbe potuto essere più grande: nelle foto dell'originale il confronto può essere fatto facilmente con lo sticker Magneti Marelli, posizionato al centro della lama anteriore, che ci pare della giusta grandezza. Le cornici laterali sono riprodotte in fotoincisione, così come la calandra, della giusta forma (nel 1979 il bordo e lo sviluppo interno erano diversi rispetto a quelli dal 1980 in poi). 

I finti fari anteriori sono stati realizzati con una fotoincisione bidimensionale, con base opaca e filetto di contorno lucido: soluzione semplice e ingegnosa che rende bene la realtà. Presente il rollbar integrale (forse un po' spesso ma non si nota più di tanto), il sedile nel giusto color marrone chiaro con cinture - ahinoi in decal - rosse, un estintore non particolarmente raffinato e tutti gli accessori tipici della Beta gruppo 5, dalla particolare staffa del piantone del volante alla pannellatura in alluminio. Un modello ben fatto, con ruote e pneumatici realistici, una verniciatura perfetta e una posa decals esente da critiche. Sicuramente uno degli Spark da prendere in questo 2021. 






10 marzo 2021

Un confronto veloce: BMW 3.0 CS 1971 (1:43) Minichamps vs Detail Cars

L'idea di questo confronto fotografico nasce da una conversazione con Alessio Casalini, che mi ha inviato ieri alcune immagini della BMW 3.0 CS di Minichamps 1:43 recentemente acquistata, fotografata accanto a un modello analogo di una trentina di anni fa, il Detail Cars. Ricordate Detail Cars? Facevano diecast di tutto rispetto, con una qualità paragonabile o addirittura a volte superiore ai Minichamps dell'epoca. Qualcuno ricorderà la Giulietta Sprint, l'Alfa GT o l'Opel Kadett C Coupé. 

Alcuni stampi sono stati poi riciclati nella gamma Solido. La BMW 3.0 CS Minichamps, proposta in "Granadarot" è in serie limitata a 504 esemplari non numerati. La scelta è abbastanza originale, visto che la 3.0 CS a carburatori è forse il modello meno conosciuto della serie dei coupé BMW anni 70. 




Prodotta dal 1971 al 1975, la 3000 CS aveva il classico 6 cilindri in linea da 2985cc con 180 cavalli (l'omologa versione iniezione aveva una ventina di cavalli in più). 



Le foto mostrano l'evoluzione dei diecast classici in questi ultimi decenni. All'epoca il Detail Cars era un bel modello, considerato al top della categoria. Per contro, Minichamps non si è troppo evoluta e i diecast proposti oggi assomigliano alquanto a quelli di 10-15 anni fa, inclusi i tergicristalli in plastica (per la verità neanche troppo antiestetici). Confronto proponibile? Sicuramente curioso e istruttivo. Foto di Alessio Casalini.  




 

02 marzo 2021

Assistenza rally ma non solo. Una serie di elaborazioni di furgoni Fiat 238 e 242 a cura di "nonomologati"

Il marchio romano “nonomologati” sta viaggiando a pieno regime e non tarderemo di aggiornarvi con le loro novità in materia di autocarri. Pubblichiamo intanto qualche immagine di mezzi di assistenza rally 1:87 ottenuti riverniciando, elaborando e migliorando basi industriali: Fiat 242 Lancia Martini e Lancia Marlboro (entrambi derivati dal vecchio Praliné) e Fiat 238 Servizio Corse Clienti (Brekina). Nelle foto il furgone Martini è stato abbinato a una Lancia Delta di Ricko purtroppo non conforme al periodo, ma questo è tutto ciò che passa il convento! Ancora su base Praliné è stato poi realizzato un Fiat 242 pickup generico, disponibile nel solo colore rosso. In questo caso, "nonomologati" si è concesso una licenza: il Fiat in questo allestimento era proposto solo con la prima serie. Il modello di Praliné esiste solo in seconda serie, con i fascioni paracolpi laterali in plastica nera. Si è quindi cercato di superare il problema facendo una livrea monocolore; cancellare quei particolari per tutto il perimetro del mezzo sarebbe stato impensabile. Il modello, come negli altri casi, è stato aggiornato con tanti dettagli quali calandra, fanali, tergicristalli, maniglie e fanali di posizione. Nel caso del pick-up, al taglio netto e preciso della carrozzeria è seguito tutto un lavoro di ricostruzione con plastica e listelli di evergreen. 














27 febbraio 2021

Un 2021 ricco di novità per Le Mans Miniatures che celebra i trent'anni di attività

Le Mans Miniatures, che nel 2021 celebra i trent'anni di attività, ha comunicato i programmi per i prossimi mesi. Si tratta di un'agenda molto densa, che purtroppo però dovrà rinunciare alla partecipazione a numerose attività dal vivo, dato che la tenuta di eventi come Rétromobile o la Le Mans Classic è tutt'altro che certa e altri saloni come Auto Moto Rétro a Le Mans, previsto per i primi di aprile e già cancellato. A breve è prevista una nuova produzione della Bugatti T59 slot 1:32 che ha conosciuto un notevole successo; nel frattempo è stato commercializzato di nuovo il set di ruote in alluminio e fotoincisione. 

La prossima novità, sempre in 1:32, sarà il furgone Peugeot J7 nei colori Matra; il modello si presenterà con la porta lato guidatore aperta e verrà proposto in versione statica, ossia senza motore e pick-up, con fondino piatto in resina. 



Chi lo desidererà potrà adattarvi un fondino slot appositamente stampato a richiesta. Nella serie dinamica sono previste invece la Ferrari 250 TR60 vincitrice di Le Mans 1960, e LMM ne approfitterà per fare una riedizione della TR61 vincente nel '61. Sarà poi la volta della CD-Peugeot di Le Mans 1966, iniziata nel novembre scorso da uno stagista e portata a termine dal titolare Benoit Moro. Sul fronte dei figurini, sono tante le novità: abbandonata per il momento l'idea di proporre una riedizione dell'Enzo Ferrari 1:18 appoggiato al muretto, si è fatta una versione senza accessori in una diversa posa, compatibile con l'Alfred Neubauer, primo figurino della serie nel 2011, che era fuori produzione e che verrà prodotto di nuovo. Alla serie si aggiungerà anche un Ferdinand Porsche senior, riprodotto con un modellino della Porsche 356 tra le mani. 




Nel corso del 2021 dovrebbe vedere la luce un altro progetto cui Le Mans Miniatures sta lavorando da tempo, un modello resincast 1:18. La prima vettura sarà la Bugatti Type 59 che includerà il figurino del pilota. La fabbricazione è in fase abbastanza avanzata e si sta studiando già l'imballaggio, che in questo caso non è una cosa semplice. A proposito di confezioni, quelle dei modelli slot 1:32 e quelle degli accessori prodotti nel laboratorio di Yvré-le-Polin vicino a Le Mans avranno presto una nuova grafica 

Per quanto riguarda l'1:43, è previsto un quarto coffret di figurini dipinti, dopo i piloti, i team manager e le ragazze Hawaiian Tropic. Sarà di nuovo un quartetto di piloti, diversi da quelli dei primo set. 




22 febbraio 2021

Com'è fatto il kit Tameo TMK440 Ferrari 400 Superamerica 1961

C'era molta attesa attorno a questo kit, i cui primi esemplari i rivenditori hanno ricevuto in questi giorni. La storia del modello è almeno particolare quanto l'auto vera. Non molto tempo fa, Luca Tameo trovò in un cassetto un master abbandonato da una trentina d'anni: la Ferrari 400 Superamerica utilizzata come auto personale dal Commendatore. Negli anni ottanta Tameo Kits era un marchio giustamente famoso anche per alcuni bei modelli di vetture GT e Sport-Prototipo, prima che Luca si dedicasse esclusivamente alle monoposto. 

Giusto l'anno scorso, la serie delle Sport è ripresa con l'uscita di un modello della nuova gamma Montegrosso, la Ferrari 512S, cui seguirà la 512M. Quanto alla Superamerica, l'idea si fece presto strada nella mente del modellista ligure: far uscire il modello senza troppe modifiche, anche per non stravolgerne irrimediabilmente il concetto originario. Ecco quindi un kit in bilico fra passato e presente, che va apprezzato e giudicato in funzione delle sue origini lontane. 

Ormai Tameo è uno dei leader del metallo bianco. E' stato uno spettacolo ammirare su Facebook la foto di tutte le carrozzerie allineate dopo la fusione. Il kit si compone di pochi pezzi: oltre alla carrozzeria, un pianale (semplice, senza scritte o graffiti... peccato!), un cruscotto, il gruppo sedili-tunnel centrale, paraurti e poco altro. A proposito dei paraurti, peccato non averli previsti nichelati, come si faceva un tempo. Pazienza, le vernici oggi a disposizione dei modellisti fanno miracoli. 

Molto raffinate le fotoincisioni (incluse quelle dei raggi); non tantissime, com'è giusto che sia, e la loro qualità è fuori discussione. Fotoincise sono le cornici dei vetri laterali, mentre per quelle del parabrezza e del lunotto si è scelta la fusione nella carrozzeria, una soluzione ibrida che secondo me ha sempre le sue ragioni. Di ottimo livello, trasparenti e senza alcun difetto, gli acetati dei vetri. 




Due foglietti di decals (in doppio esemplare) di cui uno con fregi cromati corredano il kit. Qualcuno, secondo me poco opportunamente, ha criticato la scelta di simulare le grigliettine laterali con delle "semplici" decals, suggerendo che esse avrebbero potuto essere meglio copiate con una fotoincisione. Ora, a parte l'esiguità dei pezzi - le griglie sono davvero piccole - la loro forma si presenta piuttosto adatta ad essere riprodotta con una decal. 

Scegliere il metodo della fotoincisione avrebbe implicato uno scasso nella carrozzeria e la necessità di adattarvi perfettamente un pezzo "estraneo". Tutto questo sforzo supplementare avrebbe portato a un maggior realismo?

Completano il kit le istruzioni "high tech" cui Tameo ci ha abituato da tempo. Non saranno pochi i montatori top o presunti tali che metteranno mano a questo kit. 

Personalmente rimpiango che Jean-Paul Magnette non sia più troppo attivo, altrimenti penso che un modello come questo avrebbe potuto interpretarlo di par suo. E invece ci toccherà assistere alle varie evoluzioni di più o meno sedicenti nuove promesse, più attente alla sofisticazione del microdettaglio che all'equilibrio d'insieme. Magari uno come Denis Carrara potrebbe pensare ad un'edizione limitata di 5 o 10 montati. 

La 400 Superamerica telaio 3097SA fu utilizzata come vettura personale da Enzo Ferrari tra il 1961 e il 1962. Doveva trattarsi di una specie di auto sperimentale, viste le tante particolarità che la distinguevano dagli esemplari "standard" (per quanto standard possa essere ogni singola 400 Superamerica). Differenze si trovavano a livello di telaio, di sospensioni e anche di motore. L'auto era verniciata in un bellissimo "Verde Dora" con interni beige, che diventarono neri quando la 3097SA fu rivenduta attraverso il concessionario Crepaldi. In quell'occasione, chissà perché, si provvide anche a cambiare il numero di telaio in 4031SA (ma la traccia del numero 3097SA si intravede ancora sotto la nuova cifra). La vettura ebbe una storia abbastanza misteriosa negli anni che seguirono. La si ritrova poi negli Stati Uniti dove passò di mano due o tre volte; si ha traccia di una revisione totale del motore eseguita a Maranello nel 1974. Dal 2001 la 3097SA/4031SA è di proprietà della Miles Colliers Collections, che l'acquistò all'asta Christie's di Pebble Beach.