15 gennaio 2019

Imminente l'uscita di un libro sulle Bugatti di Alain Bouissou

Nel 2017 Alain Bouissou, universalmente riconosciuto per le sue eccezionali Bugatti in scala 1:43, è stato costretto a interrompere l'attività per gravi motivi di salute. Bouissou aveva iniziato nel 1980 e in trentasette anni di lavoro aveva stupito la comunità dei collezionisti per una produzione del tutto sui generis, basata sull'autocostruzione completa di ogni pezzo. Oggi la moglie Bénédicte e i suoi familiari hanno deciso di rendergli omaggio pubblicano un libro che ripercorre la sua straordinaria carriera di modellista. Al costo di €45, il libro sarà pubblicato in una prima edizione di cento esemplari e le sottoscrizioni per l'acquisto sono già aperte. Ne sapremo di più a Rétromobile, dove si spera che tutte le copie della prima tiratura saranno disponibili. Se la risposta del pubblico sarà adeguata, avremo poi anche una seconda edizione. In ogni caso un'anteprima del libro sarà visibile a Rétromobile nello stand di Michel Stassart (1C014).

13 gennaio 2019

Rassegna stampa: Auto Modélisme n.252 (gennaio 2019)


Al bel numero di dicembre 2018 segue un altrettanto ricco numero per gennaio. In questi mesi, Auto Modélisme ha prodotto una serie di articoli molto utili sulle Matra, e stavolta tocca alle MS670 nelle versioni non-Le Mans. Si tratta di analisi davvero approfondite sulle varianti di carrozzeria e di meccanica, con tante foto di modelli anche rari. 

Fra gli altri motivi di interesse, il montaggio della Tyrrell-Cosworth 002 di François Cévert del GP d'Inghilterra 1971 di Ebbro in scala 1:20 e la recensione della Jaguar XK120C di CMC in scala 1:18. 

11 gennaio 2019

Da Remember una piccola serie di Ferrari 512BB Bellancauto Le Mans 1984


La Ferrari 512BB Bellancauto 1984 di Remember non è un modello nuovo, ma ha conosciuto nel corso degli anni diverse evoluzioni e migliorie. Di recente è stata realizzata una piccolissima serie di montati riproducenti la vettura sponsorizzata Ferrarelle che corse a Le Mans 1984 con Micangeli, Marazzi e Lacaud. Per lungo tempo questa rimase l'ultima Ferrari ad aver partecipato alla 24 Ore, prima del ritorno in auge delle GT negli anni novanta. Questa serie beneficia di alcuni dettagli supplementari (come i ganci traino anteriori e posteriori), oltre che di una finizione particolarmente curata, che include una mano di trasparente non eccessivamente lucido sulle decals, a uniformare tutta la carrozzeria. Il prezzo è competitivo. Link per la vendita del modello: https://www.geminimodelcars.com/listing/660074264/ferrari-512bb-imsa-gtx-ch35529-scuderia

Corgi Husky e Junior: una parte della collezione Monty Calme in vendita


Che i piccoli modelli Husky e Junior non raccolgano tra i collezionisti lo stesso successo dei modelli più grandi non è certo un mistero, anche se recentemente alcuni segnali facciano pensare che le quotazioni di queste due gamme minori siano in leggera ripresa. Ad ogni modo, un'altra parte della collezione di Monty Calme, comprendente appunto le serie Husky e Junior, sta per essere messa in vendita dagli specialisti di Quality Diecast Toys, che già in passato si erano occupati di questa enorme raccolta, che comprende numerosi pezzi unici, provenienti anche dalla collezione di Van Cleemput.  Stavolta uno dei lotti più interessanti riguarda una "trade box" con dodici modelli dell'Aston Martin di James Bond, ma le curiosità e le rarità sono veramente tante, come potete vedere a questo link: https://www.qualitydiecasttoys.com/articles/53 . 

Rassegna stampa: Auto Modélisme n.251 (dicembre 2018)



Erano un po' di mesi che AutoModélisme non trovava spazio nella rassegna stampa del blog. Di recente, pur apprezzandone i contenuti, non avevo ritenuto opportuno cercarlo nelle edicole italiane o nei miei viaggi in Francia. Ho però preso i numeri 251 e 252 (dicembre 2018 e gennaio 2019) perché mi sembravano piuttosto interessanti, anche per il blog. Di solito, il numero di dicembre è piuttosto corposo e anche quest'anno si sono mantenute le tradizioni con un fascicolo dedicato ai 120 anni della Renault e la prosecuzione di una serie di pezzi che hanno ripercorso la storia modellistica in scala 1:43 dei prototipi Matra: stavolta è toccato alla MS660, un modello meno conosciuto, ma che ha gettato le basi dei successi Matra a Le Mans (e nel Mondiale marche) prima nel 1972 e poi in modo ancora più netto nel 1973. Interessante il test di montaggio della Porsche 935 K2 Vaillant di Wollek (kit Beemax in scala 1:24): un kit che evoca lo stesso soggetto riprodotto da Tamiya alla fine degli anni settanta, ma in 1:20. Istruttivo anche il triplo confronto fra tre interpretazioni dell'Alpine A110 "Première Edition", lanciata al Salone di Ginevra nel 2017, interpretazioni dovute a Norev, Ottomobile e Solido, ciascuna con le sue particolarità e con le sue caratteristiche ben definite. Ne nasce un confronto tra filosofie diverse: resincast, diecast con aperture, diecast senza aperture. Se non altro, ciascuna marca offre un modello con caratteristiche ben determinate. Per quanto riguarda lo spazio slot, simpatico il test di una vecchia Renault RS01 Formula 1 di Scalextric. 


09 gennaio 2019

Giulietta Sprint, un fil rouge... laterale: Mercury, Scottoy e Hachette




Cosa fare della Giulietta Sprint di Hachette (fatta da Ixo)? Gli utilizzi sono vari e spaziano dalla conservazione religiosa nella convinzione di possedere un santo Graal del modellismo, alla voglia di metterci le mani per divertirsi. In questo caso sono per quest'ultimo estremo, visto che sono ben altri i modelli destinati a rivalutarsi nel tempo. Siamo piuttosto in presenza di una curiosità e tutt'al più, se si è dei fissati dell'eredità storica, potremo conservare una confezione integra così da testimoniare, fra venti o trent'anni le tendenze modellistiche di questa fine di decennio. Per meno di quattro euro si può fare. Ma chi ha un esemplare già aperto e fuori dal blister, la tentazione di smanettarci è piuttosto grande. Viene subito in mente qualche versione competizione, visto che la Giulietta Sprint è stata una vettura piuttosto diffusa all'epoca nelle cronoscalate e nei rally dell'epoca pionieristica.

Ebbene, senza l'intenzione di riprodurre niente di specifico, ho pensato di farne una generica vettura come le tante che erano in forza alle numerose scuderie italiane tra la fine degli anni cinquanta e l'inizio degli anni sessanta. Gli interventi sono abbastanza limitati: verniciatura alluminio dei cerchi, targhe di Firenze, numeri bianchi rotondeggianti e uno stemmino della Scuderia Automobilistica Clemente Biondetti, nata proprio nel 1957 nel capoluogo toscano. Il portatarga posteriore è stato ridipinto in alluminio così come le maniglie e poco altro.


La Giulietta di Hachette-Ixo va quindi a far compagnia allo Scottoy, che rappresenta anch'esso una versione di fantasia, seppur verosimile. Si crea quindi già un legame con un passato, neppure troppo remoto, visto che gli Scottoy risalgono agli anni novanta-inizio duemila. Riguardando lo Scottoy mi sono poi accorto di un particolare curioso, ossia che il numero di gara 132 è identico per forma e font a quello che la Mercury aveva utilizzato sui suoi modelli competizione, come l'Abarth 1000 Berlina derivata dalla Fiat 850. Per non perdere un filo di continuità ho deciso di discostarmi solo in parte dalla tradizione, assegnando alla Giulietta cinese il 162...

Cosa significa collezionare: le varianti e il blog dell'Auto Jaune

Il blog dell'Auto Jaune, redatto da Vincent Espinasse (https://autojauneblog.fr/) è una tra le letture più piacevoli del panorama globale dei modelli obsoleti. Vi si distillano rarità, curiosità, ma anche - per fortuna - discorsi sui metodi e sui perché del collezionare. Ognuno colleziona ciò che più gli aggrada, questo è scontato e anche decisivo. Ma il collezionismo dovrebbe andare un po' più in là della casuale sommatoria di acquisti, fatti magari in posti in cui difficilmente si potrà trovare qualcosa di veramente significativo. In Italia avremmo bisogno di maggiore consapevolezza, anche se - mi pare di averlo già detto - i collezionisti di un certo livello amano starsene in disparte con le proprie raccolte, anche notevoli. Va benissimo, ma c'è un mondo là fuori. Fra chi esterna in modo acritico i propri acquisti di bassa qualità su Facebook (vecchi Politoys sbrecciati, Dinky che hanno visto per l'ultima volta una scatola sessan'tanni fa...) e le élite nostrane che non si fanno mai vedere, ci sono i collezionisti divulgatori; Vincent Espinasse è uno dei maggiori conoscitori di modelli obsoleti (chiamiamoli così) in circolazione ed è uno che ama la comunicazione perché crede nei valori della ricerca.

Nel suo blog ci sono sempre informazioni di prima mano, mutuate dai suoi innumerevoli viaggi, contatti, conoscenze e dalla sua collezione che è una delle più straordinarie del mondo, vantando anche prototipi, stampi, prove di colore, insomma tutte cose in grado di fare la differenza, al netto dei modelli che ognuno può trovare nel più banale negozietto sotto casa. L'articolo sulla Chrysler New Yorker di Dinky France, pubblicato tre giorni fa, è un caso tipico: si fa presto a dire che era rossa con gli interni crema. Esistono almeno otto varianti (in questo caso non intenzionali), per non parlare delle scatole con codici di grafica diversi, argomento questo ancora quasi tutto da esplorare e che può essere utilissimo nella datazione delle singole varianti. Ma soprattutto: perché rossa con quegli interni crema e non piuttosto il contrario? So già che qualcuno ribatterà che tutto questo non importa, che è superfluo, che la ciò che conta è avere il modello in mano e magari fotografarlo su Facebook insieme a qualche altro rottame. Ma per fortuna l'argomento può essere trattato in vari modi e la ricerca dei come e dei perché non è mai uno sterile esercizio di erudizione, ma un tentativo importantissimo di dare a ciò che ci interessa una logica e una dignità storica. Vogliamo sempre farci sorpassare da ciò che fanno in Francia o in Gran Bretagna? Beh, non necessariamente. Da qualche anno, ad esempio, esiste il sito Quellidellapolistil, che sta fornendo un contributo essenziale alla conoscenza di certe produzioni di casa nostra, oppure lo spazio di Alberto Spano (Aessemodels) ricchissimo di foto e di informazioni. Segno che qualcosa si sta muovendo.