09 dicembre 2020

Il Same Samecar Elefante 4x4 benna e zavorrato di "nonomologati" in scala 1:87

"nonomologati" continua ad essere un marchio attivissimo nel settore dei modelli speciali in scala 1:87. Al produttore romano le idee non mancano di certo, e d'altra parte sono ancora innumerevoli i soggetti inediti italiani. Alcuni collezionisti continuano a pensare che esistano solo i Fiat baffone (quelli del baffone sono un po' il corrispondente di quelli della Delta Integrale nel settore degli automodelli). Battute a parte, il Samecar Elefante 4x4 appena realizzato da "nonomologati" conferma quanto di originale si possa fare in questa scala. Si tratta di un aggeggino minuscolo, ma può essere considerato una delle sintesi più sorprendenti del livello tecnico raggiunto da "nonomologati". 

Tecnologicamente avanzato, l'Elefante non ebbe forse il successo che meritava, ma è passato alla storia per la sua concezione raffinata e per alcune caratteristiche che avrebbero fatto scuola. Il modello di "nonomologati" è in resina e si fa subito apprezzare per l'eccezionale livello di verniciatura, correttamente opaca. Impeccabile il livello di montaggio, con le varie fotoincisioni e parti aggiuntive applicate senza la minima sbavatura. Vetri e cornici fanno tutt'uno e sono sistemate con grande precisione. Fare di meglio in questa scala mi pare obiettivamente molto difficile. 

Disponibile in versione benna e zavorrata, il Same Elefante può trovare un posto privilegiato in ogni plastico dinamico ma anche in ogni collezione di mezzi pesanti, indipendentemente da un contesto ferroviario. Il Same di "nonomologati" è uno di quei modelli che non ci si stanca mai di guardare e che ogni volta ti mostrano un dettaglio che fino a quel momento non avevi notato: ganci, supporti, fregi, fanalini, paraspruzzi... tutto è al suo posto in un prodotto che testimonia ancora una volta la vitalità e l'eccellenza dell'artigianato italiano. Un tocco di originalità lo aggiunge la riproduzione della copertina di un catalogo ufficiale dell'Elefante, incollata sulla scatola. I Same Elefante e tutti i modelli di "nonomologati" si possono acquistare a questo link: https://www.geminimodelcars.com/search?q=nonomologati





06 dicembre 2020

Due serie montate di Luca Lucini: Ferrari F40 Supercar GT 1993 e Maserati MC12 [articolo di Elio Venegoni]

Oggi Elio Venegoni ci ha inviato un testo e alcune foto su due recenti montaggi di Luca Lucini (base BBR). Le serie limitate e i montaggi singoli di Luca sono sempre degni di nota, e i modelli presentati in questo articolo non fanno eccezione. 

Luca Lucini è un modellista che non ha bisogno di molte presentazioni, nell'ambiente delle “quattro ruotine” è infatti piuttosto conosciuto. L'assemblatore di Saronno ha iniziato a lavorare dapprima per le più importanti ditte automodellistiche di Saronno, poi è diventato montatore ufficiale di Arena Modelli e tuttora prosegue su questa strada. E' stato anche un rallista in quanto navigatore di diversi piloti, per cui si può senz'altro dire che la sua passione per le automobili sia davvero a trecentosessanta gradi!

All'attività per il marchio di Valerio Comuzzi di tanto in tanto ne affianca una più autonoma, che lo vede artefice di piccole serie di automodelli realizzati in tiratura limitata e contraddistinti dalla consueta, elevatissima qualità. E' il caso, per esempio, di una abbastanza recente produzione, in scala 1/43, della Ferrari F40 guidata da Vittorio Colombo nel Campionato Italiano Supercar GT del 1993. Essendo un grande appassionato di questa vettura, quando ho saputo che Luca ne aveva realizzati alcuni esemplari non ho potuto fare a meno di acquistarne uno ed è proprio questo che andrò ad esaminare.

Montata sulla base del kit BBR – ormai pressoché introvabile - , questo modello è stato oggetto di un montaggio davvero superlativo! Al kit di partenza sono stati aggiunti degli specchietti retrovisori esterni concepiti ex novo e delle ruote anch'esse realizzate ad hoc, che riproducono i cerchi Speedline neri montati sulla vettura di Colombo. Le decals della livrea “L'Indipendente – Segafredo” sono state realizzate su misura.

Tutto è di alto livello, su questa F40: la verniciatura è eccellente, lucida ma non lucidissima come si usava negli anni Novanta, le decals sono applicate con cura, l'assetto è perfetto (e sappiamo tutti quanto non sia semplice ottenerne uno esente da pecche), gli interni sono stati rifatti sostituendo il sedile di serie con uno Sparco anatomico ed aggiungendo l'estintore, dotato di staffe di fissaggio. Anche il montaggio del motore è stato eseguito a regola d'arte e questo era essenziale in quanto il propulsore stesso è ben visibile attraverso l'ampia vetratura del cofano posteriore. 

Questo è forse il particolare che colpisce di più: non ha quell'aspetto un po' grezzo tipico di tanti altri modelli ma sembra vero, sia pure miniaturizzato! Chissà? Forse con una goccia di benzina si metterebbe addirittura in moto!

Tutto, lo ripeto, denota assoluta maestria ed il prezzo è concorrenziale. Gli acquirenti di questo modellino sono persone esigenti che non si accontentano di qualcosa realizzato in grande serie ma chiedono quella cura, quelle attenzioni che solo un montaggio eseguito quasi su misura può regalare...



Luca ha poi messo in produzione – recentissimamente – una serie di cinque Maserati MC12 Corsa liberamente ispirate all'esemplare di proprietà del noto collezionista Max Girardo, del quale pubblichiamo alcune immagini (ne è disponibile ancora solo una).



Anche in questo caso il montaggio è di alto livello, come sempre direi... concludendo? Luca Lucini, un nome una garanzia!




05 dicembre 2020

Le ragioni dei diecast 1:18 senza aperture: solo parenti poveri?

I diecast 1:18 senza aperture non sono più una novità. Anzi, a fronte di marchi come Norev, che hanno adattato una parte della loro produzione a questo tipo di configurazione, pur continuando con le normali serie apribili, altri fabbricanti come KK Scale Models ne hanno fatto il loro unico genere di prodotto. La mancanza di aperture serve prima di tutto a ridurre i costi, questo è abbastanza evidente. Eppure secondo me i diecast chiusi, che fanno storcere il naso a molto del pubblico dell'1:18, hanno i loro pregi. Primo, la maggiore esattezza delle linee: una carrozzeria con quattro, cinque o addirittura sei aperture avrà quasi sempre delle tolleranze e delle imprecisioni, a meno che non si parli dei BBR da svariate centinaia di euro. Anche i tanto celebrati CMC non sono esenti da queste pecche praticamente strutturali. In secondo luogo siamo sicuri di voler necessariamente vedere un motore su un Norev o su qualche altra marca "media" ma lontana dall'eccellenza assoluta? I diecast senza aperture debbono a mio avviso essere considerati una categoria a parte e non una sottospecie povera di quelli apribili, e questo anche nelle varie recensioni e presentazioni. 

Con un prezzo competitivo, essi possono porsi in concorrenza con i resincast come gli OttOmobile, che oltretutto non di rado presentano semplificazioni eccessive a livello di progettazione forse ancora maggiori di quelle di un diecast chiuso. Se su un OttOmobile, un GT-Spirit o un Laudoracing non si è sovente è andati per il sottile riproducendo ad esempio le cornici dei vetri laterali stampandole insieme all'acetato, su un Norev troverete un vetro in plastica forse meno raffinato ma con tutte le sue brave cornici e battute stampate in rilievo e poi tampografate. 

04 dicembre 2020

Solo un gadget? Però simpatico: il "kit de nettoyage" di Solido

Anche se in Francia i governanti fanno di tutto - come in Italia - per eradicare la cultura dell'auto e di conseguenza del collezionismo, la massa degli appassionati è ben maggiore e conta ancora su uno zoccolo duro che finirà per estinguersi ma non certo domani, come sperano i verdi e i presunti ecologisti politicamente corretti. Questo per dire che nei vari Leclerc, Auchan, Cora e Intermarché si trovano Norev e Solido a bizzeffe e non di rado è possibile acquistarli grazie a promozioni che in Italia sono fantascienza. Nei giorni scorsi, ad esempio, Leclerc offriva uno sconto del 40% in buoni acquisto valido anche sui modelli in 1:18 e in 1:43. In Francia, nei supermercati trovi anche gadget e accessori che possono jnteressare i collezionisti. E' il caso del kit di pulizia prodotto per il Club Solido qualche tempo fa, ormai non puù disponibile attraverso il canale ufficiale. Per inciso anche OttOmobile, proprietaria di Solido, ne ha messo in commercio uno identico con i propri loghi, anch'esso esaurito. Il kit, custodito in una simpatica scatola cilindrica che ai più nostalgici ricorderà quelle dei modelli MRF e dei BAM-X, comprende una pompetta ad aria, un pennello morbido, un panno in microfibra e una pinzetta. Accessori utili? 

Non necessariamente, visto che ogni collezionista dovrebbe già avere un proprio armamentario di pulizia, magari anche più completo e raffinato di questo, senza contare quelli che conservano la collezione nelle scatole, al riparo quindi dalle ingiurie della polvere e delle ditate (e sono quelli che a mio parere fanno la scelta giusta). Il kit, comunque, è simpatico di suo, e può avere anche una sua funzione... scenografica in una vetrina in mezzo ai modelli oltre che un piccolo valore storico negli anni a venire. 

Porsche 911 type 911 le guide detaillé 1993-1998, un libro di Auto Forever

Quali tipi di radio erano previsti per la gamma Porsche 993 nel 1995? A cosa corrisponde l'opzione X86? E la X56? La capote verde cedro è compatibile col millesimo 1997? A questo genere di domande è in grado di rispondere con chiarezza e sicurezza il volume di Auto Forever sulla Porsche 911 modello 993, uscito da pochissimo. Delle guide di Auto Forever ci siamo già occupati nel blog, a proposito dell'Alfetta GT e delle BMW. Questo libro sulla Porsche è probabilmente uno dei migliori della collana. Sulla 911 sono stati scritti fiumi d'inchiostro, ma proprio per questo orientarsi nella sterminata bibliografia disponibile è tutt'altro che semplice. 



Oltretutto la produzione Porsche è caratterizzata da una complessità che si è fatta sempre maggiore in questi ultimi venti o trent'anni. All'epoca della 993 le varianti erano già tantissime e millesimo dopo millesimo le auto cambiavano puntualmente, seppure di poco. 

Agli occhi gli appassionati, però, quanto basta per non riuscire più ad orientarsi in modo corretto. La 993 è stata una 911 importante, forse addirittura quella che ha salvato la Porsche dal fallimento. Nata come modello intermedio mentre il progetto della 996 era già avviato, essa ha lasciato una traccia indelebile ed è passata alla storia come l'ultima 911 raffreddata ad aria, per alcuni l'ultima vera 911. Questa guida, in francese, affronta passo passo tutto lo sviluppo e la storia produttiva della 911 modello 993, con tutte le varianti, anche da competizione, basandosi su documentazione ufficiale o comunque di prima mano ed estremamente attendibile. 


E' una guida al restauro, ma si rivelerà preziosissima anche per gli appassionati di modellismo, che grazie ad essa potranno più facilmente giudicare una miniatura, alla luce dei tantissimi dati forniti. Dal punto di vista tecnico, la documentazione è ampia e fornisce tutti i codici motore, cambio e dà conto di ogni sviluppo anno per anno. 

Un volume così deve entrare di diritto nella biblioteca di ogni porschista ma anche, in generale, di ogni appassionato di motori. I testi sono scritti in modo gradevole e non si limitano a dare conto delle vicende tecniche e commerciali della 993, ma la collocano nel contesto economico e strategico dell'azienda. Fortemente consigliato. 

Porsche 911 type 993, le guide detaillé 1993-1998, ed. Auto Forever, Lyon 2020, copertina cartonata, pagg. 178, € 39,00 (in Francia), ISBN 978-2-9561862-4-3

02 dicembre 2020

Quando Solido fa un po'... OttOmobile. L'esempio della A112 Abarth

La "mano" di OttOmobile sulla produzione Solido inizia a sentirsi. Non che i due marchi possano essere minimamente confusi fra di loro: OttOmobile, che di Solido è la proprietaria, continua con i resincast puntando tra l'altro sempre più alla scala 1:12; Solido, per parte sua, prosegue con i suoi diecast in 1:18 dal costo contenuto. Però certe scelte fatte recentemente nella gamma Solido risentono indubbiamente dello spirito e della competenza che animano i vertici di Josselin. Un esempio recente è l'Autobianchi A112 Abarth, che è uscita in versione stradale ma anche in una configurazione rally, un modello estremamente piacevole perché, pur non riferendosi ad alcuna versione specifica, le rappresenta piuttosto tutte, con la sua batteria di fari fendinebbia, il rollbar e tutte le altre caratteristiche corsaiole, dal rollbar ai sedili con le cinture, fino ai cerchi colorati in un vistoso colore giallo. 

Probabilmente Solido farà uscire alcune versioni più particolari, ma è anche vero che ogniqualvolta questo marchio ha provato a sfruttare al massimo i propri stampi, ne sono spesso usciti modelli inesatti e pieni di errori storici, basti pensare alla BMW M3 E30. La versione stradale, per ora, è proposta in un classico rosso. Si tratta secondo il produttore di una quinta serie. Lasciamo il giudizio sulla corrispondenza di questo modello alle caratteristiche di questa serie ai veri esperti e limitiamoci ad apprezzare l'ottima verniciatura, le finiture tutto sommato più che buone e la qualità degli interni, tenendo sempre conto del prezzo competitivo (meno di quaranta euro). Per gli amanti del genere, gli sportelli si aprono. 


L'uscita dell'A112 nella gamma Solido è stata per molti una sorpresa. In un recente passato Laudoracing aveva riprodotto la terza serie Abarth del 1975, aggiungendo anche sei versioni del monomarca. Mi sono sempre chiesto, non essendo minimamente ferrato nell'1:18, chi siano i potenziali acquirenti di questi modelli e quali siano le logiche e gli equilibri di questo settore di mercato. 

Chissà che presto o tardi non riesca a fare una bella intervista a qualcuno che ne capisce davvero, di queste dinamiche. Intanto, se posso dare un consiglio, questi due modelli di Solido non mi paiono affatto male, se non altro come testimonianza di una scelta coraggiosa. Credo comunque che i collezionisti abbiano risposto in modo soddisfacente all'appello. 





01 dicembre 2020

Rassegna stampa: AutoModélisme n.272 (novembre-dicembre 2020)

Ultimo numero di AutoModélisme. No, non nel senso di ultimo numero dell'anno (anche), né del numero più recente (anche), ma proprio nel senso di ultimo di una serie. Col gruppo Hommell in liquidazione giudiziaria, AM cessa le sue pubblicazioni. Le speranze sono quelle di trovare un editore che possa continuare la serie, ma ho l'impressione che non sarà domani. Di sicuro, alla direzione della rivista non ci sarà più Alan Geslin, arrivato undici anni fa a sostituire Jean-Marc Teissedre che si era giustamente anche un po' rotto le scatole. E' una rivista con la quale ho collaborato anch'io, per diversi anni, ed è stata un'esperienza indubbiamente piacevole. Jean-Marc Teissedre, di passaggio a Firenze con la moglie, era andato a trovare Umberto Codolo, che con la BAM collaborava da lungo tempo. Fu nel laboratorio di San Mauro a Signa che mettemmo giù la prima lista di possibili argomenti da trattare. E di soggetti ce n'erano: a parte le visite ad artigiani e modellisti italiani (qualche esempio? Fabrizio Pitondo, Ugo Fadini, Roberto Quaranta, BRM) che i redattori francesi ben difficilmente avrebbero potuto raggiungere, mi occupavo di storia, con gli articoli di documentazione e con le schede fotografiche. Sono felice di aver dato anch'io, nel mio piccolo, un contributo a questa rivista che pur con tutte le sue pecche mancherà ai nostalgici della carta. Posso dire peraltro che l'aria di crisi si respirava già dal 2009. Ricordo una conversazione con Jean-Marc nella sala stampa del circuito di Barcellona, in cui lui simulava con le mani la chiusura dei "rubinetti" da parte della proprietà. C'è voluto un altro decennio e un'epidemia ad ammazzare AutoModélisme e con AutoModélisme anche molte delle riviste di Michel Hommell (AutoHebdo è già stato ceduto svariati mesi fa a Calmels). E così si chiude. L'ultimo numero propone argomenti simpatici ma sarebbe quasi pleonastico farne la disamina. Speriamo di potervi presto dare notizie migliori. Quella scritta "Spécial fetes", tradizionale titolo del numero di fine anno, a questo giro mette una discreta malinconia.