06 giugno 2020

Ora disponibile l'Alfa Romeo 8C 2900B tipo Le Mans di Brooklin Models

Lo storico marchio britannico Brooklin Models ha realizzato, nel suo consueto stile, il modello 1:43 dell’Alfa Romeo 8C 2900 B tipo Le Mans. Si tratta del primo modello di una serie consacrata al marchio italiano, realizzata con la collaborazione diretta di FCA Heritage. I prossimi tre modelli, previsti entro la fine del 2020, saranno la Giulietta Spider, la Giulia TZ2 e la Giulia Sprint GTA.

05 giugno 2020

Sensazionale: Ikea produce i primi modelli low cost


...ci siete cascati eh? Ormai però dovreste saperlo che il blog non fa mai titoli a sensazione. E stavolta l'occasione era troppo ghiotta per non scherzarci sopra. Stamani, curiosando all'Ikea, mi sono imbattuto in questo curioso modello in ceramica, riproducente un'auto americana (c'è sull'anteriore un simbolo che ricorda quello della Chevrolet). 
La scala potrebbe essere l'1:24. In vendita a € 6,99 il modello è disponibile solo nel colore arancione. Il bello è che l'Ikea gli ha anche abbinato un cuscino, che raffigura la stessa vettura in un ambiente tropicale. Un richiamo a Cuba e alle sue auto americane degli anni cinquanta e sessanta che ancora circolano da quelle parti? Chissà. 

04 giugno 2020

Sport Auto Hors-Série l'annuel 2020: les meilleures sportives

Sport Auto fa parte oggi del gruppo Reworld Media, che da sette anni occupa una posizione preminente nel panorama della stampa francese specializzata. Immancabile, esce anche nel 2020 l'hors-série consacrato alle vetture stradali sportive. Nonostante le apparenze, non siamo nello stesso genere di una pubblicazione l'annuario della Revue Automobile svizzera, che aspira alla completezza nella produzione stradale. L'hors-série di Sport Auto (rivista, lo ricordiamo, fondata nel lontano 1962) si limita alle vetture sportive e ha un approccio molto più personale e meno paludato. 

Vi si trovano brevi ma ficcanti commenti su quanto offre il mercato, non solo nei listini dei grandi costruttori ma anche nella produzione di marchi più di nicchia come Ginetta, Gumpert, PGO, Morgan, Noble e così via. Totale: 72 marche, 237 vetture recensite con una buona documentazione fotografica, 260 divertentissime pagine. Un buon prodotto, a buon mercato (€ 8,90 in Francia) e utilissimo anche per orientarsi nel complesso mondo delle sportive contemporanee. 

03 giugno 2020

La Porsche 956 e gli spilli: compleanno in salsa Le Mans (storie di modelli, episodio 9)

Prima di passare effettivamente tanti compleanni della mia vita - non meno di quindici - a Le Mans è esistito un periodo in cui i compleanni potevano avere lo stesso gusto, con la sola differenza dell'immaginazione e del sogno. Gli anni del liceo, abbastanza tetri, erano illuminati dall'arrivo della bella stagione e dall'uscita del leggendario TSSK, sul quale almeno due generazioni di modellisti e collezionisti hanno studiato con diuturna dedizione.
La Porsche 956 Gruppo C su base Vitesse
fu il primo modello di MM43. Seguirono
altri soggetti, fra cui Jaguar e Sauber. 

Il fascicolo della primavera 1986 fu particolarmente ricco e presentava, fra tanti modelli di marche di cui molti di noi avevano a malapena sentito parlare, una serie di Porsche 956 di un artigiano nostrano, MM43. Se non sbaglio il creatore di questi modelli si chiamava Matteo Martino, ed elaborava per lo più basi diecast Vitesse tagliando le carrozzerie in vari tronconi e ottenendo versioni apribili con riproduzione del motore, dell'abitacolo e dell'avantreno. Non erano economici, gli MM43: il prezzo proposto da Paolo Tron era di 150.000 lire, una bella cifra all'epoca, ma presto le tariffe sarebbero salite di parecchio. In prossimità del mio compleanno fui abbastanza fortunato da telefonare in tempo per accaparrarmi l'esemplare fotografato nel TSSK, la versione New Man vittoriosa a Le Mans nel 1984. La ordinai insieme a una Ferrari Daytona della Verem, la NART rosso scuro di Le Mans '72. I modelli sono una macchina del tempo e spessissimo ricordi esattamente - a distanza di decenni - cosa stavi facendo al momento dell'ordine o dell'arrivo del pacco postale. A Firenze la metà di giugno del 1986 fu piovosa e temporalesca. La città era calda, lucida, ancora più splendente sotto nuvoloni neri fra i quali si faceva posto un cielo di un azzurro limpidissimo. Le Mans era lontana ma ognuno si creava la propria sognando con i modelli. Arrivò in tempo la scatolina marrone con la preziosa 956 e la meno nobile Daytona della Verem. Allora un modello come l'MM43 sembrava eccezionale. Oggi strapperebbe forse un sorriso, con il ben poco prestigioso abbinamento fra la plasticaccia del fondino e dettagli eterogenei, nel tentativo di stupire, forse di innovare. L'intento era onesto, la passione dell'artigiano si notava allora e si nota ancora oggi. Si parla di trentaquattro anni fa, non sono noccioline.
Nel 1986 un modello come questo era in grado
di suscitare entusiasmo e ammirazione. 

Abbondantissimo l'uso degli spilli - sì i comuni spilli da sartoria - per ottenere bracci, braccetti e altri organi della meccanica. La finitura era un po' aleatoria perché la carrozzeria del Vitesse era ovviamente troppo grossolana per dare un'impressione di assoluto realismo: spessori eccessivi, accoppiamenti aleatori fra le tre parti (e gli sportelli facevano pezzo unico con la parte centrale). Eppure, all'epoca lo strano duo di modelli arrivato da Milano portò a Firenze una ventata di 24 Ore, fresca e frizzante come l'aria che entrava dalle finestre quelle mattine di metà giugno. La 956 di MM43 non è più in collezione da molto tempo. Fu venduta infatti a un collezionista sudamericano nell'autunno 2002. Di lei restano alcune foto fatte in occasione della vendita su eBay.

02 giugno 2020

L'Alfasud de mon père: un libro di Jean-Luc Armagnacq

La collana "De mon père" dell'editore francese ETAI è, com'è noto, consacrata alle vetture "normali" più popolari degli ultimi decenni. Titoli sui modelli maggiormente diffusi e amati dal pubblico escono con regolarità. 

I volumi sono di piccolo formato e circa 120 pagine e ripercorrono la storia completa di una determinata serie, dai primi progetti fino alla fine della produzione, passando per la tecnica, gli accessori, le campagne pubblicitarie, gli eventuali impieghi sportivi. Concludono la pubblicazione appendici tecniche, schede dei colori, dei tessuti interni e così via. Insomma, una vera e propria guida, di cui l'editoria francese è ricca di esempi, anche di altre case editrici. 

Una delle uscite più recenti (fine 2019) prende in esame l'Alfasud, trattata da Jean-Luc Armagnacq. E visto che libri specifici sull'Alfasud ce ne sono pochissimi (per la verità in questo momento non me ne viene in mente neanche uno...) ben venga un'opera come questa, maneggevole, semplice da consultare ma anche informativa e piuttosto completa. Anzi, molto completa. Il materiale iconografico è tutto d'epoca, proveniente da vari archivi, fra cui quello dell'Alfa Romeo. 
Le sezioni dedicate alle versioni sportive sono esaurienti e dettagliate: dalla Ti alla Trofeo fino alle Gruppo 2 e Gruppo N per i rally, il libro offre una panoramica utilissima anche per i modellisti. Non mancano capitoli sulle versioni meno conosciute, come la Bimotore, o sulle serie speciali (Junior, Valentino...). Prezzo contenuto - meno in trenta euro in Francia, veste grafica semplice, copertina cartonata. Difficile trovare di meglio come rapporto qualità-prezzo. 

Jean-Luc Armagnacq, L'Alfasud de mon père, ETAI, 2019, pagg. 122, copertina cartonata, ISBN 979-10-283-0384-6, € 29,90. 

01 giugno 2020

Fiat 643 cisterna Del Bene prodotti petroliferi: un pezzo unico (in scala 1:43) di "nonomologati"



Il marchio "nonomologati" si dedica sempre più anche alla scala 1:43, senza comunque trascurare l'abituale H0. Presentiamo oggi una delle ultime realizzazioni, in pezzo unico (per ora), commissionata dal proprietario dell'originale che possedeva una buona documentazione sul mezzo. 

Il modello di partenza è stata una cisterna Fiat Agip di una serie da edicola, della quale è rimasto ben poco (vedere foto in alto per la comparazione col modello finito). 




Il risultato è un Fiat 643 nei colori Del Bene prodotti petroliferi di Marcianise, provincia di Caserta. Tutto è stato ricostruito, trasformato e migliorato. La verniciatura è particolarmente accurata ma tutti gli accessori, i dettagli, gli interni e gli equipaggiamenti hanno ricevuto un trattamento approfondito per rispettare al massimo l'aspetto dell'originale. Anche la decorazione è stata particolarmente curata: oltre alle scritte societarie, si notano tutti i vari pannelli di indicazione, targhe, stemmi e marchi, incluso quello dell'allestitore. 







BMW 3.0 CSL 1000km Spa 1973 Lauda/Stuck di Spark (SB227)


Uscita in questi giorni, la BMW 3.0 CSL
di Niki Lauda e Hans Stuck alla 1000km di Spa 1973
(modello Spark per la serie belga, SB227). 
La BMW 3.0 CSL è un tema che è stato già parecchio sviluppato da Spark, ma molto resta ancora da sfruttare. Tra le ultime uscite vi è la vettura Alpina iscritta alla 1000km di Spa 1973 per Niki Lauda e Hans Stuck. L'interesse storico di questa versione è dato dal fatto che si tratta non di una partecipazione all'Europeo Turismo ma al Mondiale Sport. In quegli anni le turismo gruppo 2 erano ammesse alle gare dell'endurance mondiale, e gareggiavano quindi fianco a fianco alle GT e alle sport-prototipo. 
La CSL è uno dei modelli migliori di Spark come
linee e proporzioni. 

Alla 1000km di Spa del 1973 Alpina iscrisse due 3.0 CSL, la numero 60 per Lauda/Stcuk (equipaggio da nulla...) e una per Brian Muir e lo stesso Lauda (numero 64). In quell'occasione la partecipazione delle turismo non fu particolarmente nutrita - c'è da dire comunque che le Gruppo 2 nel mondiale sport erano considerate una specie di riempitivo - composta, oltre che dalle due BMW Alpina, dalla Ford Capri RS2600 di Gerstmann (ricordate il kit Solido di quella macchina?) condotta da Hartmut Kautz, Werner Christmann e Albrecht Krebs. Fu la BMW numero 60 a conquistare la vittoria di categoria, con un eccellente settimo posto assoluto, davanti a vetture ben più accreditate. 
La bandiera nazionale contraddistingue da sempre
le serie realizzate per gli importatori locali. 

A ridosso concluse la seconda CSL, mentre la Capri non terminò la corsa a causa di un incidente. Ed è proprio la CSL vittoriosa ad essere stata riprodotta da Spark nella serie belga, a cura dell'importatore Homblé Diffusion. Numero di catalogo SB227, la CSL di Lauda e Stuck è stata prodotta in cinquecento esemplari numerati. 
Ottima la realizzazione dei contorni vetro e delle
guarnizioni della linea di cintura. Lo staccabatteria
è in fotoincisione. 
I fermacofani sono fotoincisi, mentre i gruppi
ottici sono in plastica colorata. 

Il modello, made in China (la produzione in Madagascar cui abbiamo accennato tempo fa si conferma quindi come un incidente di percorso dovuto probabilmente a esigenze logistiche) è un esempio di pulizia di montaggio. Sono questi gli Spark che avevamo temuto di perdere al momento della recensione dei disgraziati modelli assemblati nello stesso stabilimento dei MileziM. 
Il cerchio, all'anteriore, da un po' l'impressione
di "sguazzare" dentro il passaruota. Fotoincisione
centrale e cerchio in plastica dipinta in un
alluminio satinato più realistico di una cromatura,
almeno su certe vetture. 

Verniciatura perfetta, applicazione inappuntabile delle decals, incollaggio senza il minimo sbaffo di fotoincisioni e degli altri particolari riportati. La CSL di Spark è davvero quello che i collezionisti negli anni ottanta avrebbero pagato una fortuna (e che neanche si trovava in giro, salvo cercare mosche bianche in giro per l'Europa). I contorni vetro anteriori e posteriori sono in tampografia cromata (o è un film tipo bare metal?), con un effetto difficilmente migliorabile. Non c'è la minima traccia di colatura del colore e la linea è stata volutamente tenuta stretta per evitare un effetto finale troppo pesante. Lateralmente è stato riprodotto, con una fotoincisione nera, anche il listello che separa il finestrino anteriore da quello posteriore. 
Le cornici laterali dei vetri sono ottenute
in fotoincisioni e riportano i dettagli delle
doppie battute ove necessario. 
Impeccabile la verniciatura: uniforme, non
eccessivamente brillante, coprente, senza una
imperfezione. Segno che anche la preparazione
è accurata e le resine utilizzate sono di buona
qualità. 
 Ottimi gli interni (con la solita cintura in decals, ma in questo caso non si nota più di tanto visto che è nera) e la modanatura di cintura, realizzata con la stessa tecnica dei contorni vetro. Il tutto si integra perfettamente in un sapiente equilibrio di parti in fotoincisione, in resina e in plastica. Le ruote sono più che decorose, verniciate in un alluminio spento e con la parte centrale fotoincisa. 

Forse qualche piccola incoerenza storica c'è, ma in questo caso è roba da poco: sul frontale erano due le fessure ai lati delle grigliette sotto la calandra (una a destra, l'altra a sinistra), mentre Spark ha sistemato sulla parte destra un gancio traino fotoinciso. 
Molto realistici i fari anteriori con parabola
cromata e parte trasparente in plastica, ma ormai
è un classico di Spark. 
La barra posteriore trasversale del rollbar dovrebbe essere più obliqua e attraversare tutto l'abitacolo, mentre nel modello Spark essa scende quasi subito andando a terminare quasi al centro della distanza fra gli elementi verticali della gabbia. Questi particolari sarebbero stati facilmente replicabili ma abbiamo la sensazione che a causa della fretta, Spark incappi spesso in distrazioni e dimenticanze che nella maggior parte dei casi sono di lieve entità, mentre in altri diventano molto meno accettabili. 
Il fondino è fissato alla scocca mediante due viti.
Raro vedere uno Spark da questa prospettiva, vero?

Restando in tema CSL, mi viene in mente la vettura del Paul Ricard 1973 uscita insieme alla versione di questo articolo, sulla quale Spark ha omesso la riproduzione delle tipiche bandelline triangolari prima dei passaruota. Eppure, specie per quella versione, non sono certo le foto laterali che mancano.