17 agosto 2019

Come comunicavamo: segnalazioni dal passato


A Le Mans e in altri circuiti lunghi dove si svolgevano gare della durata di 12, 24 o addirittura 84 ore, comunicare efficacemente con i piloti impegnati alla guida prima del passaggio dai box era una necessità più che un lusso. Le squadre si organizzavano al meglio, secondo la tecnologia a disposizione e l'inventiva, anche nell'epoca in cui le comunicazioni radio nella vettura erano ancora di là da venire. Nei primissimi anni settanta, ad esempio, la Porsche aveva a Le Mans quattro addetti dislocati lungo il circuito, che nelle ore diurne e notturne erano in contatto con i box. Piazzati in zone chiave del tracciato come la staccata di Mulsanne, segnalavano con vari pannelli i tempi sul giro, la necessità di rientrare per rifornimenti o interventi vari, oppure la presenza di concorrenti in grado di minacciare la posizione. Di notte, i pannelli con le comunicazioni venivano illuminati da speciali scatolotti in alluminio, provvisti di luci. Alcuni di questi si sono conservati; in particolare la Porsche ne ha ritrovato uno che ha tre fari della... 917. Se funzionavano sull'auto, potevano indubbiamente essere considerati efficienti anche come fonte di illuminazione delle segnalazioni...
(foto David Tarallo)




16 agosto 2019

Da Porsche 917 alternativa a "progetto collettivo": storia di una maquette in scala 1:4


I magazzini delle case automobilistiche sono piene di modelli, bozzetti e studi che rappresentano una storia parallela, spesso mai sviluppatasi come si sarebbe voluto (o potuto) e a volte dimenticata per chissà quanto. Esiste un modello concepito dalla Porsche per sviluppare al massimo le doti aerodinamiche della 917, i cui studi erano iniziati nel periodo di massimo successo della vettura. Nel 1970, anno in cui la Porsche ottenne le prime vittorie assolute con la 917, si avviarono appunto ricerche per ottimizzare il rendimento dinamico della versione a coda corta, cercando di avvicinarne le risultanze aerodinamiche ai dati raccolti con la configurazione lunga, pensata sostanzialmente per Le Mans. E' noto che lo studio sviluppato dalla francese SERA portò alla definizione della 917/20, che fu iscritta alla 24 Ore del 1971, ma che poi non venne più utilizzata in gara. Parallelamente era stato portato avanti, all'interno dell'azienda, un secondo progetto, diretto dal designer Richard "Dick" Soederberg, probabilmente ancora più estremo e moderno di quello che sarebbe stato il bozzetto della 917/20.

Il progetto completato insieme alla SERA era stato appena approvato dalla Porsche, ma si decise di continuare in via sperimentale anche l'altra strada, anche se a livello teorico, senza applicazione su una vettura in scala 1:1. Il progetto del gruppo di Soederberg aveva portato ad una maquette in 1:4, che successivamente venne perfezionata e completata anche grazie all'intervento di Anatole Lapine, il designer capo di Porsche, che la rese più "fattibile" e teoricamente applicabile ad un progetto reale che però non si concretizzò mai. Il modello originale era talmente elaborato da interventi successivi e accumuli di plastilina che se ne era quasi perso il senso generale delle forme. Fu proprio Lapine a dargli una sistemazione definitiva, anche estetica, con una mano di elegante color alluminio, combinato ad elementi neri.

Dal punto di vista delle forme, si sfruttarono le esperienze accumulate sulla 908/3 del 1970-71, in particolare per modellare la coda tronca e quadrata, e ne venne fuori un concept dalle suggestioni futuristiche, che per tutti gli anni settanta continuò ad essere un po' arricchito e adattato come un giocattolone sul quale si erano immaginati sviluppi allora del tutto esotici come la presenza di un computer sistemato nel vano del cruscotto, con tanto di terminale video per il pilota. Qualcuno addirittura aggiunse l'illuminazione per l'abitacolo azionabile da un interruttore piazzato su una parete e una ventola interna, forse per raffreddare le lampadine! Il modello 1:4 fu conservato a lungo appeso alle pareti dello studio di progettazione, finché non sparì per essere poi ritrovato in un garage circa quattro anni fa.

Nel 1978, questa maquette era apparsa sulla copertina di Auto Motor und Sport come esempio di auto del futuro, che doveva incarnare i canoni di sicurezza e di efficienza dell'epoca (e probabilmente essi erano anche più razionali di quelli odierni). L'originario progetto per una 917 definitiva era quindi diventato una sorta di opera collettiva dove si erano inserite soluzioni applicabili anche ad una vettura di serie. Parte della consolle della strumentazione fu ad un certo punto mutuata dalla 928 stradale e si applicarono alcuni stilemi esterni destinati ad essere ripresi sulla produzione Porsche di fine anni settanta-inizio anni ottanta. Questa 917 "alternativa" resta un elemento interessante, anche se poco conosciuto, nella storia dello sviluppo aerodinamico ed ergonomico delle Porsche moderne.
(foto David Tarallo)

15 agosto 2019

Se il 2019 vi annoia: il 1979 secondo Autosprint


Numero ferragostano di Autosprint: stiamo parlando del n.33 del 13-18 agosto 2019, che inaspettatamente (forse?) presenta una retrospettiva sul panorama automobilistico sportivo di quarant'anni fa. Il 1979, anno chiave per i ferraristi, con un titolo piloti conquistato da Jody Scheckter, l'ultimo prima di un digiuno durato una vita (ci sarebbe voluto Schumacher nel 2000 per interromperlo). Un numero simpatico, questo di AS, con una serie di capitoletti dedicati alle varie specialità e accompagnati da foto credo inedite. Non solo Formula 1, quindi, ma anche Formula 2 (che a quei tempi era un signor campionato), Formula 3, prototipi, turismo, Giro d'Italia, naturalmente rally e altro ancora. Una bella, seppur rapida, retrospettiva di com'era lo sport dell'auto quarant'anni fa. Un periodo particolare, a cavallo fra tradizione e modernità.

Su quegli anni ci sarebbe molto da dire, ma stavolta mi fermo qui. Segnalo anche l'uscita in edicola di un altro interessante prodotto editoriale di Autosprint, la raccolta dei "tunnel", ovverosia gli articoli scritti da Franco Gozzi che sul settimanale scrisse una serie di pezzi sui segreti di Maranello. Se lo trovate prendetelo perché sono letture sempre appassionanti. Del resto anche l'Autosprint n.33, a tre euro e mezzo, vale sicuramente la spesa anche per lo spilorcio pubblico dei lettori italiani, non foss'altro che per delle foto che fanno davvero rimpiangere quei tempi.

14 agosto 2019

Il tavolino di vetro, il Lack dell'Ikea e un'Opel Manta di Tin Wizard

I lettori più affezionati del blog si ricorderanno delle "considerazioni del tavolino di vetro". Sono passati ormai sette anni e quel bel tavolinetto di vetro trasparente decorato a mano e montato su un telaio di ferro battuto è rimasto in un altro appartamento. Di mezzo ci sono stati altri due traslochi, ma resta un po' di nostalgia per quei momenti passati in compagnia di quel tavolino, magari di fronte a due modelli dai quali scaturivano spesso osservazioni controcorrente o un po' paradossali. "Che le fai a fare?", mi diceva già qualcuno, magari in buona fede. "Perdi tempo, perché o non ti leggono o non ti capiscono". Poco importava (e poco importa tutt'oggi). Le scrivevo perché mi divertivo a scriverle. Oggi tutto ciò che passa il convento è un banale tavolino Lack dell'Ikea, e devo dire che anche per i miei standard odierni è piuttosto tristanzuolo. Vedrò come sostituirlo, intanto, in un momento di entusiasmo (per citare Jerome Klapka Jerome) lo chiamerò tavolino.

E chissà che la sua forma quadra al posto della rotondità del precedente non suggerisca qualche pensiero più razionale, che possa accontentare gli amanti della coerenza apparente e un po' bigotta. Inizierò utilizzando lo scalcinato Lack parlandovi della Opel Manta di Tin Wizard. Cominciamo bene, lo so che state pensando questo. Bene o male cominciamo. Tin Wizard è stata fondata nel 1979 ed è allegramente arrivata ai giorni nostri. Come, è una storia lunga. Basti pensare che come molte imprese tedesche, anche piccole, ha fatto della sostanza e della solidità le sue doti migliori. Nel tempo ha elaborato progetti, ha assorbito la produzione di Interdecal e ha distribuito marchi, spesso oscuri dalle nostre parti ma apprezzati in paesi del Nord Europa. Contemporaneamente, come si diceva, hanno portato avanti la loro gamma fatta di modelli intramontabili che esistono dai primissimi anni di attività, come la Scirocco Gruppo 2, la Porsche 924 Carrera GTR, la Volkswagen Golf Cabrio e varie Mercedes, alcune aggiornate con vari pezzi fotoincisi, altri identiche a com'erano un quarantennio fa. Ebbene, io questi modelli li adoro. Mi ricordano sicuramente tempi lontani ed è per questo che la nostalgia-canaglia a volte può giocare brutti scherzi, ma c'è dell'altro. Essi testimoniano una passione e un lavoro che ha saputo sfidare il tempo, esattamente come il loro metallo bianco che nei decenni non ha fatto una piega. La Opel Manta, in un cafonissimo colore giallo che mi sembra molto più adatto del rosso e del nero, è uno dei pezzi intramontabili di questa gamma: certo tradisce subito la sua derivazione da un diecast (Pilen), ma le sue basi "meccaniche" fanno innamorare. E' tenuto insieme da due belle viti, ha i suoi paraurti nichelati, gli interni tutti neri (così non si sbaglia) e giusto due fotoincisioni a riprodurre i tergicristalli. Ma è molto Manta. Sistemata su una base che simula il pavé (prodotta dalla Hadi, se volete saperlo) sembra orgogliosa dei suoi difetti e pronta a sfidare i moderni resincast. Che poi non è neanche una sfida. Sarebbe come paragonare un vinile a un file MP3. 

Gallery: WEC 6 Ore di Silverstone 2013, griglia di partenza

Proseguiamo con alcuni piccoli assaggi del passato recente, con la griglia di partenza della 6 Ore di Silverstone 2013, valida per il WEC. Disputata in aprile, vide tra i suoi maggiori motivi di interesse la partecipazione ufficiale delle Porsche 911 RSR in classe LMGTEPro (seppur sotto il nome di Porsche AG Team Manthey), delle Audi R18 E-tron Quattro con nuove specifiche e della versione evoluzione delle Toyota. Il WEC era in attesa della Porsche 919 Hybrid, che sarebbe stata presentata l'anno successivo al Salone di Ginevra.
Eccovi alcune immagini (foto David Tarallo) della griglia di partenza.