Notizie, commenti, considerazioni e opinioni sul mondo del modellismo e dell'automobilismo, a cura di David Tarallo. ATTENZIONE, NUOVO SITO DAL 28 LUGLIO 2021: www.pitlaneitalia.com
29 gennaio 2017
Rassegna stampa: DTCA, The Journal, n.64 (gennaio 2017)
Pochissimo o per niente conosciuto in Italia, il DTCA (Dinky Toys Collectors' Association) pubblica trimestralmente una rivista di 24 pagine ricca di articoli storici, di analisi sulla produzione Dinky, oltre alle normali notizie sulla vita sociale del club. In questo primo numero del 2017 vale la pena segnalare un'analisi completa su un famoso modello della Dinky France, la LMV Arroseuse Balayeuse (art. 596), una bella retrospettiva su tutte le riproduzioni di pompe di benzina catalogo 49, e la prosecuzione di una specie di inventario dei negozi che nel passato trattavano i Dinky, assegnato ai ricordi di ciascun iscritto. Pare difficile che pubblicazioni di questo tipo riscuotano il minimo interesse nel nostro paese, nondimeno continuo a recensire i quaderni del DTCA per i pochi veri competenti presenti in Italia.
28 gennaio 2017
Rover P6 3500 V8 di Modelcargroup: un certo modo di fare 1:18
Di Modelcargroup, marchio che fa capo al negozio tedesco Modelcarworld, ho già avuto modo di occuparmi, anche in questo blog. La linea produttiva comprende modelli in scala 1:18 diecast senza parti apribili, un po' sullo stesso stile di alcuni recenti Norev o di una KK. L'idea a mio parere è buona, perché si riesce a ottenere un prodotto dal costo limitato (sui 60 euro), dotato di un certo "peso", elemento molto gradito a una folta schiera di collezionisti, che mal digeriscono alcune novità come l'avvento dei materiali compositi in gamme molto più costose, come AutoArt. Ma tant'è, c'è sempre qualche scontento, e la zamac ha dato di recente tanti di quei problemi che continuare ad acquistare prodotti di questo genere made in China è quantomeno un atto di fiducia. Vedremo presto se gli standard qualitativi hanno subito qualche miglioramento rispetto ad alcuni inaccettabili fenomeni visti negli ultimi anni anche su modelli di gran pregio.
Uno dei modelli più recenti di MCG è una Rover 3500 V8, l'estremo sviluppo della serie P6 insieme all'ancora più potente 3500S V8; la 3500 V8 restò in produzione dal 1968 al 1976. MCG si è distinta per scelte molto varie e sempre originali, come la Wartburg 353 in due versioni (inizio e fine serie) o la BMW 2000 berlina.
Come sono fatti questi modelli? Indubbiamente bene, per il loro prezzo. Per questo MCG valgono gli stessi apprezzamenti che ho scritto nelle settimane scorse nei confronti delle Ferrari 365 California e 400 Superamerica di KK-Scale: ottima verniciatura (speriamo duri nel tempo...), rifiniture di livello più che decoroso, cerchi e gomme realistici, interni soddisfacenti.
Con un investimento limitato si riesce a mettere in collezione un automodello di tutto rispetto, per di più inedito. In queste foto potrete appunto ammirare la Rover P6, di cui è disponibile anche una versione della Polizia inglese.
Uno dei modelli più recenti di MCG è una Rover 3500 V8, l'estremo sviluppo della serie P6 insieme all'ancora più potente 3500S V8; la 3500 V8 restò in produzione dal 1968 al 1976. MCG si è distinta per scelte molto varie e sempre originali, come la Wartburg 353 in due versioni (inizio e fine serie) o la BMW 2000 berlina.
Come sono fatti questi modelli? Indubbiamente bene, per il loro prezzo. Per questo MCG valgono gli stessi apprezzamenti che ho scritto nelle settimane scorse nei confronti delle Ferrari 365 California e 400 Superamerica di KK-Scale: ottima verniciatura (speriamo duri nel tempo...), rifiniture di livello più che decoroso, cerchi e gomme realistici, interni soddisfacenti.
Con un investimento limitato si riesce a mettere in collezione un automodello di tutto rispetto, per di più inedito. In queste foto potrete appunto ammirare la Rover P6, di cui è disponibile anche una versione della Polizia inglese.
23 gennaio 2017
Rassegna stampa: Passion43ème n.57 (gennaio-febbraio 2017)
22 gennaio 2017
Ferrari 400 Superamerica di KK-Scale in 1:18
Quasi a ruota rispetto alla Ferrari 365 California Cabriolet, il marchio tedesco KK-Scale ha presentato la 400 Superamerica in blu o in rosso, un modello con le stesse caratteristiche della 365: si tratta di un diecast senza aperture, secondo una tendenza che sta prendendo piede anche in marchi come Modelcar Group o Norev. Come detto, gli standard sono gli stessi della California Spyder, di cui ci siamo già occupati nel blog. Medesimi pregi (ottima verniciatura, rapporto qualità-prezzo), interni curati, cromature, ma anche medesimi difetti, come le ruote a raggi sulle quali si sarebbe forse potuto fare di più senza sacrificare il costo finale, chissà. Se non volete spendere 430-450 euro per la Superamerica di BBR, peraltro bellissima, questo KK-Scale a circa 65-70 euro può essere un'alternativa da prendere in considerazione. Se ci si accontenta, magari trovando in giro delle ruote più adeguate...
| Azzeccate forme e proporzioni. Quello che deve esserci, c'è: contorni cromati, elementi riportati, ottima la verniciatura. |
| Elegante la versione blu scuro con interni beige. I vetri sono in plastica, perfettamente trasparenti. I listelli laterali sono tampografati. |
| Buoni gli interni, con la riproduzione del caratteristico volante Nardi. |
| La scritta Ferrari è tampografata, mentre le bandiere incrociate della Pininfarina sono realizzate in decal cromata. |
| Molto semplice il fondino, su cui è stampata soltanto la dicitura KK-Scale Made in China. Nessun riferimento alla Ferrari. |
| Corretti gli pneumatici, ma i cerchi piuttosto grossolanali sono il punto debole di questo modello e anche della precedente 365 California Spyder. |
| Ottimo l'effetto reso dall'accoppiata dei vetri in plastica e i relativi contorni cromati. Tutto sommato, in questo caso, l'effetto di realismo rispetto ad alcuni resincast è superiore, |
Handbuilt: una cosa d'altri tempi?
Chissà perché - forse per una ragione di pura nostalgia - mi vengono in mente le estati passate in campagna a leggere Four Small Wheels, pieno di modelli speciali montati, costosissimi sì, ma unici nel loro genere. Handbuilt è una parola dolce: gli inglesi hanno trovato una definizione che anche fonicamente rende l'idea di un prodotto esclusivo, delicato, non per tutti. Quando Brian Harvey era ancora a capo di GPM, amava dire che i montati stavano ai diecast come i gioielli stanno alla bigiotteria. Non esistevano ancora le categorie trasversali come i resincast, e la definizione, almeno per l'epoca, era calzante.
Grand Prix Models sfornava in modo piuttosto costante i suoi GPM-Studio, kit speciali montati dal loro laboratorio con quella piccola etichetta bianca e il numerino progressivo che ne faceva tutto il fascino. La sterlina fortissima rispetto alla lira non facilitava certo le cose! Oggi qualcosa è rimasto; siamo in pochi a godere di questi piccoli particolari. Certo, esistono ancora BBR o Looksmart che producono modelli che sarebbe impossibile non definire "speciali", ma si tratta di produzioni con una mentalità industriale, anche se nel miglior senso della parola. Esistono ancora la tradizione italiana (Tron, Carrara, ecc), quella francese, quella inglese, certo. Sarebbe interessante sapere che tipo di collezionista acquista questo tipo di automodello. I giovani probabilmente no. Molte collezioni sono state smembrate e nella maggior parte dei casi, a differenza degli obsoleti che hanno delle quotazioni molto più chiare, esse finiscono per due lire nelle mani di squali che le rivendono ai mercatini e su ebay.
Alcuni collezionisti si sono riciclati sbarazzandosi dei loro delicati 1:43 per orientarsi sugli Autoart o sui Tecnomodel in scala 1:18, alla ricerca di una maggiore stabilità. Un noto collezionista austriaco mi spiegava qualche giorno fa che lo sforzo per ricondizionare la sua grossa raccolta in scala 1:43 malamente invecchiata dopo decenni di vetrina non sarebbe valso il costo del restauro; di qui la decisione di vendere tutto o quasi e concentrarsi sui nuovi made in China in 1:18. Una scelta per certi versi sorprendente, perché venuta da una persona che ha seguito tutta la parabola dello speciale montato in 1:43. Eppure ho la sensazione che non tutto sia finito. Ne riparleremo.
Rassegna stampa: Modelli Auto n.126 (quarto trimestre 2016)
L'ultimo numero del 2016 della rivista della Duegi presenta argomenti molto differenziati, dalla recensione del camion Mercedes Benz in scala 1:18 della CMC, uno degli avvenimenti modellistici dell'anno, ad una visita alla Brumm fino ad un bell'articolo sul montaggio delle Alfa Romeo 155 del DTM 1993 su base Tamiya in 1.24.
La cura posta nella redazione della pubblicazione è sempre alta: ci si sforza di fare un prodotto che possa accontentare i collezionisti inserendo dati, foto e testi che su Internet non è possibile trovare. E' sempre difficile commentare per me la rassegna stampa di Modelli Auto, essendo coinvolto in prima persona nella redazione della rivista, ma credo che il prodotto sia valido e che si noti bene la volontà di migliorare e di offrire argomenti sempre freschi.
15 gennaio 2017
Quasi un AMR: Ferrari 250 GTE 2+2 1963 di ESDO
| La GTE di ESDO si presentava fissata con due viti a una semplice ma elegante base in plexiglass con una scritta rossa ottenuta in decal. |
Il modello ESDO costava sulle 160.000 lire, una bella cifra, non lontana da quella richiesta per la Ferrari 250 GT California 1959 di AMR, uscita nel settembre del 1984, dopo un ritardo dovuto ad alcuni problemi tecnici. L'ESDO si presentava come un modello particolarmente raffinato per gli standard dell'epoca: carrozzeria in resina che tradiva una certa parentela col vecchio Dinky France 515, cornici laterali fotoincise, particolari nichelati, tergi di produzione AMR, così come i cerchi, inonfondibili nelle loro caratteristiche, che sono gli stessi che si trovavano all'epoca nei kit di André-Marie Ruf.
Quattro le colorazioni disponibili: rosso, nero, grigio metallizzato e bianco. Sul fondino era dipinto il numero progressivo di fabbricazione. Un paio di anni dopo, Esparcieux tornò su questo modello con una versione con cofano apribile e dettagli del motore; iniziava la moda delle Ferrari col cofano apribile che avrebbe poi dato origine alle serie Milano 43, Remember e ai montaggi speciali di ACB (Auto Concept Bigaudet) dell'era pre-Le Phoenix.
| La scatola era la stessa usata per tutta la gamma ESDO, kit compresi. |
Quest'ultima versione della GTE di ESDO era disponibile solo in blu. Nel 1988 i collezionisti poterono affiancarle il modello AMR, che riproduceva la prima serie, ben conosciuto nelle sue varianti di colore e nelle versioni speciali non destinate al commercio ufficiale.
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| Un esemplare in rosso accanto ad una celebre GTE diecast, quella della Solido, restaurata e migliorata da Umberto Cattani. |
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